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mercoledì 17 luglio 2019
 

Domenica 29 maggio - II dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Matteo 6,25-33

In quel tempo. Il Signore Gesù ammaestrava le folle dicendo: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta».

 

Dalla Parola alla vita

Conosciamo bene il Vangelo di questa domenica. Ha un indubbio fascino, che, tuttavia, fatica a tradursi in comportamenti concreti. Contiene cose belle da dire, ma impraticabili senza la grazia. Gesù lo dice con chiarezza: «Di tutte queste cose ne vanno in cerca i pagani». I pagani in questione non sono solo coloro che non credono, ma sono anche tanti credenti che non si “abbandonano” alla grazia di Dio.

Per precisare meglio questo pensiero sono utili tre sottolineature.

1. Il paradosso. Dobbiamo subito notare una cosa: le cose di cui parla Gesù sono buone. Il cibo, il vestito, la cura per la propria vita sono tutte cose buone e indispensabili. Gesù non dice di abbandonarle, dice un’altra cosa: cercate di vivere bene, ma questo impegno non deve diventare una preoccupazione; cioè il cibo, il vestito, la salute, i piaceri della vita, il lavoro, il divertimento non devono entrare a tal punto nel cuore da occuparlo interamente. Madre Teresa di Calcutta esprimeva con semplicità e chiarezza questo concetto: «Dovete occuparvi di tutto senza mai pre-occuparvi di nulla».

Gesù non chiede il disprezzo per il mondo, chiede di non mettere Dio in secondo piano. Detto così sembra molto facile: in realtà comporta una serie di atteggiamenti pratici che non sono comuni tra “i pagani”, ma che, purtroppo, non sono praticati neppure dai cristiani.

2. La motivazione. «Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta». È interessante notare che Gesù garantisce tutte le cose belle della vita: tutto vi sarà dato in aggiunta.

Gesù ha fatto un patto con i suoi amici: «Mettete me al primo posto, rinunciate a tutto quello che ve lo impedisce e, se le cose che avete lasciato sono buone e belle, io ve le faccio ritrovare moltiplicate per cento». Questa è la sfida, ma è anche la gioiosa novità del Vangelo.

3. La giustizia del regno. Questa espressione esige una spiegazione perché non è immediatamente chiara. La giustizia di cui si parla è quella di Dio. Egli non è giudice che emette sentenze, ma è un Padre che, con il sacrificio di Gesù, rende giusti gli uomini.

La giustizia di Dio non è il premio per chi se la merita, ma è la forma che prende l’amore di Dio quando si dirige verso l’uomo peccatore. Chi pensa di procurarsi la giustizia da sé, rende vana la croce di Gesù.

La rinuncia non alle cose, ma a farle diventare indispensabili per la salvezza, mette nella condizione di gustare la bellezza della fede; si è distaccati dalle cose e ci si affida totalmente a Colui che tutto può e nulla toglie.

Commento di don Luigi Galli


26 maggio 2016

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