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martedì 23 luglio 2019
 

Domenica 17 aprile - IV di Pasqua

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Dalla Parola alla vita

Il Vangelo di oggi è una pagina densissima e ci invita a meditare in profondità la natura della nostra fede. Gesù descrive in modo nitido e chiaro il percorso della fede in lui. Lo riprendiamo in quattro tappe.

1. «Io ho amato voi». Tutto parte dall’amore che Gesù ha per noi: è il punto di partenza da cui non si può prescindere. A Pasqua abbiamo visto Gesù crocifisso e lo abbiamo rivisto risorto e fatto Signore dell’universo. In questo modo l’evento pasquale di Gesù è il fondamento e la ragione della fede. Infatti credere significa accogliere il Vangelo della Pasqua e riconoscere in esso la forma storica e spettacolare che ha manifestato, in modo completo e definitivo (sulla croce tutto «è compiuto»), l’amore del Padre per ogni essere umano e per tutta la creazione. Da Gesù ci giunge la notizia che l’amore del Padre è fedele e non permetterà che nulla, di quello che egli ha fatto e ama, potrà mai andare perduto. Da questo amore non ci si può staccare; staccarsi da Gesù vuol dire allontanarsi da Dio e dalla salvezza.

2. Rimanere nell’osservanza dell’amore. Questo amore di Dio non è un atto compiuto una tantum e solo per alcuni. È un amore che resta per sempre perché la nuova alleanza è stata sigillata con il sangue del Figlio di Dio. Di questo amore ci si può fidare e su questo amore si può ragionevolmente far poggiare tutta la vita, la mia e quella di ogni essere umano. La croce è l’àncora sicura di salvezza, è l’amore che mai abbandona. Da qui nasce l’invito di Gesù a «rimanere nel suo amore»: non è un restarvi volontaristicamente, con i propri sforzi, ma un abbandonarsi sereno nelle braccia del Padre che sono sempre pronte ad accogliere.

3. L’amore più grande. L’amore con cui siamo amati e che siamo chiamati a vivere con i fratelli è fedele in modo incondizionato. Lo scopo della mia vita è che il mio fratello viva, allo stesso modo Gesù ha vissuto la sua Pasqua come atto supremo di fedeltà al Padre; il corpo di Gesù, cioè la carne di Dio, è la garanzia dell’amore divino, dunque senza confini. In qualche modo il cristiano è chiamato a vivere in questa immensità e a testimoniare che, da questo oceano di vita e di speranza, prende la forza e la gioia di donare, a sua volta, un amore senza confini. L’amore più grande viene dal Padre e, attraverso Gesù, è partecipato a tutti gli uomini, che diventano amici; per questi amici sono disposto anche a dare la mia vita. È un amore generativo, che dona gioia a chi dà e a chi riceve; è gratuito, perché si preoccupa solo che l’altro viva.

4. La mia gioia in voi. La gioia è frutto di tre cose: sicurezza, pienezza, appagamento. L’amore costruito sulla roccia che è Gesù offre stabilità perché nasce nuovo ogni giorno dal suo amore: non devo meritarlo, devo solo trarne un alimento gratuito. «Chi è senza denaro venga: mangi e beva», è l’invito del profeta Isaia. Dona pienezza, cioè offre la possibilità di una vita santa, l’unica pienamente umana. L’amore di Gesù libera da ogni paura: dove c’è l’amore, non può esserci la paura.

Commento di don Luigi Galli


14 aprile 2016

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