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martedì 21 maggio 2024
 
 

Betlemme accende l'albero di Natale fra speranza e timori

04/12/2022  Migliaia di persone hanno seguito l'evento nella piazza della mangiatoia. Il turismo è in ripresa, ma si avverte il peso delle tensioni fra palestinesi e israeliani. Nostra intervista al sindaco Hanna Hanania

Il sindaco di Betlemme, Hanna Hanania.
Il sindaco di Betlemme, Hanna Hanania.

Da Betlemme

La città di Betlemme, in Cisgiordania, ha acceso il suo grande albero di Natale in Manger Square (la piazza della mangiatoia), di fronte alla Basiica della Natività, sabato 3 dicembre poco dopo le 20, dopo un evento durato due ore in cui i discorsi delle autorità si sono alternati a spettacoli musicali. Poco prima dell’accensione dell’albero sono salite sul palco le varie autorità religiose. È stato intonato un canto e poco dopo  l’albero si è acceso. Poi è cominciato uno spettacolo pirotecnico per la gioia delle migliaia di persone presenti in piazza. Cerano tante famiglie, molti bambini, in gran parte della comunità cristiana, ma anche i musulmani che hanno condiviso il clima di festa. Non faceva troppo freddo, nelle bancarelle si vendevano pannocchie e zucchero filato colorato di viola, mentre nelle grandi padelle delle rosticcerie vicine alla piazza sfrigolavano i falafel. C’erano anche i turisti e i pellegrini, che stanno finalmente tornando dopo il biennio difficile della pandemia di COVID19.

Domenica 27 novembre il custode di Terra Santa, Francesco Patton, in visita a Betlemme, rivolgendosi a un gruppo di pellegrini italiani, aveva detto: “Sono contento di vedere tanti pellegrini: sono contento perché possono tornare a ravvivare la loro fede qui in Terra Santa, e sono contento per i nostri cristiani di Betlemme che possono accoglierli e offrire i loro servizi, così da poter vivere dignitosamente del proprio lavoro. Come Custode, è bello vedere di nuovo frequentati i luoghi dell’Incarnazione e della Redenzione”

Si mostra moderatamente ottimista anche il sindaco di Betlemme, Hanna Hanania. Eletto la scorsa primavera, Hanania ha 42 anni,  é docente universitario di scienze finanziarie all’Accademia Araba ed é di fede cristiano ortodosso. Lo abbiamo intervistato al Peace Center, a pochi metri dall’albero di Natale.

Signor sindaco, con quale spirito Betlemme si prepara a celebrare il Natale?

“Lo slogan scelto dal Comune è: lo spirito del Natale ci raggruppa insieme nella pace. Betlemme, il luogo della nascita di Gesù Cristo, è la città della pace. Noi vogliamo trasmettere questo messaggio a tutto il mondo”.

Dopo la pandemia la città è tornata a riempirsi  di turisti e pellegrini?

“Betlemme è una città che dipende totalmente dal turismo. Durante la pandemia il turismo si è fermato e tutta la ruota dell’economia di Betlemme ha smesso di girare. Tutti qui sono stati colpiti in qualche modo dal COVID: chi lavora nel turismo, gli impiegati, i commercianti. Ma finalmente stiamo vedendo il ritorno dei turisti in questo periodo. Ma ci serve ancora del tempo per uscirne fuori, molta gente si è anche indebitata e impoverita, speriamo che l’afflusso di turisti prosegua con il ritmo che vediamo in questi giorni”.

Le tensioni fra israeliani e palestinesi, molto forti anche in queste ultime settimane, che effetto hanno sulla vita dei cittadini di Betlemme?

“Purtroppo l’occupazione israeliana non si è mai fermata. Ultimamente stiamo piangendo tanti martiri palestinesi e questo colpisce tantissimo la situazione generale della città. Il governo israeliano continua  prendere i terreni dei palestinesi per costruire colonie e nuovi insediamenti e tutte queste attività purtroppo bloccano l’ipotesi di due stati che possono vivere vicini su questa terra. Da qua chiedo alla comunità internazionale di intervenire per poter aiutare il popolo palestinese per poter arrivare a un accordo di pace, perché vogliamo smettere di perdere ogni giorno i nostri bambini e i nostri giovani”.

Lei appartiene alla comunità cristiana che in Terra Santa si sta sempre più riducendo. Che futuro possono avere qui i cristiani?

“Purtroppo, mi space dirlo,  la comunità cristiana in Palestina è sempre meno numerosa e tanti vogliono emigrare all’estero. Io voglio solo dire che l’unica causa  di questo esodo di cristiani è l’occupazione israeliana, che ogni giorno esercita una pressione sui cittadini palestinesi in generale, sia musulmaniche cristiani”.

Qual è il suo augurio per questo Natale?

“Spero che riluciamo a realizzare il nostro sogno: la libertà per il popolo palestinese, che possa vivere in pace in un suo stato”.

 
 
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