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mercoledì 17 luglio 2019
 

Domenica 1 maggio - VI di Pasqua

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (16,12-22)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete». Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».

Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia».

 

Dalla Parola alla vita

Continua la rilettura credente della Pasqua di Gesù. La seconda parte del brano del Vangelo di oggi è enigmatica: «Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete»; i discepoli non capiscono che Gesù si riferisce alla sua morte e risurrezione. Il «poco» di cui parla Gesù è la sua visita agli inferi: scende nella morte e regala a tutti la vita. Nella Pasqua Gesù affronta il nemico dell’uomo e lo sconfigge: ormai gli inferi non hanno più le porte. Questa è «tutta la verità» che sarà pienamente compresa con la venuta dello Spirito Santo.

1. L’attesa dello Spirito. I discepoli non potevano capire, perché la verità della Pasqua può essere svelata solo dallo Spirito Santo. Solo lo Spirito infatti, e non la forza dell’intelligenza umana, conosce lo straordinario disegno di Dio. Quando i discepoli hanno visto Gesù in croce, e persino quando hanno fatto l’esperienza di lui risorto, hanno avuto paura; si saranno chiesti: «Ma cosa significa tutto questo? E ora che dobbiamo fare?». Con lo Spirito tutto diventa chiaro: egli svela la grandezza dell’amore di Dio che è disposto a “regalare” il Figlio per salvare gli uomini dalla morte. Il Padre chiede al Figlio di diventare lo “spettacolo” dell’amore. In questo modo nella Pasqua non solo conosciamo Dio, ma impariamo il senso pieno della vita umana: la croce ci dice che il dono di sé è la grandezza della vita umana. Solo con la discesa dello Spirito Santo, la Pasqua di Gesù può diventare quella del discepolo.

2. La donna che partorisce è l’immagine della Chiesa. L’annuncio della salvezza è come un parto doloroso dopo una faticosa gestazione. Nella Chiesa c’è peccato e santità, forza e debolezza, fedeltà e tradimento, che si affrontano nei nostri giorni come in tutte le epoche della storia. Il nostro rischio è la “distrazione” che non ci permette di capire i segni dei tempi. È in atto una riforma della Chiesa che deve partire dal cuore di ogni credente; questa riforma è dolorosa e molti si oppongono perché non accettano la “tristezza” che la conversione impone. Cambiare è difficile per tutti: accogliere la misericordia del Padre fa nascere la Chiesa nel cuore dei credenti e questa nascita per molti può essere dolorosa.

3. La gioia che nessuno può togliere. «Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia». Qual è la gioia di cui parla Gesù? È la gioia che viene dal dono dello Spirito, che infonde nei cuori l’amore stesso di Dio; essa nasce dalla fede e si alimenta ogni giorno nella speranza. È importante sottolineare ancora una volta che la forma che la gioia deve prendere è quella che si esprime in un rinnovato senso della Chiesa: la priorità della fede, oggi, è l’amore per la Chiesa. Ma è anche la gioia del Vangelo: il Vangelo non è un peso ma è fonte di gioia perché annuncia che è possibile e bello vivere la fedeltà a Gesù. Lo Spirito Consolatore ci fa capire che la vita cristiana è praticabile con entusiasmo proprio nella sua radicalità evangelica.

Commento di don Luigi Galli


28 aprile 2016

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