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mercoledì 29 marzo 2017
 
Cinema
 

«Sulla via di Santiago ho ritrovato la mia vita»

04/06/2015  Nella primavera del 2008 Lydia B. Smith, produttrice e regista americana, ha percorso il Cammino. Da quest’esperienza è nata “Sei vie per Santiago”, un’opera prima che racconta le prove e le difficoltà di un gruppo di moderni pellegrini di diversa nazionalità, cultura ed età.

Il Cammino di Santiago non è solo un sentiero che attraversa la Spagna settentrionale, in realtà è molto di più. C’è in esso un’ incredibile forza attrattiva che spinge, ogni anno, migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo a lasciare le loro abitudini per intraprendere questo arduo, ma meraviglioso sentiero di oltre 800 chilometri che arriva fino a Santiago di Compostela, a due passi dall’Oceano Atlantico.

Si tratta di un’impresa molto impegnativa: le condizioni di viaggio sono tutt’altro che confortevoli, elevato è il rischio di piccoli e grandi incidenti, le condizioni meteo sono estremamente variabili e, infine, notevoli i dislivelli dei tratti di montagna. Eppure, il superamento di tutti questi ostacoli opera una miracolosa crescita spirituale ed interiore dell’individuo, che passa attraverso la presa di coscienza dei propri limiti e, metaforicamente, l’abbandono di vecchie zavorre che appesantiscono la via.

Nella primavera del 2008 Lydia B. Smith, produttrice e regista americana, ha percorso il Cammino. Da quest’esperienza è nata Sei vie per Santiago, un’opera prima che racconta le prove e le difficoltà di un gruppo di moderni pellegrini di diversa nazionalità, cultura ed età (dai 7 ai 73 anni), che affrontano il viaggio, ognuno con le proprie ragioni, motivazioni e aspettative. Questo docufilm indipendente, che uscirà nelle sale cinematografiche il 4 giugno, ha ricevuto già molti riconoscimenti internazionali ed è nella lista dei dieci migliori incassi di documentari USA del 2014.

Protagonista assoluto del film è il Cammino stesso, raccontato da una magistrale fotografia che riproduce fedelmente il magnifico paesaggio nei minimi particolari, si tratti di un fiore colorato lungo il sentiero o di un panorama che si apre inaspettatamente. “Lavoro da ventisei anni nell’industria cinematografica, un periodo lungo in cui ho ricoperto vari ruoli, dalla produttrice al direttore di fotografia, ma sempre di supporto agli altri” esordisce la regista. “Finché, nel 2008, ho rimesso in discussione la mia vita. Avevo interrotto una relazione che durava da molto tempo e, nel giro di poco, mi sono ritrovata sola e senza una casa dove andare. E’ stato allora che ho deciso di intraprendere il Cammino. La mia vita non aveva una direzione ben precisa e il Cammino mi ha aiutata a ritrovarla, a darmi delle regole e, passo dopo passo, a ridarle un senso. Grazie alla magia di quei luoghi sono entrata in contatto con me stessa e ho capito cosa volevo veramente”. 

E quali sono le risposte che ha trovato?
«Gli effetti del Cammino di Santiago hanno trasformato totalmente la mia vita, ma non me ne sono resa conto subito. Si dice che il Cammino inizia quando torni a casa ed è stato così anche per me. Ho capito che dovevo impadronirmi del mio potenziale e girare il primo lungometraggio. Per essere sincera, devo dire che è stato proprio il Cammino ad incoraggiarmi a realizzare un film su questa fantastica esperienza! Quando ho affrontato il Cammino, non avevo alcuna intenzione di girare un film su di esso. Ma quando i pellegrini scoprivano qual era il mio lavoro, mi incitavano a raccontare il mio viaggio. Al mio ritorno in America, c’era già dentro di me questa piccola e insistente voce che mi esortava a fare un lavoro sul Cammino. Quando riguardavo la mia vita e le mie precedenti esperienze, mi rendevo conto di avere tutte le competenze e capacità necessarie ma, nonostante tutto, ero molto combattuta. Poi, lentamente, ho maturato la decisione di lasciarmi andare a questa nuova esperienza».

In base a quale criterio hai scelto i protagonisti?

«Quando ho deciso di girare il film, ho desiderato fin da subito rendere il Cammino protagonista assoluto. Così, tutta la gente che vedete nel film, tranne Annie O’Neil, sono le persone che ho incontrato durante il percorso del Cammino e a cui ho chiesto di partecipare al film. Ho conosciuto Annie prima dell’inizio del film e quando le ho parlato dell’idea di fare un film si è dimostrata subito entusiasta e mi ha detto: “Voglio esserci, voglio camminare!”. Il resto dei pellegrini ha continuato a camminare nonostante le nostre telecamere ed era chiaro che era il Cammino a darci le indicazioni per seguirli. Abbiamo filmato quindici pellegrini (persone sole, in coppia, a piccoli gruppi). Alla fine delle riprese avevamo 300 ore di filmato e durante il montaggio ho dovuto scegliere sei storie per non fare un documentario lunghissimo!».

Qual è stata la prova più grande che hai affrontato durante la realizzazione del film?

«Quando ero pellegrina ho potuto avvertire la magia di quei posti e ho percepito qualcosa di grandioso. E’ stata proprio questa grandiosità a crearmi qualche problema all’inizio delle riprese, perché il cammino è talmente sacro e magico che ho avuto paura di non potergli rendere giustizia. La prima prova è stata ricreare le atmosfere di “visioning” del Cammino, in cui il pellegrino ha la sensazione di dialogare con Dio. La gente che affronta il Cammino a piedi, si stacca dalle proprie convinzioni per abbandonarsi ad una visione che è unica al mondo, entra in contatto con una profonda dimensione spirituale ed il mio primo desiderio è stato quello di tradurre in immagini queste emozioni. Quando qualcuno torna dal Cammino e la gente chiede loro: “Come è stato?”, non ci sono davvero risposte reali a questa domanda. Si tratta di un’esperienza incredibile e intensa. Nel film ho cercato di rispondere a questa domanda in modo che i pellegrini potessero dire ai loro amici “Forza, venite a vedere il film!”».

Infine, qual è il messaggio del tuo film?

«Che la vita di ciascuno può cambiare positivamente, proprio come fa il Cammino e, quindi, ispirare le persone a seguire il proprio percorso di scoperta e trasformazione. Il Cammino è ascoltare se stessi in un momento in cui non si sa bene cosa fare. In una scena del film, uno dei protagonisti dice: “Abbiamo tutte le risposte dentro di noi, basta saperle ascoltare”. Il messaggio è quindi quello di fermarsi un momento, anche nelle nostre quotidianità, e ascoltare quella che la vita, la natura e le persone hanno da raccontarci».

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