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«David Sassoli uomo di parte e di tutti. La sua parte era quella della persona»

14/01/2022  A Roma i funerali di Stato del presidente del Parlamento Europeo alla presenza delle più alte cariche italiane ed europee. Il cardinale Matteo Zuppi: «Per lui la politica doveva essere per il bene comune. Ecco perché voleva un'Europa unita con i valori fondativi, e ha servito perché le istituzioni funzionassero. Non ideologie ma ideali, non calcoli ma una visione». L'addio dei figli Giulio e Livia con il saluto degli Scout: «Buona strada papà»

La bandiera europea posata sopra il feretro. Il saluto degli scout “Buona strada” che pronuncia la figlia Giulia e con il quale anche il cardinale Zuppi conclude l’omelia. Silenzio assoluto, niente applausi, commozione diffusa. È un addio di popolo, molto italiano, al quale nessuno è estraneo. Ci sono gli scout che svolgono il servizio liturgico e leggono le preghiere dei fedeli. C’è il ricordo dei colleghi del Tg1 che ne elogiano la mitezza.

Nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma i funerali di Stato per David Sassoli, il presidente del Parlamento Europeo morto a 65 anni nella notte tra il 10 e l’11 gennaio. Sono le 12 in punto quando il feretro, accompagnato da sei carabinieri in alta uniforme, arriva in Basilica dopo aver ricevuto, all’esterno, gli onori militari tributati con tre squilli di tromba. In prima fila, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Poi tutte le massime istituzioni repubblicane: i presidenti del Senato, Maria Elisabetta Casellati, e della Camera, Roberto Fico, il Presidente del Consiglio Draghi, della Corte costituzionale Coraggio, ministri e membri del governo, il governatore della Banca d'Italia Visco. Draghi arriva un quarto d’ora prima e saluta la presidente della Commissione Europea Urusla Von der Leyen, il presidente del Consiglio Ue Charles Michel, la vice presidente vicaria del Parlamento europeo Metsola e una delegazione del Parlamento europeo arrivata apposta da Bruxelles. C’è anche il premier spagnolo Sanchez.

Sull’altro lato, i familiari di Sassoli, a cominciare dalla moglie Sandra e dai figli Livia e Giulio.

È l’arcivescovo di Bologna, il cardinale Matteo Zuppi, compagno di liceo di Sassoli, a presiedere la celebrazione eucaristica. Con lui concelebrano l’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, il Vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, il cardinale Angelo De Donatis, il Segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede Paul Gallagher, mons. Massimiliano Boiardi e il gesuita padre Francesco Occhetta.

Viene proclamato il Vangelo di Matteo con il Discorso della Montagna in cui Gesù esalta e definisce beati, felici gli umili, i miti, gli afflitti, gli operatori di pace e i puri di cuore. Zuppi nell’omelia tratteggia la figura di «David Maria», il nome scelto dal padre di Sassoli in omaggio a padre David Maria Turoldo del quale tra pochi giorni ricorrono i 30 anni della morte.

«Tanti», dice il cardinale, «lo consideravano uno di noi per quell'aria empatica, un po’ per tutti era un compagno di classe, quello che tutti avremmo desiderato, che sicuramente ci avrebbe aiutato. Di David tutti portiamo nel cuore il suo sorriso, quasi timido. Qualcuno ha detto di non aver mai visto nessuno arrabbiato con David». Zuppi ripercorre la carriera giornalistica, l’impegno in politica, la malattia vissuta con mitezza e coraggio: «Ha accolto la malattia con dignità senza farla pesare, vivendo con la forza dei suoi ideali e con l'amore che tanto lo ha circondato», dice Zuppi, che evidenzia il significato del suo impegno a servizio delle istituzioni europee: «Era un uomo di parte e anche un uomo di tutti, la sua parte era quella della persona: per lui la politica doveva essere per il bene comune. Ecco perché voleva un'Europa unita con i valori fondativi, e ha servito perché le istituzioni funzionassero. Non ideologie ma ideali, non calcoli ma una visione».

Zuppi cita l'ultimo messaggio di David Sassoli, prima di Natale. «Abbiamo visto nuovi muri, i nostri confini in alcuni casi sono diventati confini tra morale e immorale, tra umanità e disumanità, muri eretti contro persone che chiedono riparo dal freddo dalla fame dalla guerra dalla povertà, aveva detto Sassoli in un messaggio di auguri sui social, pochi giorni prima dell'ultimo ricovero in ospedale. Il periodo del Natale è il periodo della nascita della speranza e la speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini e quando combattiamo contro tutte le ingiustizie».

