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sabato 20 aprile 2024
 
udienza
 

«Contenere l'ira, non consegnare la notte al diavolo»

31/01/2024  Gli equivoci vanno chiariti subito, in giornata, spiega il Pontefice durante la catechesi sui vizi, per non far dilagare questo sentimento "tenebroso". Ma bisogna anche saper provare una santa indignazione di fronte alle ingiustizie, come è accaduto a Gesù nei confronti dei mercanti del Tempio.

«Un vizio particolarmente tenebroso». Papa Francesco parla dell’ira, un sentimento che ci rende il respiro affannoso, lo sguardo torvo e corrucciato, che ci toglie il sonno e che, spesso, anche se nasce da una ingiustizia patita (o ritenuta tale) «non si scatena contro il colpevole, ma contro il primo malcapitato. Ci sono uomini che trattengono l’ira sul posto di lavoro, dimostrandosi calmi e compassati, ma che una volta a casa diventano insopportabili per la moglie e i figli».

L’ira, spiega il Pontefice, «è un vizio dilagante», «distruttivo dei rapporti umani. Esprime l’incapacità di accettare la diversità dell’altro, specialmente quando le sue scelte di vita divergono dalle nostre. Non si arresta ai comportamenti sbagliati di una persona, ma getta tutto nel calderone: è l’altro, l’altro così com’è, l’altro in quanto tale a provocare la rabbia e il risentimento. Si comincia a detestare il tono della sua voce, i banali gesti quotidiani, i suoi modi di ragionare e di sentire. Quando la relazione arriva a questo livello di degenerazione, ormai si è smarrita la lucidità».

Accade che la distanza, il silenzio accrescano questi sentimenti. «È per questo motivo che l’apostolo Paolo – come abbiamo ascoltato – raccomanda ai suoi cristiani di affrontare subito il problema e di tentare la riconciliazione. Dice così: “Non tramonti il sole sopra la vostra ira”». È molto importante, continua il Papa, che «tutto si sciolga subito, prima del tramonto del sole. Se durante il giorno può nascere qualche equivoco, e due persone possono non comprendersi più, percependosi improvvisamente lontane, la notte non va consegnata al diavolo. Il vizio ci terrebbe svegli al buio, a rimuginare le nostre ragioni e gli sbagli inqualificabili che non sono mai nostri e sempre dell’altro. È così, quando una persona è sotto l’ira sempre sempre dice: il problema è dell’altro. Mai è capace di riconoscere i propri difetti, le proprie mancanze».

Francesco richiama la preghiera del Padre Nostro perché «nella vita abbiamo a che fare con debitori che sono inadempienti nei nostri confronti; come certamente anche noi non abbiamo sempre amato tutti nella giusta misura. A qualcuno non abbiamo restituito l’amore che gli spettava. Siamo tutti peccatori, tutti e tutti abbiamo i conti in rosso» per questo motivo «tutti abbiamo bisogno di imparare a perdonare». Bisogna imparare a contrastare l’ira con la «benevolenza, la larghezza di cuore, la mansuetudine, la pazienza». E ricordare anche che se è vero che «è un vizio terribile» che «sta all’origine di guerre e di violenze», non tutto ciò che nasce dall’ira è sbagliato. «Se una persona non si arrabbiasse mai, se una persona non si indignasse davanti a un’ingiustizia, se davanti all’oppressione di un debole non sentisse fremere qualcosa nelle sue viscere, allora vorrebbe dire che quella persona non è umana, e tantomeno cristiana». Esiste, conclude il Pontefice, «una santa indignazione che non è l’ira, ma un movimento dell’intimo. Gesù l’ha conosciuta diverse volte nella sua vita: non ha mai risposto al male con il male, ma nel suo animo ha provato questo sentimento e, nel caso dei mercanti nel Tempio, ha compiuto un’azione forte e profetica, dettata non dall’ira, ma dallo zelo per la casa del Signore». E allora anche noi, «con l’aiuto dello Spirito Santo» dobbiamo «trovare la giusta misura delle passioni. Educarle bene perché si volgano al bene e non al male».

Il Papa, al termine dell’udienza, ricorda anche che oggi si celebra la festa di san Giovanni Bosco e invita, sul suo esempio, a educare i giovani alla pace. Pace di cui oggi c’è tanto bisogno. Soprattutto pensando alle vittime civili dei conflitti. «Domani in Italia», dice il Papa,  si celebra la giornata nazionale vittime civili delle guerre». Alla preghiera per quanti sono deceduti nei due conflitti mondiali, Francesco aggiunge quella per «i tanti, troppi, che sono vittime civili delle guerre che insanguinano il nosto pianeta come accade in Medio oriente e in Ucraina. Il loro grido di dolore possa toccare il cuore dei responsabili delle nazioni». Perché, conclude il Pontefice vediamo che «quando si leggono storie di questi giorni della guerra c’è tanta crudeltà, tanta. Chiediamo al Signore la pace che  è smepre mite, non è crudele»

 
 
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