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sabato 18 agosto 2018
 

Domenica 10 giugno - III domenica dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Marco (10,1-12)

In quel tempo. Partito di là, il Signore Gesù venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione “li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola”. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
   

Dalla Parola alla vita

Spesso nella Scrittura troviamo un collegamento molto bello: l’amore coniugale, il rapporto tra l’uomo e la donna, sono immagine del rapporto tra Dio e il suo popolo, tra il Creatore e le sue creature.

Questa domenica ha come tema centrale di tutte le letture l’amore coniugale, sotto diversi profili. La prima lettura ricorda il progetto di Dio nella creazione dell’uomo e della donna: nessuno può bastare a se stesso, Dio crea ogni essere umano per la comunione, sia attraverso il legame sponsale, sia attraverso l’amore in ogni sua forma. Dice Dio: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Dio dunque inventa la comunione, la relazione umana come principio di bene, come progetto buono sulle relazioni umane. La solitudine come isolamento, come pretesa di non aver bisogno di nessuno, oltre ad essere una pretesa un po’ miope, è contro il disegno di bene voluto da Dio.

Si dice poi che Dio vuole creare un essere che «corrisponda» all’uomo, cioè che si possa relazionare alla pari, che sia sullo stesso piano. Dopo aver creato ogni genere di animali e non avendo trovato questa “corrispondenza”, ecco che Dio crea la donna da una «costola», cioè simbolicamente da un osso che si trova vicino al cuore. In questa sostanziale identità nella differenza, l’uomo e la donna sono davvero nella condizione di creare legami di amore e di comunione.

C’è un altro aspetto che la Scrittura sottolinea a partire dal legame uomo-donna ed è il tema della fedeltà. In particolare il Vangelo ricordando come la legge di Mosè aveva permesso di scrivere l’atto di ripudio e di allontanare la propria moglie, Gesù interpellato risponde così: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina…. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». La ragione è davvero “teologica”, cioè rispecchia l’agire di Dio, che non ripudia nessuna delle sue creature, che rimane fedele anche davanti all’infedeltà degli uomini.

Se dunque il matrimonio cristiano vuole essere segno dell’amore stesso di Dio, allora la possibilità di ripudio è fuori da questa prospettiva. Oggi purtroppo tante famiglie sono in crisi, ma il Vangelo vuole anzitutto rivelarci la qualità e la misura dell’amore di Dio, che è fedele, che non abbandona e non ripudia. Il nostro amore invece è debole e incerto, spesso incapace di rispetto e di reciprocità autentica. Anche san Paolo, che descrive l’uomo «capo» della moglie, in realtà spiega chiaramente che cosa significa, in relazione a Cristo capo della Chiesa: «come anche Cristo che ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei». Si tratta dunque di una relazione di amore e di dono totale, non di competizione o di supremazia. Dunque l’amore fedele che non “ripudia” diventa segno dell’amore stesso di Dio, testimonianza del suo volto. È il dono che chiediamo per noi: poter sperimentare l’amore fedele di Dio, per diventare un po’ ogni giorno un piccolo segno del suo amore nel mondo di oggi.

Commento di don Marco Bove


07 giugno 2018

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