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venerdì 19 luglio 2019
 

Domenica 25 settembre - IV dopo il martirio di san Giovanni il precursore

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (6,51-59)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao.


Dalla Parola alla vita

Il brano che leggiamo oggi è la parte finale del «discorso del pane della vita» che Gesù ha tenuto nella sinagoga di Cafarnao. È un’occasione straordinaria per meditare sul mistero grande che alimenta la vita cristiana e che fa nascere quotidianamente la Chiesa.

1. «Io sono il pane vivo disceso dal cielo». Gesù si presenta ai suoi discepoli non come un maestro qualsiasi, ma dice che dal rapporto “fisico” con lui dipende la loro vita piena. Gesù è il pane perché fa vivere e trasforma la vita. Gesù mi dona la vita umana, il suo significato, la sua riuscita e il suo finale destino; questo dono avviene con una comunione profonda come quella che si realizza con il cibo. Gesù è pane e dunque alimento necessario di ogni vita degna di questo nome. Ciò pone la vita cristiana su un livello grande e intenso: in Gesù il perdono di Dio non lascia l’uomo nella vita di prima ma lo trasporta verso la vita stessa di Dio; Gesù infatti è un pane «disceso dal cielo», cioè da Dio.

2. «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Ci viene proposto un salto che lascia senza fiato. Gesù insiste nel dire che il discorso sul pane non è solo un’allegoria, ma che è realistico e che si riferisce al suo corpo immolato per essere mangiato. È comprensibile lo sgomento di quelli che lo ascoltavano; pensavano di aver capito male, ma Gesù riafferma: «Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita». C’è un “pasto sacro” da consumare se si vuole stare con Gesù. Noi non siamo sconvolti come i discepoli perché sappiamo che il realismo del corpo e sangue di Gesù sono a nostra disposizione nei segni sacramentali. Il segno eucaristico del pane e del vino da una parte ci mette al riparo dallo scandalo dei discepoli ma, dall’altra, ci può portare a una sostanziale indifferenza nei confronti dell’Eucaristia. La Messa non è un precetto, ma il tesoro dei cristiani: è tutto ciò che la Chiesa ha da offrire al mondo, perché l’Eucaristia è Gesù stesso.

3. «Chi mangia questo pane vivrà in eterno». L’Eucaristia è Gesù perché è la reale presenza della sua vicenda pasquale. Essere partecipi dell’Eucaristia significa stare ai piedi della croce come Maria e Giovanni; è cambiato il contesto, ma il significato è identico. Se la morte di Gesù non è viva in me, io sono consegnato per sempre alla morte; ma se io sto sotto la croce, la morte di Gesù diventa la mia e seguo anch’io il suo destino di risurrezione del corpo. Il miracolo più grande è che nel segno sacramentale la morte di Gesù diventa reale per me: con la presenza reale della Pasqua c’è la salvezza, con il segno sacramentale quella salvezza è per me. Se non fosse reale la presenza, non ci sarebbe salvezza; se non ci fossero i segni del pane e del vino, quella salvezza non sarebbe per me. Perciò l’Eucaristia è il tesoro più grande della Chiesa. Posso solo aggiungere, con  dolore, che il grande dramma delle nostre comunità cristiane è l’ignoranza circa l’Eucaristia. Qualche celebrazione in meno e qualche meditazione in più.

Commento di don Luigi Galli


22 settembre 2016

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