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domenica 16 dicembre 2018
 
 

Slovenia, il Papa interviene

31/07/2013  Partecipazioni in 50 aziende e un "buco" di quasi 900 milioni di euro. Un disastro finanziario su cui papa Francesco è intervenuto, rimuovendo il vescovo di Lubiana e quello di Maribor.

Monsignor Anton Stres, il vescovo di Lubiana rimosso dal Papa.
Monsignor Anton Stres, il vescovo di Lubiana rimosso dal Papa.

Tolleranza zero anche sugli scandali finanziari. Papa Francesco ha rimosso i vertici della Chiesa slovena, il vescovo di Lubiana, monsignor Anton Stres, presidente della Conferenza episcopale, e monsignor Marjan Turnsek, vescovo di Maribor, vice-presidente. Erano coinvolti nel crac della diocesi di Maribor, uno scandalo finanziario scoppiato due anni fa, dove sono stati dilapidati quasi 900 milioni di euro, che ha colpito l’intero Paese e per il quale era già stato rimosso da Benedetto XVI l’ex-vescovo di Maribor monsignor Kramberger.

Il dossier Slovenia è stato uno dei primi finiti sul tavolo di Bergoglio appena eletto. La decisione di chiedere le dimissioni ai sensi del secondo comma dell’art. 401 del codice di diritto canonico, cioè per “grave causa”, è stata presa dal Papa alla fine di aprile, quindi un mese e mezzo dopo la sua elezione. Lo scandalo è scoppiato due anni fa quando sono implose alcune finanziarie che facevano capo alla diocesi di Maribor. Ma la vicenda viene scoperta dai giornali sloveni nel 2007, quando denunciano che un emittente che fa capo alla Conferenza episcopale trasmette di notte filmini pornografici.

Contemporaneamente in Vaticano era arrivata la richiesta del vescovo di Maribor di autorizzarlo a firmare due mutui per 5 milioni di euro ciascuno. La cosa insospettì la Santa Sede che decise di inviare un’ispezione. In poco tempo si è scoperto un buco di proporzioni gigantesche, frutto di investimenti finanziari sbagliati e dell’organizzazione di un sistema a piramide dove il debito serviva a finanziare altro debito, con la costituzione di una banca e altre società finanziarie e di telecomunicazione. Finché la bolla è esplosa, coinvolgendo società e banche slovene.

La diocesi aveva partecipazioni in 50 aziende ed esposizioni stratosferiche con le banche al punto che pagava interessi di 3 milioni e mezzo di euro al mese. Nonostante questo monsignor Stres era stato nominato vescovo di Libiana, dopo essere stato l’economo di Maribor. La diocesi aveva avviato il tutto dopo aver ricevuto dallo Stato la restituzioni di numerose proprietà confiscate al tempo della Jugoslavia. Le indagini ecclesiastiche e delle autorità slovene hanno permesso di scoprire l’esistenza di un perverso sistema di lobby a guida ecclesiastica. Sul settimanale cattolico sloveno Druzina il superiore del convento francescano di Sveta Gora, padre Bogdan Knavs, aveva denunciato che “nella Chiesa si annida il peccato e la colpa”, ma la diocesi Maribor aveva risposto con una nota, ammettendo solo di aver concesso eccessiva fiducia ai collaboratori”, mentre il francescano chiedeva nomi e cognomi dei responsabili.

I due vescovi rimossi in una nota diffusa dalla radio cattolica di Maribor hanno chiesto “perdono a tutti quelli che hanno risentito degli investimenti sbagliato”. Secondo le autorità finanziari slovene si è trattato del più pesante crac della storia della piccola Repubblica. Sono state coinvolte banche nazionali e migliaia di piccoli risparmiatori. Mettendo anche a rischio quasi 10 mila posti di lavoro.

 
 
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