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sabato 26 maggio 2018
 
razzismo
 

Macerata, quella bandiera "imbrattata"

04/02/2018  Il giovane tolentino che si avvolge nel tricolore dopo due ore di "caccia al negro" offende i valori della Costituzione italiana. Che ci vuole tutti uguali senza distinzione di colore della pelle, religione, appartenenza sociale...

È un vero oltraggio alla bandiera quel tricolore indossato da Luca Traini prima di salire sull’auto dei carabinieri al termine del suo folle raid contro gli immigrati. Una bandiera "imbrattata" da chi si dice italiano, ma ignora i valori su cui si basa la convivenza civile del nostro Paese sanciti dalla Carta Costituzionale. Per lui due ore di “caccia al nero” tra le strade di Macerata, sgommando sulla sua Alfa Romeo, conclusesi in piazza della Vittoria, con tanto di saluto fascista ai piedi del monumento dedicato ai caduti.

« I caduti, di ogni nazione e di ogni tempo, ci chiedono di agire, con le armi della politica e del negoziato, perché in ogni parte del mondo si affermi la pace. Si tratta del modo più alto per onorare, autenticamente commossi, il tanto sangue versato», aveva ricordato nel 2015 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella commemorando i 100 anni dall’entrata in guerra dell’Italia. Parole che, evidentemente, il giovane tolentino non ha ascoltato. O non ha capito. Testa rasata e odio nel cuore ha cercato i suoi bersagli sparando a caso per uccidere quanti più stranieri possibile. Solo per una combinazione non ci sono stati morti, ma solo feriti. Un gesto gravissimo, con una tecnica che tanto somiglia a quella usata dai terroristi dell’isis.

La politica si è subito lanciata a strumentalizzare una vicenda che proprio gli anni di odio seminato e coltivato hanno contribuito a produrre. A caccia di voti, da una parte e dall'altra, non si sono fatti scrupolo di continuare a incrementare il conflitto. Attingendo ai particolri più truci sulla morte della povera Pamela e sui trascorsi leghisti di Traini

Tanto si sa, l'opinione pubblica si fa tirare di qua e di là a seconda di chi riesce meglio a sollecitare i suoi umori “di pancia”. Senza tener conto dei dati reali e del contesto.

Ha buon gioco chi parla di invasione perché ormai è radicata, nella gente comune, l’opinione di trovarsi di fronte a orde di stranieri. Una presenza stimata, nella percezione degli italiani, quattro volte in più di quella reale. Su una popolazione di poco più di 60 milioni di italiani gli stranieri sfiorano, considerando anche i richiedenti asilo, i sei milioni. Sono soprattutto di religione ortodossa, dunque cristiani, e delinquono percentualmente in misura non superiore a quanto facciano gli italiani. A differenza di questi ultimi, però, difficilmente accedono alle misure alternative al carcere o possono permettersi un avvocato che li tiri in fretta fuori dai pasticci. E così gli istituti di pena vanno riempiendosi di immigrati e poveri.

Con il solito coro che chiede sempre più sicurezza – ignorando i dati che dicono che la microcriminalità è andata diminuendo – e porte chiuse ai migranti.

«L’episodio di Macerata», ha commentato il presidente della Cei cardinale Gualtiero Bassetti, «è segno di un disagio sociale che nasce dall’insicurezza e dalla paura: non può trovare giustificazione alcuna, né essere sottovalutato nella sua oggettiva gravità. La Giornata per la vita ci impone di operare per custodire la qualità della vita delle nostre città, favorendo inclusione e sicurezza».

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