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sabato 15 dicembre 2018
 
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Quell'estate da "carcerati" di Falcone e Borsellino

18/07/2018  Era d'estate è il film che ricostruisce i giorni del 1985 in cui i due magistrati con le loro famiglie furono costretti a trasferirsi sull'isola dell'Asinara per preparare il maxi processo a Cosa Nostra. Ecco le informazioni sul film.

"Era d'estate", la pellicola che ricostruisce i giorni trascorsi insieme sull'isola dell'Asinara nel 1985 dai due magistrati e dalle loro famiglie per preparare il primo maxiprocesso a Cosa Nostra, è un film intimo, giocato sul contrasto tra la luce abbagliante dell'isola e le ombre che si addensavano sulle vite dei due giudici e che può contare sull'ottima prova degli attori, a partire dai protagonisti Beppe Fiorello e Massimo Popolizio.  Ecco le informazioni sul film:

SINOSSI
L’Asinara, 1985. In una notte come tante sbarcano sull’isola Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con le proprie famiglie. Il trasferimento è improvviso, rapido, non c’è nemmeno tempo di fare i bagagli, d’altronde la minaccia, intercettata dai Carabinieri dell’Ucciardone, è grave: un attentato contro i due giudici e i loro familiari partito dai vertici di Cosa Nostra.
È un’estate calda, come non se ne vedevano da tempo, e nella piccola foresteria di Cala d’Oliva, i due magistrati e le loro famiglie  vivono completamente isolati dalla piccola comunità di civili dell’Asinara, controllati a vista da una pilotina e dalle guardie penitenziare. Una condizione  che non tutti riescono a sopportare. Così accade che Lucia, la figlia più grande dei Borsellino, cada lentamente in uno stato di così grande malessere che dovrà essere riportata a Palermo, dove Paolo, imponendosi ai suoi superiori, la accompagnerà. Così accade che Manfredi, scosso anche da quello che è successo alla sorella Lucia, si avventuri in una fuga senza meta alla scoperta dell’isola, e verrà ritrovato in mezzo ai detenuti che distribuisce nutella e racconta barzellette. Passano i giorni, ci si organizza, i rapporti a poco a poco fra tutti diventano più intimi, ed è come se quella vacanza obbligata desse modo ad ognuno di scoprire l’altro.

Così trascorre un mese fatto di notti insonni, di sorrisi, di scherzi, di pensieri, una lunga, inaspettata tregua in attesa di riprendere il lavoro, in attesa che il ministero fornisca le carte per continuare la stesura dell’ordinanza-sentenza del maxi processo, il capolavoro di Falcone e Borsellino che affermerà una volta per tutte che la mafia esiste e ha un nome “Cosa Nostra”. Finalmente le carte arriveranno, Paolo e Giovanni ricominceranno a lavorare giorno e notte e una nuova, sconosciuta armonia sembra nascere in quell’angolo di mondo, un’inedita serenità familiare che potrebbe durare anche per sempre. Invece poi succede che rientrato il pericolo, arriva l’ordine di tornare di nuovo Palermo. E, nello stesso modo improvviso in cui erano partiti, così all’improvviso devono ripartire.  Tornare verso Palermo. 
Tutti verso  l’inesorabile sorte che li colpirà nel 1992.

