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mercoledì 23 ottobre 2019
 

Domenica 12 giugno - IV dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo (5,21-24)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono».


Dalla Parola alla vita


Se c’è una pagina di Vangelo che imbarazza chi la ascolta durante la celebrazione eucaristica, è proprio quella di questa domenica: «Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima riconciliarti con il tuo fratello». L’imbarazzo più grande sta nel fatto che non si parla di quello che tu hai contro tuo fratello, ma di quello che lui ha contro di te. Sembrerebbe che tu sia responsabile di quello che tuo fratello prova verso di te. Ci tocca capire meglio… per poter proseguire nella celebrazione.

1.
«Ma io vi dico». Questa è l’espressione ripetuta come un ritornello nell’intero Discorso della montagna. Essa ci aiuta a capire in che senso e in che modo Gesù compie la Legge: Gesù la compie perché la “raggiunge” e la supera. In questo modo la Legge non è abolita, ma interiorizzata. Resta il comandamento «non uccidere», ma esso è posto nel cuore, cioè nell’amore più libero e più grande. In questo modo il comandamento si allarga, perché l’amore non ha confini; si passa dal negativo («non uccidere») al positivo che lo comprende e lo supera: ama fino a misurare le parole e ad amare con tutto il cuore. Gesù svela il senso profondo della Legge antica e, senza abolirla, la compie presentando il suo esempio come Legge per il discepolo.

2. La nuova Legge è Gesù. Gesù chiede molto, perché indica un cammino di carità senza confini: «Siate perfetti come il Padre vostro». D’altra parte questo riferimento al Padre si configura con precisione quando Gesù dirà: «Amatevi come io ho amato voi». Stiamo vivendo il tempo liturgico della ferialità: ora è il tempo dell’amore, il tempo per cercare di portare a termine, fin dove possiamo e fin dove ci porta il soffio dello Spirito, quello che Gesù ci ha lasciato da compiere nell’attesa della sua venuta: «Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». Il rapporto con lui è decisivo, ma noi sappiamo che rimaniamo nell’amore solo se osserviamo il «comandamento nuovo».

3. «Riconciliati con tuo fratello». È un comando difficile da mettere in pratica; se guardiamo a quanto accade nelle nostre comunità, dobbiamo ammettere che il termine «fratello» è usato in modo ipocrita. «Sorella» e «fratello» sono due parole sacre per il cristiano; tuttavia l’usura del tempo e la mediocrità della vita hanno tolto a esse ogni significato realistico e concreto. Il motivo va ricercato nella mancanza di un senso profondo dell’appartenenza ecclesiale. La fede è vissuta in modo individuale e intimistico, per cui la Chiesa è vista come una realtà “di fronte a te” e non “dentro di te”. Il clericalismo poi incrementa questa distanza tra i credenti e la Chiesa. Far nascere la Chiesa nel cuore è l’impegno prioritario del cristiano. Dobbiamo imparare a vivere una vera fraternità dando valore concreto ai termini «fratello» e «sorella»; a tutti i fratelli e le sorelle nella fede, senza distinzioni. Sarebbe una bella rivoluzione e la vita cristiana rifiorirebbe.

Commento di don Luigi Galli


08 giugno 2016

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