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Calabria, processioni vietate ai presunti mafiosi

30/03/2015  La decisione del vescovo di Mileto-Tropea-Nicotera, Luigi Renzo che chiede di non ammettere tra i portatori delle statue «persone aderenti ad associazioni condannate dalla Chiesa, che siano sotto processo in corso per associazione mafiosa o che siano incorse in condanna per mafia»

Chissà se questa sarà la volta buona. E se la decisione del vescovo di Mileto-Tropea-Nicotera, Luigi Renzo, servirà a togliere definitivamente le feste religiose dalle mani della ‘ndrangheta.  Perché a “ripulire” dalle infiltrazioni mafiose la processione dell’Affruntata, a Sant’Onofrio, la Chiesa ci aveva provato più volte. Già negli anni Novanta con l’allora vescovo Domenico Tarciso Cortese che aveva a più  riprese bandito la gara d’appalto per decidere i portatori delle statue, e poi via via negli anni, con la richiesta di sorteggiare le persone incaricate di portare la vara di San Giovanni e della Madonna tra i fedeli veri. Fino alla sospensione, nel 2010, della processione, decisa dall’allora parroco don Franco Fragalà, «perché non ci sono le condizioni». Perché, alla prese di posizione nette della Chiesa, avevano corrisposto le intimidazioni della ‘ndrangheta.  Che, pur di non perdere il “suo” rito – giorno nel quale venivano “esibiti” i nuovi affiliati e si mostrava la potenza delle “famiglie” – non aveva esitato a tentare di oorrompere e a sparare.
Oggi, però, la Chiesa calabrese appare più forte. Dopo le parole di scomunica di papa Francesco pronunciate a Cassano, e dopo la Nota pastorale della Conferenza episcopale calabra dello scorso 25 dicembre nelle diocesi si respira aria nuova. E, dunque, forse, la comunità ecclesiale nel suo insieme, questa volta riuscirà ad applicare le direttive del vescovo che chiede di non ammettere tra i portatori delle statue «persone aderenti ad associazioni condannate dalla Chiesa, che siano sotto processo in corso per associazione mafiosa o che siano incorse in condanna per mafia, senza prima aver dato segni pubblici di pentimento e di ravvedimento». E per evitare imbarazzanti soste sotto le case dei boss, un’altra norma chiarisce che è «vietato girare o sostare con le sacre immagini davanti a case o persone, tranne che si tratti di ospedali, case di cura, ammalati». Nel Regolamento emanato dal vescovo si ribadisce che i cristiani non devono lasciarsi «espropriare di ciò che appartiene al loro patrimonio religioso più genuino, lasciandolo in mano a gente senza scrupolo, che non ha nulla di cristiano e anzi persegue una ''religione capovolta'', offensiva del vero Cristianesimo popolare».
Intanto a Oppido Mamertina-Palmi, Francesco Milito, ha autorizzato le processioni per la Settimana Santa. Le processioni erano state vietate dopo che, nel luglio 2014, la statua della Madonna delle Grazie era stata fatta "inchinare" davanti la casa del boss Giuseppe Mazzagatti, agli arresti domiciliari. Il vescovo, aveva sospeso le processioni chiedendo di sostituirle con momenti di preghiera, adorazione eucaristica, riflessione. Autorizzando le manifestazioni per la Settimana Santa monsignor Milito ha diffuso anche una guida in cui dispone, tra l’altro, che «i portatori delle statue siano scelti tra fedeli di provata cristianità».
Dopo la Nota pastorale della Conferenza episcopale, i vescovi calabresi stanno lavorando a un Direttorio che chiarisca le norme adeguate per evitare infiltrazioni. Il Direttorio si occuperà, dice chiaramente la Nota,  di «aspetti della Celebrazione dei Sacramenti e della Pietà popolare, principi e linee guide, a cui ispirarsi e attenersi nelle nostre Diocesi di Calabria».

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