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mercoledì 23 ottobre 2019
 

Domenica 3 luglio - VII dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (6,59-69)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».


Dalla Parola alla vita

Il Vangelo ci porta all’uscita della sinagoga di Cafarnao. Gesù ha appena pronunciato il discorso sul pane della vita, in cui presenta se stesso come il cibo che dona la vita che non muore. Supera così tutta l’esperienza dell’Esodo: ora il cibo non è più la manna, ma il corpo e il sangue di Gesù. È un discorso duro, che porta lo scompiglio tra i seguaci di Gesù: molti se ne vanno. Gesù ne approfitta per condurre i discepoli verso la fede autentica in lui. È la strada che facciamo anche noi.

1. «Lo Spirito dà la vita». Solo lo Spirito opera la fede in Gesù: essa si incammina verso la maturità quando il credente scopre che la sua fede non è solo frutto della propria libera scelta. Credere significa vivere una esperienza profonda di ascolto e di affidamento; solo così si può scoprire il dono che viene dall’alto. Una fede che viene “dal basso” è secondo la carne: non nasce dall’abbandono a Dio, ma si costruisce esclusivamente come impegno umano. Una tale fede “carnale” non riuscirà a sopravvivere alle esigenze della sequela e non sarà capace di accettare lo scandalo della croce.

2. «Nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre»
. Queste parole di Gesù vanno ben comprese: esse potrebbero essere interpretate come se Dio distribuisse a caso la fede, senza nessun coinvolgimento della libertà umana. Queste parole di Gesù vanno invece collegate al discorso appena fatto sul pane della vita. La vita eterna può venire solo da Dio: è sempre un dono, mai un compenso per il bene fatto. Bisogna tuttavia che la nostra libertà conceda al dono tutto lo spazio perché esso trasformi la vita. Il dono della fede è più grande di ogni attesa: nessuno si aspetterebbe di ricevere la vita eterna; nello stesso tempo la mia vita è eterna solo se la consegno liberamente al dono ricevuto. Nessuno può andare al Padre se il Padre non lo chiama, ma la chiamata esige, per essere efficace, una risposta libera. La vita di fede è un’opera divino-umana, frutto del dono dello Spirito Santo e del sì dell’uomo.

3. «Signore, da chi andremo?»
. La domanda di Pietro non dice lo smarrimento di chi non saprebbe cosa fare senza Gesù, ma esprime la gioia di chi ha già lasciato tutto per seguire Gesù e conferma la sequela anche in un passaggio particolarmente difficile.
Tutti i credenti conoscono bene i dubbi e le tentazioni cui la fede è sottoposta. Molti si spaventano e pensano che basti il dubbio per… dubitare di avere la fede. Non è così: la fede conosce il dubbio, ma al dubbio sa resistere. Credere significa resistere al dubbio. Con la fede mi affido a Gesù non per ottusità mentale o per paura, ma perché l’amore supera il dubbio e la paura.
Pietro dice due parole importanti: «Noi abbiamo creduto e conosciuto». La fede è una forma di conoscenza che coinvolge sia le ragioni dell’intelligenza che quelle della libertà che si lega nell’amore. Il credente può dire con verità: «Signore, io ti conosco e ti amo; se anche rimanessi l’unico credente al mondo, io non potrei negare di conoscerti e di amarti. Signore, io resisto!».

Commento di don Luigi Galli


30 giugno 2016

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