Cita don Lorenzo Milani, legge una poesia di Turoldo («Niente e nessuno muore e tutto vive».) e ricorda l’esempio di un «credente impetuoso» come Giorgio La Pira, alla cui scuola Sassoli si era formato.

La moglie di David Sassoli Alessandra (al centro) e i figli Giulio e Livia all'uscita del feretro (Ansa)

«Buona strada David, il tuo sorriso ci ricordi di costruire sempre la speranza»

  

In Basilica, a causa delle restrizioni, ci sono trecento persone. Una folla discreta segue il rito sul maxischermo allestito in piazza della Repubblica con la diretta su Raiuno. «Facciamo fatica a comprendere la fine», ammette Zuppi, «le tue parole sempre calibrate le lanciavi come un arciere, parole che profumavano di fraternità». La conclusione è l’augurio che si fa ad un vecchio e caro amico: «Buona strada David, il tuo sorriso ci ricordi sempre di ricercare la felicità e di costruire la speranza» e ricorda le parole scambiate con lui a Natale quando Sassoli era già molto malato: «Abbiamo il dovere di proteggere i più deboli, la speranza siamo noi quando non alziamo muri». Parole che sono un testamento e un manifesto per la nuova Europa.

Al termine della celebrazione, i saluti di amici, colleghi, e dei figli. «Hai sfondato muri di gomma con la tenacia della tua gentilezza, con l'ostentazione del rispetto che avevi per gli altri, con lo sfinimento del dialogo, la forza della prudenza e la dirompenza della tua mitezza», dice con la voce rotta dall’emozione Elisa Anzaldo a nome degli ex colleghi del Tg1, «A noi lasci una caparbia lezione di ottimismo». Anzaldo rievoca quando Sassoli «arrivava trafelato in studio» poco prima dell'inizio del Tg delle 20, il «maledettissimo vizio del fumo», la sua ritrosia di fronte ai social network: «Lui diceva, “ma io sono qui, parliamoci”. Diceva che è social buttare giù un muro, perché dietro c'è un mondo. Che è social accogliere un migrante, perché dietro di lui c'è una comunità. Che la famiglia è più ricca e moderna di un gruppone Facebook». «Un'ondata di affetto ci ha travolto al Tg1», dice Anzaldo, «e ci ha fatto ricordare tanti momenti: se a mensa se ti scappava poco poco l'inizio di una discussione politica non ti si fermava più, partivi da De Gasperi, per concludere che qualcosa comune bisognava farla. E l'hai fatta. Dicevi, il problema degli altri è il mio problema, L'indifferenza non è un'opzione, tutti gli insegnamenti di don Milani che avevi respirato a casa e raccontavi a noi».

«Grazie papà, buona strada e, mi raccomando, giudizio». Dice il figlio Giulio rievocando una raccomandazione paterna e ricordando «la sua spontaneità e i modi di fare sempre autentici, in ogni contesto. Oltre a buongiorno e buonasera, esclamavi sempre “evviva”, come se anche solo incontrarsi fosse già una vittoria. Ci hai insegnato che la fama e la popolarità hanno senso solo se si riescono a fare cose utili». La figlia Livia legge l’ultimo messaggio di auguri pronunciato da David Sassoli prima di Natale.

L’ultima a prendere la parola è la moglie, Alessandra Vittorini, conosciuta da Sassoli ai tempi del liceo: «Sarà dura, durissima, ma in questi anni ci hai dimostrato che niente è impossibile», dice con la voce incrinata dall’emozione, «ci siamo cercati e trovati sui banchi di scuola. In questo tempo lo stare insieme ha fatto i conti con altro e altrove. Ti abbiamo sempre diviso e condiviso con altri, famiglia e lavoro, famiglia e politica, famiglia e passioni. Altri luoghi e altri impegni con cui hai costruito con tenacia il tuo modo di essere, di fare, i tuoi valori. Noi siamo stati il tuo punto fermo ma dividerti e condividerti con altri ha prodotto questa cosa immensa a cui stiamo assistendo in queste ore, e che abbiamo visto nei fiori e nei biglietti trovati l'altro ieri attaccati al portone in strada».

Il feretro viene asperso con l’acqua benedetta, segno e ricordo del Battesimo ricevuto, e incensato. Il coro intona il canto “Io credo risorgerò, questo mio corpo vedrà il Salvatore”. L’ultimo saluto e augurio per il cristiano David Sassoli mentre la Basilica si scioglie in un lungo applauso e Mattarella accompagna il feretro all’uscita. Poi sulla piazza cala di nuovo il silenzio.

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