Lettura del Vangelo secondo Luca (13,23-29)
In quel tempo. Un tale chiese al Signore Gesù: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio».
Dalla Parola alla vita
Per capire questa pagina evangelica è necessario precisarne il contesto. Gesù, nella sua salita verso Gerusalemme, viene fermato da un tale che gli pone una questione usuale nel conflitto delle scuole rabbiniche: «Si salvano tanti o pochi?». Vogliono sapere di che “scuola” fa parte Gesù. Ma egli glissa la domanda e imposta il problema in un modo del tutto nuovo.
1. «Sforzatevi di entrare per la porta stretta». Gesù non vuol dire che il Vangelo è difficile ed esigente; se così fosse, non ci sarebbero più la misericordia e il perdono per poveri, i piccoli e i peccatori. Gesù vuole dire: «Se volete salvarvi, dovete passare da me, perché io sono la porta». Di fronte alla chiamata alla sequela, non ci sono privilegiati; l’unica via per la salvezza è la croce e, se qualcuno pensa di entrare per un’altra porta (come l’appartenenza al popolo ebraico), per lui non ci sarà nessuna possibilità di entrare al banchetto. Tutti sono invitati e nessuno può vantare un privilegio.
2. «Io non so di dove siete». Parole terribili: com’è possibile che Gesù non ci riconosca? Eppure abbiamo pregato, fatto opere di bene, abbiamo frequentato la Chiesa... Cosa ci manca? Gesù lo dice con chiarezza: «Voi, non so di dove siete: allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia». La giustizia di cui parla è quella delle Beatitudini, la giustizia accolta come giustificazione donata dalla misericordia di Dio. Chi pensa di essere arrivato primo perché si è impegnato con le sue forze e non ha mai attribuito alla grazia il bene fatto, scoprirà di non essere avvantaggiato rispetto a chi ha vissuto nell’umiltà e chiesto perdono. I superbi saranno ammessi per ultimi al banchetto finale.
3. «Verranno da ogni parte e siederanno a mensa nel regno di Dio». È la profezia che si compie sotto i nostri occhi: i salvati dalla croce di Gesù provengono da tutti i popoli della terra. Per entrare nel regno di Dio non ci sono privilegiati, né per razza, né per impegno religioso, né per integrità di vita. La porta stretta è la porta dell’umiltà. Coloro che accolgono Gesù, che sulla croce si è fatto obbediente fino alla morte, saranno i primi nel regno di Dio.
4. «Signore aprici». Indirettamente questo brano del Vangelo ci insegna una preghiera bellissima. Gesù è la porta ed è lui che ci apre se lo invochiamo: «Signore, aprici!». Dobbiamo presentarci ogni giorno a lui nell’umiltà della sequela («Ti seguirò dovunque andrai») e nella semplicità del cuore di chi sa dire: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna!».
Se Gesù ci apre la porta, scopriremo che non è stretta; anzi, la piccola porta dell’umiltà introduce al banchetto dell’intimità con il Signore. L’invito è sempre rivolto a tutti e assomiglia a una supplica: il Padre vuole che la sala sia piena e, se qualche invitato avanza delle pretese, il suo posto sarà preso dai ciechi e dagli zoppi. Il Giubileo della misericordia serve anche a farci capire che la porta è il cuore di Gesù e non il vanto per le nostre opere, anche se buone.
Commento di don Luigi Galli




