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Covid e vaccini
 
Credere

Coronavirus, in arrivo un vaccino "solidale" per tutti

27/01/2022 

Cari amici lettori, l’ombra lunga della pandemia si stende ancora sulle nostre giornate. È anche vero – e dobbiamo dirlo – che la situazione è molto diversa rispetto anche solo a un anno fa, quando eravamo praticamente senza vaccini: basta confrontare i numeri di allora e di oggi per rendersi conto della notevole barriera, per quanto non perfetta, che oggi abbiamo grazie ai vaccini disponibili in abbondanza. E abbiamo anche la fortuna di poterci permettere una terza dose di richiamo. Questa però è la situazione della benestante Europa. Ma se guardiamo ad altre parti del mondo ci accorgeremo che per molti non è così: in Africa è vaccinato appena il 10% della popolazione (contro il 70% di media europea).

Una quota irrisoria. Per questo giunge come una bella notizia quella dello sviluppo di un vaccino, realizzato dal Texas Children’s Hospital e dal Baylor College of Medicine di Houston, negli Stati Uniti. Si chiama Corbevax e costa circa un decimo rispetto agli attuali vaccini in commercio, permettendo così l’accesso anche a nazioni più svantaggiate, anche perché è senza brevetto.

In attesa dell’autorizzazione globale da parte dell’Oms, l’India, per dire, ne ha già acquistato 300 milioni di dosi. Le caratteristiche di questo nuovo vaccino ermetteranno così di raccogliere i ripetuti appelli di papa Francesco a un giusto accesso ai vaccini per tutti. Si è già parlato di “vaccino Covid-19 per il mondo”. Fa piacere anche leggere che a realizzare il vaccino è stata, insieme a Peter Hotez l’honduregna Maria Elena Bottazzi, co-direttrice del Centro per lo sviluppo vaccinale del Texas Children’s Hospital, genovese di nascita.

«Noi abbiamo vent’anni di lavoro nel nostro centro di sviluppo dei vaccini per quanto riguarda le malattie tropicali, quelle cosiddette “trascurate”», ha dichiarato la dottoressa a Vatican News. «Per queste medicine non ci sono incentivi e anzi sono considerate fin dall’inizio “market failure” e quindi senza possibilità di profitto». Ecco il contesto in cui è nato il nuovo vaccino: di ricerca, si direbbe, a favore delle “periferie” sanitarie.

Secondo Bottazzi, «i vaccini proteici sono la soluzione perché l’infrastruttura per produrli è quella che già esiste di più al mondo». Sono purtroppo tanti i Paesi che non hanno la capacità di acquistare le altre tecnologie di vaccino (quelli a m-Rna) o hanno potuto comprarne una quantità molto scarsa e perciò hanno ancora quasi tutta la popolazione scoperta contro il Covid.

La dottoressa si è detta «molto contenta da cattolica» di riconoscersi negli appelli di papa Francesco. «Tutto dipenderà dalla capacità di poter vaccinare veramente nei luoghi dove adesso non c’è nessun vaccino disponibile, perché è lì che sta cambiando questo virus». Le sue parole e la sua sensibilità etica fanno onore alla scienza e testimoniano una coscienza preoccupata del bene comune. Uno stimolo, per noi credenti, ad avere sempre in mente la scelta prioritaria degli ultimi, qualunque sia il contesto in cui viviamo e l’ambito in cui operiamo.

 
 
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