La testimonianza di Giuseppina Branca, attivista della spedizione fermata nei pressi di Sirte: «Manca spesso l’acqua ma stiamo bene, il nostro obiettivo è che lascino passare il convoglio umanitario»
Per venti minuti la Guardia costiera libica ha sparato contro la nave umanitaria con 87 superstiti a bordo. Nessun ferito, ma danni gravi. L’attacco, reso possibile dal sostegno europeo, rivela le contraddizioni delle politiche migratorie.
I gommoni dell’ong italiana stavano soccorrendo decine di migranti quando raffiche di colpi sono partite sia in aria che in direzioni di migranti e operatori umanitari, spiega Denny Castiglione, capomissione di Mediterranea
L'organizzazione bergamasca si è subito attivata per portare soccorso e assistenza alla popolazione di entrambi i Paesi, con la distribuzione di beni di prima necessità, kit igienico-sanitari, vestiti, coperte, materiale scolastico per i bambini e con il supporto psicologico, grazie all'impegno sul campo di team di emergenza
L’attivista per i diritti umani Nawal Soufi e Alarm Phone (l'organizzazione non governativa che gestisce gli Sos delle imbarcazioni in difficoltà) avevano lanciato l'allarme già ieri. Il naufragio avvenuto al largo delle coste greche. Nel Mediterraneo centrale non c’erano così tanti morti dal 2017
La riflessione di monsignor Antonio Staglianò, pastore di Noto e delegato per i migranti della Conferenza episcopale siciliana: «Gesù continua a mettere al centro i piccoli per risvegliare quelle viscere di compassione che salvano l'infanzia e tutti noi»
La riflessione di don Maurizio Patriciello: «Non abbiate paura di mostrarci le foto dei fratelli e delle sorelle morti a pochi chilometri da casa nostra. Impariamo a inorridire al pensiero che mentre ci abbronziamo sulle spiagge delle nostre belle isole del Sud, sull’altra sponda tantissime “Rachele” piangono i loro figli, annegati e violentati».
L'intervento dell'organismo ecclesiale dopo quanto accaduto a tre imbarcazioni, che ha provocato oltre 100 morti. "Vanno garantiti i soccorsi in mare", puntualizza la Comunità di Sant'Egidio. "Navigavamo in un mare di cadaveri, letteralmente": lo scioccante racconto di Alessandro Porro, presidente di Sos Mediterranee Italia, a bordo della Ocean Viking
Dopo 108 giorni i 18 pescatori di Mazara del Vallo sono finalmente liberi. Dal 1 settembre erano detenuti in Libia con l’accusa di aver pescato in acque territoriali. Rientrano in Sicilia con i due pescherecci Antartide e Medinea. La gioia di chi, impaziente, vuole riabbracciare i propri cari
La commozione dei familiari dei 18 pescatori siciliani arrestati in acque internazionali da milizie armate il primo settembre scorso e ricordati da Jorge Mario Bergoglio all'Angelus di domenica 18 ottobre. I tanti risvolti di una dolorosa vicenda.
Da due settimane il cadavere di un migrante intrappolato su un gommone semiaffondato vaga al largo delle coste libiche. Segnalato e fotografato più volte dalla ong Sea Watch, nessuno è ancora andato a recuperarlo. Come con il piccolo Alan Kurdi, la sensazione provocata dalle immagini "indecenti" non provocherà cambi di direzione alle politiche europee d'accoglienza dei migranti. E l'Italia rifinanzia la Libia.
Le riflessioni del Pontefice all'Angelus di oggi che ha al centro la testimonianza di Giovanni il Battista su Gesù dopo il battesimo nel fiume Giordano. Un pensiero anche alla Conferenza di Berlino sulla Libia in corso, con l'auspicio che sia «l'avvio verso la pace»
Francesco concluderà l’Incontro di riflessione e preghiera promosso dalla Cei che il presidente, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha presentato così su Famiglia Cristiana: «Un tempo il Mare Nostrum agevolava l’incontro tra civiltà. A Bari, noi vescovi e patriarchi d'Europa, Medio Oriente e Nordafrica chiederemo che riacquisti la sua originale missione»
E' la richiesta fatta a un giovane togolese, approdato anni fa nel nostro Paese su un barcone partito da Tripoli. Ha tutte le carte in regola, peccato che per completare la pratica la Prefettura di Firenze esiga anche un attestato giudiziario rilasciato dal Tribunale nordafricano ...
Si parla di almeno 60 vittime tra i migranti ospitati in un centro adiacente alla base militare di Dhaman, alla periferia di Tripoli, vittima di un borbardamento aereo dell'aviazione del generale Khalifa Haftar. La base di Dhaman è uno dei depositi in cui le milizie di Misurata e quelle fedeli al governo del presidente Fayez al-Serraj hanno concentrato le loro riserve di munizioni e di veicoli utilizzati per la difesa di Tripoli, sotto attacco dal 4 aprile dalle milizie del generale della Cirenaica. Il commento di Medici senza frontiere, che operava nel centro
Migliaia di famiglia hanno abbandonato le loro case, oltre tremila rifugiati e migranti sono intrappolati nei centri di detenzione e 1.800 bambini hanno bisogno di essere evacuati dalle aree della prima linea di combattimento. Gli appelli lanciati da Caritas, Unicef e Medici senza frontiere.
Infuriano i combattimenti fra le forze fedeli al premier al-Sarraj e i militari del generale Haftar, lanciato all'assalto di Tripoli. La diplomazia al lavoro, ma la comunità internazionale resta divisa.
È l'opinione di Alessandro Orsini, docente alla LUISS, esperto di terrorismo e politica internazionale. In Libia 47 morti e 129 feriti in otto giorni, mentre infuriano i combattimenti e si indebolisce il ruolo del primo ministro di Tripoli Sarraj.
Vilipesi, incaprettati, frustati, percossi a bastonate. Il calvario di uomini, donne e bambini. I video delle torture ai danni dei migranti filmati dagli stessi carcerieri per ottenere un riscatto dalle famiglie. La nostra scelta sofferta di diffonderle per testimoniare una tragedia che si sta consumando a pochi chilometri dalle nostre coste
Le drammatiche testimonianze delle richiedenti asilo costrette a subire abusi nei campi di detenzione libici. Come molte delle rifugiate a bordo della "Diciotti".
Sono gli ultimi dati diffusi dal Ministero degli interni alla vigilia del passaggio di consegne con il nuovo Governo. Mattarella: «Occorrono lungimiranza e spirito di responsabilità»
L’organizzazione umanitaria denuncia le gravissime violazioni dei diritti umani nel campo di detenzione. E lancia un nuovo appello perché finisca «la detenzione arbitraria di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia»
Il Gip di Ragusa scrive il soccorso non si esaurisce con il recupero dei migranti, ma deve completarsi con lo sbarco in un luogo sicuro. E oggi la Libia non è sicura.