Ottant’anni fa riapriva il glorioso teatro d’opera bombardato nel 1943 e ricostruito in soli tre anni. Perché, finita la guerra, dare la precedenza alla musica rispetto ad altri servizi più urgenti? «La città ritenne che ne valesse la pena», spiega il sovrintendente Fortunato Ortombina. «Io mi sento commosso all’idea di quella decisione: ti devi chiedere ogni giorno se questo sacrificio l’hai saputo meritare o no»