«Città devastate, interi villaggi completamente distrutti e non raggiungibili dai soccorsi. Decine di migliaia di vittime e sfollati non sanno dove dormire e cosa mangiare. Situazione igienico-sanitaria al limite». È il drammatico quadro che emerge dalla testimonianza dell’organizzazione internazionale CESVI in Marocco e Libia all’indomani del terribile terremoto e della tempesta Daniel, con il crollo di due dighe, che hanno colpito rispettivamente i due Paesi. In soli tre giorni due catastrofi naturali di proporzioni immani hanno flagellato il Nord Africa.  Fondazione CESVI si è subito attivata per portare soccorso e assistenza alla popolazione di entrambi i Paesi, con distribuzione di beni di prima necessità e supporto psicologico.

«In Marocco sono più di 82.000 le persone che hanno perso la propria casa e migliaia di famiglie sono costrette a dormire all’aperto o in accampamenti improvvisati», dichiara Fondazione CESVI. «In questo momento la popolazione ha bisogno di acqua, prodotti igienici e sanitari e tende. Servono anche coperte calde, per via della forte escursione termica. Il nostro team emergenza è sul campo nelle province di Marrakech e Agadir per analizzare le necessità della popolazione, ponendo un’attenzione particolare al forte bisogno di servizi di protezione e di supporto emotivo e piscologico. Prevediamo di avviare un programma di supporto psicosociale che possa aiutare le migliaia di persone in stato di shock post traumatico, quelle che hanno perso i loro cari e quelle che sono state salvate dalle macerie ad elaborare il trauma di quanto accaduto. Particolare attenzione verrà data ai bambini, per cui intendiamo creare dei luoghi di ritrovo inclusivi».

In Libia la tempesta ha colpito oltre 880mila persone, di cui 300mila bambini.  Secondo le ultime stime dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sono circa 36mila le persone rimaste senza casa nelle aree colpite. «Mentre il numero delle vittime continua a salire, la situazione è drammatica anche per gli sfollati a causa delle condizioni igienico-sanitarie», sottolinea Roberto Vignola, vice-direttore generale di Fondazione CESVI. «Preoccupa il rischio di colera e setticemia, perché l’acqua potrebbe essere contaminata e non è utilizzabile. Il nostro team è già sul campo e nei prossimi giorni abbiamo previsto la distribuzione di kit igienico-sanitari, acqua potabile, vestiti, materassi e kit scolastici per far fronte ai bisogni immediati della popolazione. Inizialmente interverremo all’interno dei rifugi temporanei e delle abitazioni private dell’area limitrofa a Derna dove sempre più sfollati stanno cercando rifugio e trovano accoglienza. Qui avvieremo anche servizi di primo soccorso psicologico di emergenza e creeremo Child Safe Spaces (spazi protetti) per attività ricreative ed educative per bambini».

Fondazione CESVI è nata a Bergamo nel 1985. E' impegnata in pria linea nelle emergenze e nei luoghi più poveri del mondo attraverso progetti di lotta alla fame e alle grandi pandemie, per la tutela delle persone e dell’ambiente. E' intervenuta in Pakistan, flaggelato dalle inondazioni, in Turchia e in Siria dopo il terremoto, in Emilia-Romagna all'indomani delle alluvioni dello scorso maggio. Per sostenere le attività di CESVI in Nordafrica: https://www.cesvi.org/emergenzamaroccolibia/