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Al Sisi, faraone di un Egitto a pezzi

27/05/2014  L'ex generale è chiamato a riportare l'ordine in un Paese sull'orlo del disastro.

Propaganda elettorale per Al Sisi (Reuters).
Propaganda elettorale per Al Sisi (Reuters).

IL CAIRO – Davanti al sindacato dei giornalisti si raduna l’ultimo corteo. “Né con Sisi, né con gli Ikhwan il coro scandito dai manifestanti. Sono i rivoluzionari progressisti, quelli della prima ora, perennemente all’opposizione. La cosiddetta ‘terza via’. Sfidano la famigerata legge contro le manifestazioni, che ha già portato in carcere attivisti tra i più noti, come Ahmed Doma, Ahmed Maher e il blogger Alaa Abdel Fattah. Piazza Tahrir è inaccessibile, ammantata di erba verde, irreale.

“Queste elezioni sono una farsa – dice Tarek Sabry, del movimento ‘6 aprile’ – Sisi ha già vinto e Sabahi è solo una comparsa. Sembra che in questo Paese non ci sia scampo, o si cade nel dispotismo islamico o in quello militare”. Dai marciapiedi parte qualche fischio. Gruppi di persone inneggiano al generale. La sua immagine è appesa ovunque, ormai da quasi un anno. “Ha salvato il Paese dai Fratelli musulmani – dice Safia Ziad – lo voteremo tutti. E vincerà lui”. I giochi sembrano fatti per l’Egitto che si sta recando alle urne. Ma la spaccatura nella società civile resta profonda. Al plebiscito nei confronti del generale non parteciperanno di certo gli islamici che ancora si riconoscono nella Fratellanza, fiaccati dalla repressione. E si temono nuovi attentati.

“Indietro non si torna” garantisce lo scrittore Mohamed Salmawy, direttore del quotidiano Al Masry Al Youm, uno dei 50 membri della Commissione che ha avuto il compito di emendare la Costituzione, lo scorso autunno. “Non è possibile tornare alla macchina di corruzione messa in piedi da Mubarak – dice – i milioni di persone che hanno protestato il 30 giugno sono la garanzia che questo non accadrà. Sisi prima di candidarsi, ha dismesso la divisa. E’ un fatto simbolico. Non era accaduto né con Sadat, né con Mubarak. Quello che sta per iniziare sarà un Egitto totalmente nuovo”.

Dall’altra parte della barricata c’è chi punta il dito contro la repressione del dissenso operata dal regime di transizione militare. “In carcere ci sono persone arrestate con l’accusa di aver invitato a boicottare il referendum costituzionale – denuncia Nabil Fekry, esponente del partito islamista moderato Strong Egypt, fondato dall’ex fratello musulmano Abdel Moneim Aboul Fotouh – gli attivisti che hanno ispirato la rivoluzione contro Mubarak ora sono sotto processo. Il sillogismo è rodato: criticare Sisi equivale ad essere alleato con i terroristi. E questo sarebbe il nuovo Egitto, dopo tre anni e mezzo di rivoluzione?”.

“Sisi è stato abile nel costruire ad arte uno stato di terrore – conviene la giornalista e blogger Sara Khorsid – una sensazione di complotto esterno contro la Nazione. E gli egiziani hanno dimostrato di essere molto sensibili a questo. Il problema è che il Paese sta andando a rotoli”. L’economia è al collasso. Il turismo in ginocchio.

Ad aprile, secondo dati ministeriali, il calo negli arrivi è stato del 21 per cento. Lungo il Nilo, a Luxor e Assuan, oppure sul Mar Rosso, a Sharm El Sheik, Hurgada e Marsa Alam, tradizionali feudi dei flul (i residui) del regime di Mubarak, il consenso nei confronti di Sisi è quasi plebiscitario. “Viene percepito come il ritorno alla stabilità – spiega l’economista Mohamed Samhouri del Regional center for strategic studies – ma avrà di fronte a sé sfide enormi. Il 70 per cento dei disoccupati egiziani ha meno di 30 anni. E l’80 per cento di loro sono scolarizzati. É una pentola a pressione che può tornare a esplodere da un momento all’altro”.

 

Code al Cairo per il voto (foto G. Mastromatteo).
Code al Cairo per il voto (foto G. Mastromatteo).

Dall’altra parte della barricata c’è chi punta il dito contro la repressione del dissenso operata dal regime di transizione militare. “In carcere ci sono persone arrestate con l’accusa di aver invitato a boicottare il referendum costituzionale – denuncia Nabil Fekry, esponente del partito islamista moderato Strong Egypt, fondato dall’ex fratello musulmano Abdel Moneim Aboul Fotouh – gli attivisti che hanno ispirato la rivoluzione contro Mubarak ora sono sotto processo. Il sillogismo è rodato: criticare Sisi equivale ad essere alleato con i terroristi. E questo sarebbe il nuovo Egitto, dopo tre anni e mezzo di rivoluzione?”.

“Sisi è stato abile nel costruire ad arte uno stato di terrore – conviene la giornalista e blogger Sara Khorsid – una sensazione di complotto esterno contro la Nazione. E gli egiziani hanno dimostrato di essere molto sensibili a questo. Il problema è che il Paese sta andando a rotoli”. L’economia è al collasso. Il turismo in ginocchio.

Ad aprile, secondo dati ministeriali, il calo negli arrivi è stato del 21 per cento. Lungo il Nilo, a Luxor e Assuan, oppure sul Mar Rosso, a Sharm El Sheik, Hurgada e Marsa Alam, tradizionali feudi dei flul (i residui) del regime di Mubarak, il consenso nei confronti di Sisi è quasi plebiscitario. “Viene percepito come il ritorno alla stabilità – spiega l’economista Mohamed Samhouri del Regional center for strategic studies – ma avrà di fronte a sé sfide enormi. Il 70 per cento dei disoccupati egiziani ha meno di 30 anni. E l’80 per cento di loro sono scolarizzati. É una pentola a pressione che può tornare a esplodere da un momento all’altro”.

 

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