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mercoledì 23 ottobre 2019
 

Domenica 20 marzo - Delle Palme

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (Gv 11,55-12,11)

In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

 

Dalla Parola alla vita

La domenica delle Palme è il grande portale che introduce la Settimana Santa. Un tempo che racchiude in sé tutte le settimane dell’anno: ogni giorno è la “matrice” dei giorni delle settimane future. Senza la Settimana santa non potrebbe esistere la Chiesa perché non ci sarebbe più l’Eucaristia. La liturgia si fa ricca di Parola, di riti e di emozioni.  Il rito ambrosiano prevede due celebrazioni con brani di Vangelo diversi. Il primo racconta l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme «seduto su un puledro d’asina»; il secondo parla della cena di Betania, dove Maria, sorella di Marta, cosparge di profumo i piedi di Gesù, suscitando le proteste indignate di Giuda Iscariota. Meditando questi Vangeli possiamo trovare una preziosa indicazione per “entrare” con Gesù in Gerusalemme, città della Pasqua.

1. Gesù entra a Gerusalemme. L’ingresso è trionfale, ma questo non deve trarre in inganno. Gesù entra nel Tempio della santa città portato da un piccolo asino. Gesù, come vedremo scritto sulla croce, è re dei Giudei, ma è un re «mite e umile di cuore». L’asinello che lo porta ci insegna come dobbiamo partecipare alla Passione: noi dobbiamo stare con Gesù e portarlo sulle nostre spalle nella sua decisiva e definitiva “agonia” (lotta) con il padre della menzogna, nemico dell’uomo. Il Padre consegna Gesù nelle mani degli uomini e Gesù diventa l’agnello immolato che si carica sulle spalle i nostri peccati.  Con il sangue sparso in croce, Gesù sigilla la nuova alleanza che segna la «morte della morte». Gesù muore, ma la morte non trionfa perché lui risorge e più non muore; la morte non ha più potere su di lui e a noi è consegnata la speranza che la sua croce sarà anche la nostra vittoria.

2. Il profumo sui piedi di Gesù. Il profumo, lo esplicita Gesù stesso, è quello della sepoltura; un profumo che rende il corpo incontaminato in vista della risurrezione. Questo olio profumato simboleggia il crisma della nostra consacrazione battesimale e la straboccante effusione di grazia e di gioia che si riverserà sulla Chiesa e sul mondo nella santa notte di Pasqua.

Il profumo di Maria ci dice anche l’atteggiamento con cui vivere i prossimi giorni: sono giorni santi per i quali dobbiamo, come Maria, “svuotare” completamente l’ampolla della nostra amicizia con Gesù per vivere con lui la sovrabbondanza della liturgia. La Chiesa sa che in questi giorni si decide il suo destino e “resta con lo Sposo” fino all’ultimo. Sono giorni diversi da tutti gli altri: i credenti sono chiamati a organizzarsi con serietà e impegno per vivere con intensità questa settimana. Siamo chiamati a diventare, con Gesù, protagonisti della grande liturgia della Pasqua. Ogni pensiero, ogni preoccupazione, ogni programmazione devono lasciare il posto a Gesù che passa portando la croce; così si vedrà la serietà della nostra fede. Da oggi, come coraggiosi asinelli, prendiamo su di noi Gesù per accompagnarlo, senza perderlo mai di vista, verso il luogo della sua Passione e della nostra salvezza.

Commento di don Luigi Galli


16 marzo 2016

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