La Chiesa, quindi, potrebbe un giorno decidere diversamente da quanto avviene oggi. Non l'ha fatto finora, sebbene se ne sia dibattuto, a lungo, in più occasioni. Ma il discorso non è affatto chiuso. Anzi, esigenze pratiche come il calo numerico dei preti in Europa e in altre parti del mondo, potrebbero riaprire la riflessione, in vista dell'ordinazione di persone sposate, «mature nella fede» e dotate di una buona formazione.
Ogni volta che, oggi, si parla di celibato dei preti, il tema fa notizia, soprattutto se legato a episodi di cronaca. I mass media, di solito, se ne occupano con una certa morbosità, non disgiunta da superficialità. Un prete che lascia il sacerdozio e si sposa, da la stura alle cronache di gossip. Ci si dimentica che la Chiesa cattolica, da san Pietro in giù, ha sempre avuto preti e vescovi sposati. E anche oggi, nelle Chiese cattoliche di rito orientale, non c'è l'obbligo del celibato per i preti: ci sono sempre stati e continuano a esserci sacerdoti sposati.
Ma già Pio XII aveva concesso ai sacerdoti anglicani passati alla Chiesa cattolica di esercitare il loro ministero restando sposati e uniti alla famiglia. E, più di recente, Papa Benedetto XVI ha aperto ancora agli anglicani e permesso che i preti che, per una ragione o l'altra, passano alla Chiesa cattolica, possano restare sposati.
Il Concilio Vaticano II aveva esplicitato che «la perfetta e continua continenza per il Regno dei cieli certamente non è richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva e alla tradizione delle Chiese orientali nelle quali, oltre a coloro che assieme a tutti i vescovi scelgono con l'aiuto della grazia il celibato, vi sono anche degli eccellenti presbiteri coniugati» (Presbyterorum ordinis, 16).
Non si tratta, quindi, di materia che abbia a che fare con la sostanza del sacramento del sacerdozio, ma di una legge vigente nella Chiesa occidentale, che il Papa o un Concilio ecumenico potrebbero cambiare in qualsiasi momento. Ma, allora, perché finora non lo si è fatto? Nell'opinione pubblica la richiesta del matrimonio dei preti si fa pressante quando un sacerdote è coinvolto in qualche scandalo sessuale o non rispetta il voto di castità. Ma il caso limite non è un buon punto di partenza per una riflessione su un tema così delicato. Normalmente, il prete è uno che vive con serenità il proprio celibato, all'interno di una comunità ecclesiale, e stabilisce rapporti felici con tutte le persone con le quali viene a contatto.
Se vissuta con la maturità affettiva necessaria, il celibato dei preti può rivelarsi una situazione impagabile. Ma deve essere una scelta autentica, che richiede una seria formazione umana e spirituale. Ben lontana dall'accettazione passiva di qualcosa, più o meno sgradito, di cui purtroppo non si può fare a meno se si vuole diventare sacerdoti. Anche perché non esiste un "diritto al sacerdozio" da parte del singolo individuo, per cui l'imposizione del celibato sarebbe, secondo alcuni, un abuso o la negazione di diritti umani.
Il sacramento dell'ordine non è in funzione di aspirazioni individuali, di tipo carrieristico, né è dato per il bene di chi lo riceve. Ha la sua ragione d'essere nel servizio da rendere alla comunità e le norme che lo regolano sono misurate su questo servizio, non sulle esigenze e le aspirazioni dell'individuo. Nessuno è obbligato a farsi prete, così come nessuno può pretendere d'esserlo, rivendicandone il diritto. Il sacerdozio è una chiamata, cui si può corrispondere o non corrispondere, nella massima libertà e responsabilità.
A mio parere, tenuto conto di tutte le buone ragioni favorevoli al mantenimento del celibato in una prospettiva di fede (riferimento a Gesù che fu celibe, condizione ideale di chi vuole mettersi a servizio della comunità, richiamo profetico alle "realtà ultime"...), a mio parere sarebbe bene che si approfondisse il dibattito su questo tema, per giungere alla possibilità che chi è chiamato al sacerdozio possa scegliere di essere ordinato da celibe o da sposato. Ma è illusorio pensare che la semplice abolizione del celibato, sia la risposta all'attuale crisi di vocazioni e all'abbandono del ministero sacerdotale da parte di molti preti.
Questo brano è tratto dal libro La morale, la fede e la ragione dialogo-intervista tra Giovanni Valentini e don Antonio Sciortino (prefazione di Eugenio Scalfari, editore Imprimatur)


