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sabato 19 gennaio 2019
 

Domenica 23 dicembre - VI di Avvento

Lettura del Vangelo secondo Luca (1,26-38a)

In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
  

Dalla Parola alla vita

Siamo a un passo dal Natale e questa domenica è caratterizzata dalla presenza di Maria, colei che per prima si è preparata ad accogliere il Signore Gesù, nel suo grembo di madre e nella sua vita di credente. Ma c’è anche un invito che la parola di Dio fa risuonare per noi in questa stessa domenica, l’invito alla gioia.

È Maria che, visitata dall’angelo Gabriele, si sente rivolgere un invito particolare, molto di più di un semplice saluto: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». Alle tradizionali parole “Ave Maria”, la traduzione italiana che oggi si legge nella liturgia, ha sostituito l’espressione letterale «Rallégrati», dunque un invito vero e proprio alla gioia. Ma quello che ci colpisce è il motivo che l’angelo suggerisce a Maria, cioè «il Signore è con te». In fondo l’angelo le ricorda e le rivela un aspetto fondamentale della nostra fede, cioè la presenza e la vicinanza del Signore nella nostra vita. Il mistero del Natale che ci apprestiamo a rivivere e a celebrare ha proprio qui il suo centro: in Gesù Dio viene ad abitare in mezzo a noi, si fa chiamare l’ Emmanuele, il Dio-con-noi. La certezza che il Signore non ci lascerà da soli, che soprattutto nei momenti di difficoltà e di stanchezza sarà al nostro fianco, può davvero essere per noi motivo di gioia, invito alla gioia. Come Maria, che si rende disponibile a essere strumento della presenza di Dio in mezzo a noi, riconoscendosi chiamata ad accogliere Gesù nel suo grembo, così anche noi tutti siamo chiamati a fare spazio nella nostra vita per accogliere il Signore.

Ma c’è una seconda parola che l’angelo rivolge a Maria e che non deve sfuggirci: si rivolge a lei chiamandola «piena di grazia». Anche questo che Maria si sente dire è qualcosa di cui lei e noi dobbiamo sempre fare memoria, cioè Maria è riempita della grazia di Dio, dell’amore di Dio. Ma questo non è un privilegio di Maria, è una scoperta che Maria fa per prima e in modo speciale, perché il frutto di questo amore è Gesù che lei porterà nel suo grembo. Dunque il suo è un compito unico e speciale, che solo a lei è stato chiesto, ma a tutti noi è data la possibilità di accogliere la presenza di Gesù nella nostra vita e di riconoscerci amati da Dio, anche noi “pieni di grazia”, riempiti dell’amore di Dio attraverso Gesù, che viene ad abitare in mezzo a noi e diventa il segno della sua presenza, perché nessuno si senta solo o dimenticato.

Anche l’apostolo Paolo, scrivendo ai Filippesi, rivolge lo stesso invito alla gioia e li esorta anche ad esserne testimoni: «Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!». Prepariamoci allora alla nascita del Signore chiedendo il dono della gioia, non certo per dimenticare le fatiche ma per affidarle alle mani di colui che si è fatto nostro fratello e per sempre è venuto ad abitare su questa terra, per restare a noi vicino. Con Maria e come Maria diciamo il nostro “si” al Signore, perché possa trovare posto dentro di noi, nella nostra vita.

Commento di don Marco Bove


20 dicembre 2018

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