NOTE DI REGIA
Tutto è cominciato all’Asinara, dove qualche anno fa stavo girando un documentario, "Pugni chiusi". Ero all’interno del vecchio carcere dove gli operai del Petrolchimico si erano autoreclusi per protesta. Un pomeriggio uno di loro mi portò a vedere una casa rossa sul mare e mi disse che lì Falcone e Borsellino nel 1985 avevano scritto parte dell’ordinanza del maxi processo. Dopo qualche giorno cercando altre notizie lessi un articolo di Caponnetto che ribaltava completamente quella versione:  il vero motivo di quella strana e improvvisa vacanza era una soffiata arrivata da alcuni detenuti dell’Ucciardone sulla preparazione di un attentato ai due giudici e alle loro famiglie. Beppe Montana e Ninni Cassarà erano stati appena uccisi. Nel giro di poche ore Caponnetto diede ordine ai servizi di portare Falcone e Borsellino in un luogo sicuro. E il più sicuro di tutti sembrò l’isola dell’Asinara, dove all’epoca c’era il supercarcere di massima sicurezza. Sempre Caponnetto raccontava che i due giudici non avevano con loro le carte del processo, e che quindi per molti giorni non poterono lavorare.  
E’ stato questo dettaglio a farmi venire l’idea del film.  Immaginare Falcone e Borsellino a tre mesi dall’inizio di uno dei più grandi processi del secolo, con l’ordinanza da finire, costretti a non lavorare. Costretti a quell’esilio. 
Come avevano reagito? Fuori dal turbinio delle scorte, delle sirene, lontano da Palermo, dove vivevano ormai blindati da anni, loro e le loro famiglie, in quel luogo così diverso…cosa provavano?  Quali le loro fantasie? Le angosce? Le emozioni? 
Lì lo sguardo poteva spaziare verso il mare, verso l’orizzonte, ma poteva anche posarsi su se stessi, sulle mogli, sui figli. C’era il tempo per indagare sui loro affetti.  Questo racconta e inventa il film: la loro intimità, Paolo e Giovanni che raccolgono i ricci e intanto parlano della morte, Paolo che recita la Divina Commedia, le liti, i conflitti, le freddure di Giovanni, Manfredi che scappa, le cene sul mare, le paure, e le notti svegli in attesa di notizie. 
Falcone e Borsellino facevano lo stesso lavoro, con la stessa incredibile passione etica, erano legati da mille cose, ma non avevano mai passato una vacanza insieme. 
Ogni volta che guardavo le loro fotografie, quelle che tutti conosciamo, la cosa che mi colpiva era la loro complicità, il loro modo di guardarsi ridacchiando, la loro ironia, spesso dimenticata, e che invece era una parte così importante della loro vita. Ecco ho provato a portare queste cose nel film. Entrare in quella intimità. 
E nello stesso tempo entrare in quel luogo, l’isola dell’Asinara, misteriosa, arcaica.
Ho conosciuto Manfredi Borsellino, abbiamo cominciato a parlare, sempre di più, con sempre più familiarità…
poi Agnese Borsellino, ed è stato un incontro fondamentale, importante, e dai suoi racconti ho capito tante cose, e poi gli amici, le persone che avevano lavorato con loro, i giornalisti che per anni li hanno seguiti… ho conosciuto Lucia e Fiammetta Borsellino, il direttore del carcere che li aveva accolti e protetti, perché come sempre diceva Agnese Borsellino, allora lo Stato era con loro e li aveva salvati. 
Così, unendo frammenti veri e inventando una quotidianità sconosciuta, è nata la sceneggiatura, e inventare i dialoghi è stata forse la cosa più difficile… poi sono arrivate le riprese. 
Quando siamo arrivati, quando siamo entrati in quella foresteria, la stessa in cui loro avevano abitato, siamo stati travolti dal lavoro… ma ogni tanto come una folata di vento, arrivava una forte emozione, credo che abbia attraversato tutti quanti.  Guardavo gli attori e pensavo a Falcone e Borsellino, che da quelle stesse finestre avevano guardato quello stesso mare. Il mare che tutti e due amavano tanto. 
Ed è stato per me quasi immediato capire che volevo fare un film semplice, quasi geometrico. Riprendere tutto in modo molto naturale. 
E mentre giravo ho sempre avvertito in tutti un senso di responsabilità, un grande affetto, e un sentimento di grande mancanza. 
Affetto e ironia che credo si riassumano in una battuta del film, quando Falcone, al barista che gli chiede se lui sia il giudice Borsellino, risponde sorridendo “Non completamente”.

CAST ARTISTICO
MASSIMO POPOLIZIO                      Giovanni Falcone
GIUSEPPE FIORELLO                         Paolo Borsellino
VALERIA SOLARINO                          Francesca Morvillo
CLAUDIA POTENZA                           Agnese Borsellino
ELISABETTA PICCOLOMINI              Mamma  Francesca Morvillo
ELVIRA CAMARRONE                        Lucia Borsellino
GIOVANNI D’ALEO                            Manfredi Borsellino
SOFIA LANGLET                                 Fiammetta Borsellino
LIDIA VITALE                                       Ferraro
FRANCESCO ACQUAROLI                 Massidda  
GIOVANNI ANZALDO                        Giammaria 

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