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mercoledì 18 settembre 2019
 

Domenica 24 marzo - III di Quaresima

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (8,31-59)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».

Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».

Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
    

Dalla Parola alla vita

«Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Queste parole del Vangelo di Giovanni, che sono il punto di partenza del brano evangelico di questa terza domenica di Quaresima, sono insieme un invito e una bellissima sintesi del cammino di un cristiano, di un discepolo di Gesù. La Quaresima è ancora una volta l’occasione per ritrovare la propria identità cristiana, il cammino che il Signore ci ha indicato. Anzitutto l’invito fondamentale: rimanere nella parola del Signore Gesù. Sullo sfondo possiamo intravedere il cammino dell’antico popolo di Israele che dalla schiavitù in Egitto viene condotto alla libertà della terra promessa attraverso il cammino dell’esodo. Ogni autentico cammino di fede è sempre anche un cammino di libertà.

C’è però una affermazione che colpisce e che i Giudei che stanno discutendo con Gesù gli dicono con grande convinzione: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno». Sappiamo molto bene che gli Ebrei rimasero in Egitto circa quattrocento anni e furono oppressi con una dura schiavitù, possibile che questi non se ne ricordassero più? In effetti Gesù dice che solo rimanendo nella sua parola è possibile conoscere la verità: già, ma di quale verità si tratta? Della verità di Dio, che è amore e misericordia, e della verità dell’uomo che ha estremamente bisogno di questa misericordia.

San Paolo nella Lettera ai Romani lo ricorda con grande chiarezza: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. Dunque quella dei giudei che stanno discutendo con Gesù è una presunzione e una pura illusione, perché si ritengono al sicuro per il semplice fatto di appartenere a un popolo, cioè di essere figli di Abramo: «Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero». La nostra libertà, così come quella dei Giudei al tempo di Gesù, è solo apparente, se non rimaniamo fedeli alla parola del Signore. Fare verità significa dunque riconoscerci peccatori e bisognosi del suo perdono, solo così saremo non più schiavi del peccato, ma liberi grazie al Signore Gesù, «strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati».

Inoltre il verbo “rimanere” nel Vangelo di Giovanni ha un significato particolare: è lo stesso del tralcio che deve rimanere nella vite per portare frutto. Allo stesso modo ogni discepolo può portare frutto solo attraverso il legame con Gesù e con la sua parola: è infatti un legame “vitale” perché da lì passa la linfa che dona vita. Ecco perché Gesù ci invita a rimanere nella sua parola. Questo tempo di Quaresima è dunque un momento favorevole, un tempo di grazia, per rinsaldare questo legame vitale; è in un certo senso il nostro “esodo annuale” di quaranta giorni, come i quarant’anni dell’esodo: la Pasqua sarà la nostra terra di libertà.

Commento di don Marco Bove


21 marzo 2019

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