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Credere

Grégoire Ahongbonon. Negli ammalati che libero vedo Gesù crocifisso

26/04/2018  Qualcuno lo chiama il «Basaglia africano», perché da oltre 35 anni libera dai ceppi gli ammalati psichici e se ne prende cura:un impegno nato dalla fede e dall’incontro con un “matto” che vagava per strada

Seguire il Maestro, senza alcun attaccamento, affidando tutto costantemente a Dio e alla sua Provvidenza richiede di andare molto spediti: lo sa bene Grégoire Ahongbonon, che da oltre 35 anni non si ferma mai.

65 anni, una moglie, sei figli e migliaia di malati psichici raccolti dalla strada  e curati tra Costa D’Avorio, Togo e Benin. Un impegno, il suo, che nasce in un contesto sociale in cui questi malati sono i “dimenticati tra i dimenticati”: per cultura, infatti, la malattia si riconduce agli spiriti maligni. Di qui la pratica di incatenare gli ammalati in zone isolate o di lasciarli in famigerati “campi di preghiera” dove, per essere “guariti”, subiscono ogni sorta di mortificazione del corpo. Per questo suo impegno di liberare i malati psichici, Grégoire è anche conosciuto come il “Basaglia nero”. A raccontare la sua storia è un libro appena pubblicato (Rodolfo Casadei, Grégoire: quando la fede spezza le catene, Emi).

Sperimentare sulla propria pelle cosa significhi essere spogliati di tutto è la strada — anzi, l’autostrada — per la chiamata di Grégoire: nessuna scolarizzazione, lavora prima come gommista, poi come gestore di una piccola flotta di taxi. Quando tutto sembra andare a gonfie vele, qualcosa va storto e si trova sul lastrico.

«Lo dico sempre a tutti, anche agli ammalati che incontro, che anch’io a un certo punto della mia vita sono stato privato di tutto e che Gesù è venuto a soccorrermi», racconta, «perciò non sono diverso dagli ammalati e penso che sia l’incontro con Cristo, avuto attraverso un sacerdote, ad aver messo in moto tutto ciò che sono oggi. E lo ripeto, lo dico ancora: senza Cristo io non posso nulla».

Era il 5 novembre 1982 quando padre Joseph Pasquier, sua guida spirituale in quel periodo buio, propose a Grégoire di andare a Gerusalemme: un viaggio dal quale tornò completamente trasformato, consapevole che, nella sua vita cristiana, doveva essere una “pietra viva”. Ricevette il dono di uno sguardo diverso sulla propria realtà che, pur avendo sotto gli occhi, non aveva mai guardato veramente: «Avevo appena partecipato alla Santa Messa ricevendo l’Eucarestia», ricorda sempre con grande emozione, «e vidi quell’uomo completamente abbandonato, mezzo nudo che vagava da solo, e per la prima volta vidi in lui Gesù in persona. Io credo che tutti i cristiani, ovunque siano, devono cercare di capire come poter essere uno strumento di Dio nel proprio quotidiano. Oggi, posso dirvi che il mio impegno a favore dei poveri e degli ammalati è la mia forza; è ciò che mi dà gioia; e vivo questo impegno attraverso la preghiera». Una preghiera costante, quella di Grégoire che inizia ogni giornata con la Messa: «Tutte le mattine, prima di iniziare il mio lavoro, incontro il Signore nell’Eucarestia. Devo andare al cuore di Gesù perché avvicinandomi sempre più a lui, mangiando il suo Corpo, anch’io potrò lasciarmi mangiare dagli altri nel mio impegno».

Quando gli si chiede se c’è un ammalato che gli è rimasto particolarmente nel cuore, non ha dubbi: «Ci sono davvero molte persone che mi hanno toccato. Davvero tante. Eppure il primo ammalato che ho incontrato, quello che mi ha aperto gli occhi sulla povertà e sulla malattia, lui, del tutto ripugnante, era Gesù sulla croce. È stato lui che mi ha segnato. E io chiedo ogni giorno al Signore di darmi la forza di riconoscerlo in ogni ammalato. Per me liberare un ammalato è liberare Gesù dalla sua croce». Una fede così incarnata si nutre anche di una Chiesa che prega insieme a Grégoire e per Grégoire e che ha i tratti dell’universalità: «Ci sono molte persone e sacerdoti che ci sostengono, in Africa e altrove. Il sostegno più importante lo riceviamo quando il nostro lavoro viene compreso soprattutto in un aspetto: questo non è opera nostra. Io so che senza la preghiera di tutti, non potrei continuare. Perciò la prima cosa che chiedo a tutti è la preghiera». E ci parla della Fraternité Oasis d’Amour nata all’interno dell’Associazione Saint Camille de Lellis, il braccio operativo di Grégoire, che in Italia trova in Jobel onlus di San Vito al Torre (Udine) un importante sostegno e che a oggi conta una ventina di persone (ex ammalati) consacrate alla causa dei malati psichici. Tutti segni di una Provvidenza che non è mai venuta a mancare: «La mia famiglia è molto impegnata con me. La più giovane delle mie figlie ha scelto di studiare medicina e oggi è medico, specializzanda in psichiatria. Io mi sono occupato di ciò che Dio mi chiedeva e Dio si è preso cura di chi stava dietro di me», incalza con commozione, ricordando che ai suoi figli non è mai mancato nulla. «Anche per mia moglie Léontine il nostro impegno è diventato la sua gioia. Io non potrei continuare senza di lei. Siamo tutti uniti in questo impegno con il Signore».

E le novità per il futuro? «Sono talmente tante che non saprei cosa dirvi», conclude sorridendo e inizia a elencare i nuovi centri di prossima apertura. Impossibile pensare di farlo rallentare: una “Ferrari della fede” non può fare l’utilitaria.

GRÉGOIRE IN ITALIA. PRIMA TAPPA, IL FESTIVAL BIBLICO

Ahongbonon sarà in Italia a maggio in occasione della pubblicazione del libro del giornalista Rodolfo Casadei, Grégoire. Quando la fede spezza di catene (Emi). Le date degli incontri: 4 maggio Verona - Festival biblico; 7 maggio Riva del Garda (Tn); 9 maggio Legnaro (Pd); 10 maggio Torino - Salone del libro (ore 15.30) e Piccola Casa Divina della Provvidenza - Cottolengo (ore 20.45); 11 maggio Rapallo (Ge); 12 maggio Romena (Ar); 13 maggio Udine - Festival vicino/lontano; 14 maggio Brescia; 15 maggio Milano; 16 maggio Verbania; 17 maggio Prato; 18 maggio Chianciano (Pt); 19 maggio Zocca (Mo); 20 maggio Varese; 21 maggio Forlì. Info: www.emi.it

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