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giovedì 27 giugno 2019
 
Giustizia minorile
 

A Santiago per tornare sulla retta via, una scommessa della giustizia minorile

25/07/2018  Un giudice ha accolto la proposta di Lunghi cammini onlus: tre mesi e 1.500 km fino a Santiago come prescrizione per la messa in prova, per verificare se un ragazzo difficile sia pronto a riprendersi in mano la vita.

Quando si pensa alla messa alla prova, per ragazzi che abbiano commesso reati, si pensa al volontariato, allo studio, al servizio in un’attività sociale. Camminare per rimettersi in carreggiata in questo senso è una piccola rivoluzione. L’Associazione Lunghi Cammini  Onlus è nata nel 2016 sul modello della consolidata esperienza francese di Seuil. L’idea si fonda su una domanda e sulla scommessa conseguente: un lungo cammino, anche 1.500 chilometri, austero come un pellegrinaggio (ma inteso come esperienza di vita del tutto laica, senza una diretta connessione con la fede e la religione, perché rivolto a giovani con sensibilità, fedi e convinzioni diverse). Si tratta di partire  con il minimo indispensabile per sostentarsi in tasca (42 euro al giorno in 2, ragazzo e accompagnatore), zaino in spalla, senza cellulare, mp3, tablet, ovviamente senza alcol e senza stupefacenti, e senza altri contatti col mondo a parte gli altri caminantes e con un adulto addestrato accompagnatore. E ci si chiede: può servire, per la fatica e la riflessione che comporta, a un minorenne difficile, inguaiato con la giustizia, a rimettersi sulla strada giusta?

Isabella Zuliani fondatrice dell’Associazione e sostenitrice del progetto è convinta di sì e ha fondato la Onlus su questo presupposto. Un magistrato del Tribunale per minorenni di Venezia ha accettato la scommessa e ha accolto, per la prima volta in Italia il cammino di Santiago, tra le prescrizioni richierse per la messa alla prova di un ragazzo che ha commesso un reato da minorenne.

Per capire bene di che si tratta, occorre fare un passo indietro per capire che cosa sia l’istituto della messa in prova previsto, da trent'anni, dalla giustizia per minorenni. Non è una pena né un’alternativa alla pena: una cosa che semmai viene dopo, a sentenza pronunciata, con l’affidamento in prova ai servizi sociali, con cui non va confuso. La messa in prova infatti è una “sospensione”, possibile anche per reati gravi e revocata in caso di gravi e ripetute trasgressioni, che interviene prima del processo e si ispira al probation system anglosassone: in sostanza il giudice decide, prima della conclusione del processo o in udienza preliminare, di mettere il ragazzo alla prova, per un tempo che la legge fissa alla durata massima di tre anni.

E’ una sorta di “patto” d’onore: ti do una seconda possibilità a fronte di una serie di prescrizioni, se supererai la prova potrai evitare il processo e l’eventuale marchio di una condanna, dimostrami che sai rimettere in sesto la tua vita. In cambio si chiede al minorenne di adempiere a una serie di prescrizioni, di volta in volta misurate sul caso, di aderire a un programma rieducativo e di socializzazione, nonché, ovviamente, l’impegno ad astenersi dalla commissione di altri reati. La messa in prova può essere disposta sia in udienza preliminare sia in corso dibattimento, dopo sarà il giudice a valutare se il percorso compiuto sia stato efficace, in caso di risposta positiva, la messa in prova portata a termine con esito positivo porta all’estinzione del reato e alla sentenza di non luogo a procedere: ciò vuol dire che la sospensione del processo diventa definitiva e il reato si estingue.

Da pochi giorni il primo di questi cammini in prova, 3 mesi di viaggio sotto la guida di un adulto accompagnatore, 1.500 chilometri a piedi andata e ritorno da Santiago di Compostela, è terminato per un ragazzo di Padova: sarà il giudice del Tribunale per minorenni di Venezia, quando il ragazzo avrà completato il suo percorso che prevede anche uno stage professionale e una serie di altri adempimenti, a decidere se l'intero percorso sia servito a rimettere sulla retta via una vita con qualche deragliamento.

"Credo sia necessario spiegare", precisa - Isabella Zuliani - " che la scelta di Santiago non è religiosa, il nostro ruolo è laico e tale deve restare per rivolgersi a tutti,  è soprattutto pratica: deriva dal fatto che il percorso è sufficientemente sperimentato, attrezzato e praticato da consentire di fare un'esperienza di questo genere, che ha a che fare con ragazzi difficili, in sicurezza. Per questo riteniamo corretto parlare dal nostro punto di vista, sempre di cammini (altri sono in corso ma sono esperienze educative svincolate dalla messa alla prova), ma mai di pellegrinaggi, per non confondere le idee". 

 

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