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Don Luca Peyron: «Il Web ha bisogno di Vangelo»

23/09/2021  Ha fondato e dirige il Servizio per l’apostolato digitale dell’arcidiocesi di Torino. «Già Pio XII, negli anni Trenta, ci diceva che i preti devono capire la tecnologia»

A don Luca, classe 1973, la città di Torino scorre nel sangue, è impressa nel suo codice genetico, anche se l’Italia la ama un po’ tutta. Non è colpa sua, va detto. Quasi ogni generazione, da qualche secolo a questa parte ha visto un Peyron fare cose buone e interessanti partendo da Torino. Non solo, in famiglia si conta quasi un prete a generazione. Lui è l’ottavo. Don Luca è stato ordinato nel 2007, aveva da poco compiuto trent’anni. Quando, sei anni prima, era entrato in seminario, aveva già alle spalle una laurea in Giurisprudenza ed esperienze lavorative piuttosto originali. Prima ancora che internet diventasse ciò che è, aveva iniziato per conto dell’Unione Europea a studiare le ricadute giuridiche della proprietà intellettuale in un mondo che stava completamente cambiando. Nessuno, o quasi, si era ancora interrogato seriamente sul tema. Con queste premesse, ci si aspetterebbe un don Luca Peyron molto social e iperconnesso. Invece non troppo. Confessa: «Quando mi regalarono il Commodore 64, avevo dieci anni, mio padre mi disse che era meglio farseli i giochi piuttosto che usare quelli fatti da altri, così cominciai a perdere ore programmando in basic, guardando dentro al codice».

L’APOSTOLATO DIGITALE

Un avvocato, esperto di temi legati allo sviluppo della rete nelle nostre vite, diventa prete. Il mix è interessante. «Quando un nativo digitale viene a catechismo non posso non tenere conto che passa molto del suo tempo davanti a un device con il quale studia, gioca, parla con gli amici, organizza il suo tempo». Intendiamoci, non è un giudizio di merito, ma una semplice lettura della realtà. «Un prete può ignorare questo dato di fatto?». Da qui la sfida: l’apostolato digitale. «Facciamo, però, una premessa», avvisa don Luca. «Già Pio XII, negli anni Trenta ci diceva che i preti devono capire la tecnologia. Gesù ha fatto il falegname, che era il lavoro più tecnologico del suo tempo. L’essere umano è tecnologia, per cui non dobbiamo avere paura di noi stessi e accettare la sfida». Il futuro bussa alla nostra porta già da un po’. Il social network sembra superato se pensiamo allo sviluppo dell’intelligenza articiale e dell’IoT (Internet of Things, l’internet delle cose). Avete presente Alexa di Google, la voce di Siri nell’iPhone, o la macchina che parcheggia da sola? Ecco, molto di più. «Nei documenti finali del Sinodo dei Giovani del 2018 è scritto a chiare lettere: ogni diocesi deve studiare la trasformazione digitale. Con il vescovo e alcuni amici non abbiamo avuto dubbi, è stata la spinta decisiva anche per mettere a frutto doni e competenze che potevano essere messi a servizio della Chiesa, così è nato il Servizio per l’apostolato digitale». Don Luca, al quale dal dicembre 2019 è stata a data la parrocchia Madonna di Pompei, a Torino, è il direttore della pastorale universitaria dell’arcidiocesi di Torino, ha incarichi in Cei, è cappellano universitario con diverse docenze tra l’Università cattolica di Milano e Torino, scrive su riviste e ha pure una rubrica sui saperi digitali che va in onda su un circuito di 23 radio locali. Il link con il mondo giovanile è consolidato, con tutto ciò che ne consegue. «Il digitale è un territorio nuovo e scivoloso, me ne rendo perfettamente conto. Rischiamo di non volercene occupare perché non siamo abituati ad ammettere di poter sbagliare essendo annunciatori della verità da secoli. Però dobbiamo arrenderci al fatto che oggi tutto cambia molto rapidamente e che quindi possiamo e forse dobbiamo tentare, provare a capire e forse sbagliare. Senza smettere di pregarci su». Da qui una pastorale nuova che usa il digitale, ma soprattutto che pensa gli effetti del digitale sulla pastorale, ma anche sulla società, sulle persone, che sono i destinatari e i protagonisti della pastorale secondo don Luca. «Fino a oggi il mondo, anche ecclesiale, ha subito la digitalizzazione, non l’ha governata. C’è davvero tanto da capire. Corriamo un rischio concreto: svegliarci in una condizione digitale in cui l’umano è subalterno».

IL FUTURO È GIÀ QUI

  

Sfogliare il sito apostolatodigitale.it è come fare quattro passi nel futuro, con una forte attenzione all’Intelligenza artificiale. «Noi siamo divinoumani», prova a spiegare don Luca, «e rischiamo sempre di pensare di essere divini senza Dio, ma facendo alleanza con Lui siamo capaci dell’impossibile!». Bisogna quindi spingersi un po’ più in là, cercare di non farsi superare dalla realtà che muta. «Come mettere l’umano al centro di tutto questo? Abbiamo inventato un termine nuovo per dirlo: “antronomia”. Mettere l’umano come norma nei processi che creano tecnologia». All’Istituto universitario salesiano è nato, così, un corso di psicologia applicata al digitale e altri corsi in altre università sono in cantiere, così come collaborazioni con istituti superiori, a Torino ma non solo. «Certo, evangelizzare le macchine può suonare strano», dice don Luca, «ma il confine da attraversare è quello». E la parrocchia? C’è spazio per la quotidianità di una parrocchia cittadina in tutto questo? «Certo che sì. E non potrebbe essere altrimenti. Il motivo per cui sono prete è annunciare Gesù a chiunque: ricchi e poveri, giovani e vecchi, quelli che bussano a una parrocchia e soprattutto quelli che non lo fanno più. Semplicemente mi interrogo con gli amici che lavorano con me sul dato nuovo che ci coinvolge, condiziona ed educa tutti: il digitale. I parrocchiani più anziani sono quelli che mi sostengono con più convinzione». Non sono i soli. Un anno fa fu proprio don Peyron come coordinatore dell’Apostolato digitale a lanciare la candidatura di Torino quale sede del Centro italiano per l’intelligenza artificiale. I cosiddetti stake holders della città lo hanno seguito in quest’avventura. Il governo Conte pochi mesi dopo assegnò alla capitale subalpina il Centro e in queste settimane si attende dal governo la concretizzazione di tutto questo. Non male per un servizio diocesano con poco più di un anno di vita.

(Foto di Diana Bagnoli)

Chi è

Età 48 anni

Professione Sacerdote

Famiglia Arcidiocesi di Torino

Fede Missionaria attraverso le nuove tecnologie

 

Teologo appassionato al digitale

Nato a Torino nel 1973, è un presbitero diocesano. Ha fondato e dirige il Servizio per l’apostolato digitale dell’Arcidiocesi di Torino. Laureato in Giurisprudenza, ha lavorato presso l’ufficio per l’Armonizzazione del mercato Interno dell’Unione europea. Entrato in seminario nel 2001, è stato ordinato nel 2007. È membro dell’Associazione teologica italiana e insegna Teologia della trasformazione digitale all’Istituto universitario salesiano di Torino, Spiritualità delle tecnologie emergenti all’Università degli studi di Torino e Teologia all’Università cattolica a Milano e Torino. Collabora con diverse riviste e testate rispetto ai temi della trasformazione digitale.

 
 
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