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mercoledì 23 ottobre 2019
 

Domenica 18 settembre - III dopo il martirio di san Giovanni il precursore

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (5,25-36)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato».


Dalla Parola alla vita

Il brano evangelico contiene due parti: nella prima Gesù, in polemica con i giudei, dice che in lui e non nella Legge di Mosè sta la pienezza della vita; nella seconda chiarisce il motivo di questo annuncio: è la testimonianza del Padre che gli fa compiere le sue opere.

1. «Viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio». Questa solenne dichiarazione di Gesù indica l’inizio della salvezza operata da lui nel nome del Padre. I «morti» che odono la sua voce sono coloro che ascoltano la sua parola ed entrano nella vita. Il riferimento non è a chi è fisicamente morto, ma a noi, che senza Gesù siamo senza vita. Il Padre ha la vita in se stesso e questa vita, tramite Gesù, viene ora partecipata a tutti gli uomini. Il termine usato dal Vangelo per indicare questa comunicazione è «potere di giudicare». Il giudizio di Dio avviene in Gesù e non è di condanna, ma di vita; dal contesto Gesù non si riferisce al giudizio finale (il tempo del verbo è al presente, «l’ora di Gesù»). La vita senza Gesù è come una vita nel sepolcro. 
A noi queste parole dicono con forza che la fede è pienezza di vita: amare Gesù e misurare la nostra umanità sulla sua significa entrare nella pienezza della vita. È un messaggio di gioia: la vita bella e nuova non comincia dopo la nostra morte, ma subito, perché la salvezza opera già in questa vita. Forte è l’invito che ci viene a “godere” la vita. Il cristianesimo di oggi si deve concentrare nel togliere ogni patina depressa e triste per manifestare a tutti la gioia del Vangelo. Gesù ci sta chiedendo di «uscire dai sepolcri» perché stare con lui significa «fare una bella vita».

2. «C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera». Gesù sta polemizzando con i Giudei che gli chiedono in nome di chi sta parlando e agendo. Gesù viene da Dio; la testimonianza di Giovanni il Battista è insufficiente per giustificare le sue parole e le sue opere. È Dio stesso, suo Padre, che opera in lui; egli compie «le opere che il Padre gli ha dato da compiere».
Anche a noi è rivolta questa parola di Gesù. Dobbiamo, con serietà e coraggio, chiederci se pensiamo che sia proprio Gesù che ci dona la salvezza, cioè che ci offre ogni giorno le ragioni per vivere la vita straordinaria del Vangelo. Non dobbiamo trascinare pigramente la nostra fede in una semplice “pratica religiosa” senza vivere con intensità una bella e amorosa passione per Gesù. Gesù è geloso e vuole che prendiamo solo da lui la gioia e la ragione per vivere questa vita.
Se la nostra fede non nasce da questa intimità mistica con Gesù siamo come i discepoli del Battista, rimasti «solo per un momento» alla luce di una piccola lampada. Non c’è cammino cristiano senza conoscere e godere dell’amore di Gesù per noi. Anche l’intensità dell’impegno ecclesiale non può bastare. La Chiesa è solo una lampada; il fuoco è Gesù perché a lui il Padre ha affidato il compito di farci rivivere.

Commento di don Luigi Galli


15 settembre 2016

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