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sabato 19 gennaio 2019
 

Domenica 28 ottobre - I dopo la Dedicazione del Duomo di Milano

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (10,22-30)

In quel tempo. Il Signore Gesù apparve agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
   

Dalla Parola alla vita

Questa domenica ha un “sottotitolo” che ci aiuta a ritrovare il filo rosso delle letture bibliche che la liturgia oggi ci propone e la sua collocazione nel cammino dell’anno, si tratta infatti della domenica del “mandato missionario”. Cosa significa? Che la “Giornata missionaria mondiale”, che si celebra in questa domenica, ci invita a ricordare e a pregare per i tanti missionari sparsi nel mondo intero, a sostenere anche materialmente le missioni, ma soprattutto a ritrovare una dimensione che è di tutta la Chiesa e di tutti noi: la Chiesa non può che essere missionaria, sempre.

È questo il senso del mandato di Gesù ai suoi discepoli prima di salire al cielo, dopo la sua risurrezione: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura…». Il compito che il Signore ha assegnato ai suoi discepoli riguarda tutti gli uomini, perché il Vangelo va annunciato ad ogni creatura e dunque il campo della missione è infinito, si tratta di raggiungere il mondo intero. Una impresa impossibile? In realtà il Vangelo ci ricorda che il Signore non ha abbandonato i suoi anzi, continua ad agire insieme con loro, li sostiene nell’opera missionaria.

Oggi i discepoli del Signore siamo noi, dunque è a tutti noi che il Signore affida il compito di essere i missionari di questo nostro tempo. Ciascuno nel proprio mondo, ciascuno là dove il Signore lo ha chiamato a vivere e lavorare, è chiamato a diventare annunciatore del Vangelo. Tutta la Chiesa allora è missionaria e, tra tutti i battezzati, qualcuno in particolare è chiamato anche a partire e ad andare in altre terre, presso altre culture, a testimoniare con la vita una parola di salvezza.

Il testo degli Atti degli Apostoli inoltre ci suggerisce un bellissimo esempio di annuncio missionario, nato da un incontro tra l’apostolo Filippo e un funzionario etiope che se ne sta tornando a casa dopo aver compiuto il pellegrinaggio a Gerusalemme. L’incontro che sembra casuale, invece è guidato dallo Spirito Santo, che indica a Filippo la strada lungo la quale incamminarsi e la persona che, senza saperlo, attendeva qualcuno capace di spiegargli la Parola di Dio per portarlo alla fede. Filippo si mette accanto all’Etiope, lo interpella, si mette prima in ascolto e poi in dialogo e alla fine lo battezza nel nome del Signore.

Forse può sembrarci lontano nel tempo o distante dalla nostra vita, ma è un esempio molto importante per tutti noi, perché anche a noi è chiesto di lasciarci guidare dallo Spirito Santo, di cogliere le tante occasioni della vita quotidiana, i tanti incontri che capitano nella vita, per scoprire che c’è qualche cosa di provvidenziale e non solo casuale, per metterci in dialogo e per diventare anche noi capaci di parlare del Signore, senza troppe paure, con la semplicità della nostra vita. La Chiesa è missionaria anche oggi e il Signore ripete a tutti noi: andate in tutto il mondo.

Commento di don Marco Bove


25 ottobre 2018

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