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mercoledì 14 novembre 2018
 

Domenica 8 luglio - VII dopo Pentecoste

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (16,33–17,3)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».

Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo».
   

Dalla Parola alla vita

Negli inevitabili momenti di difficoltà che la vita ci riserva, spesso ci troviamo a dire: ma dove sei Signore? Come se la sua presenza ci potesse risparmiare le fatiche che ci ricordano quanto siamo fragili. Non è certo il Signore che ci mette in difficoltà o che ci crea ostacoli, siamo capaci da soli a metterci nei guai o a creare difficoltà a chi abbiamo accanto, o la vita stessa col suo ciclo biologico di nascita, crescita e invecchiamento ci mette davanti alla nostra debolezza.

Quello che invece il Signore ci promette è un’altra cosa: in ogni difficoltà non ci lascia da soli, ma rimane accanto a noi, ci sostiene nelle “battaglie” della nostra vita e ci invita ad avere fiducia, per affrontare con coraggio ogni nostra difficoltà, come ci ricorda il Vangelo: «Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!». Ma di quale vittoria si tratta? Quale battaglia ha combattuto il Signore? Gesù si riferisce alla sua Pasqua, cioè alla battaglia contro il male e la morte, contro l’ingiustizia e la violenza. Rivolgendosi al Padre, affida se stesso e tutti noi.

Nella prima lettura di oggi invece, tratta dal Libro di Giosuè, ci viene raccontato il momento in cui il popolo di Israele entra nella terra promessa attraverso scontri e battaglie, ma in tutto questo «il Signore combatteva per Israele». Dio non ci invita certo a fare guerra, ma simbolicamente “combatte” con noi ogni volta che ne abbiamo bisogno, per il nostro bene e per il bene di coloro che ci sono cari. È così che insieme a lui, anche noi possiamo vincere le nostre battaglie quotidiane e sconfiggere il male.

Ma la parola più chiara in questa domenica la raccogliamo da san Paolo, che nella lettera ai Romani ripensa a tutta la sua esperienza di apostolo e alle tante situazioni di pericolo e di difficoltà che ha dovuto affrontare. Come le ha superate? Dove ha trovato la forza e il coraggio di ricominciare sempre, di non perdersi d’animo? Ci risponde in modo semplice ma profondo: la certezza di essere amato da Dio lo ha sostenuto sempre. Paolo infatti ripensa ai momenti di tribolazione, quando ha subito la persecuzione, quando ha dovuto affrontare la fame, la nudità, il pericolo e la spada, e poi aggiunge: «Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati». Dunque anche a san Paolo non sono state risparmiate le difficoltà, nonostante agisse in obbedienza a Dio, per annunciare il Vangelo. Ma questa profonda convinzione non lo ha mai abbandonato: «Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore».

Chiediamo dunque anche noi questa grazia, cioè di poter affrontare la nostra vita quotidiana con questa certezza: tu Signore mi ami e la mia vita è preziosa ai tuoi occhi, questo mi basta. Prendimi per mano, con te posso affrontare ogni fatica, perfino la morte, perché tu hai vinto anche quest’ultima barriera della nostra vita.

Commento di don Marco Bove


05 luglio 2018

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