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lunedì 20 maggio 2024
 
cinquant'anni di servizio civile
 
Credere

Disarmati al servizio della pace

29/12/2022  Il Tavolo ecclesiale servizio civile propone l’impegno dei Corpi civili di pace per la ricostruzione in Ucraina

È figlio di una profezia l’anno di Servizio civile proposto ai giovani italiani. Nasce infatti da quanti, 50 anni fa, fecero “obiezione di coscienza” al servizio militare, consapevoli che la loro scelta pacifista sarebbe “costata” due anni di servizio alternativo al Paese anziché uno di naja. «Il prezzo pagato dai giovani di allora è servito a radicare le convinzioni. E oggi fare una scelta non obbligata come il Servizio civile continua a offrire la possibilità di fare un’esperienza intensa nella propria vita»: parola del presidente dei vescovi italiani, cardinale Matteo Zuppi, intervenuto il 7 dicembre al convegno di Caritas italiana che ha celebrato il cinquantesimo anniversario del riconoscimento, attraverso la legge 772/72, dell’obiezione di coscienza al servizio militare.

un servizio senza obbligo

Con l’abolizione della leva obbligatoria, le cose sono cambiate. Il 6 marzo 2001 è stata promulgata la legge 64 che ha istituito il Servizio civile nazionale. Da allora lo hanno scelto 510 mila giovani, donne nel 65 per cento dei casi, con una richiesta di partecipazione tre volte superiore ai posti disponibili. La Chiesa italiana è stata tra i promotori principali del servizio civile e la Caritas ha accolto in questi anni 100 mila giovani. Il Servizio civile, ha spiegato Zuppi, «è una delle poche esperienze che connette i giovani alla società e offre loro un ruolo da protagonisti. È una delle poche scuole di partecipazione diante una modesta ricompensa economica», spiega il sociologo Maurizio Ambrosini, autore con Anna Cossetta del volume Il nuovo Servizio civile. La meglio gioventù in azione. «Dopo l’istruzione e la formazione professionale è il principale intervento dello Stato rivolto ai giovani in forma diretta ed esplicita». Infatti, rileva il sociologo, non è volontariato perché si riceve un compenso e si è soggetti a vincoli di orario. Ma non è neanche lavoro, perché non è disciplinato dai contratti collettivi e non può sostituire normali prestazioni lavorative. È regolato e retribuito dallo Stato, può essere svolto anche presso varie organizzazioni accreditate e si realizza in ambiti sociali, culturali, ambientali. Ambrosini sottolinea due recenti e fecondi sviluppi: la prima è la sentenza della Corte Costituzionale che nel 2015 ha ammesso anche i giovani immigrati alla partecipazione al Servizio civile, allargando «il concetto di cittadinanza attiva oltre i confini della cittadinanza legale, e dando un’interpretazione estensiva al concetto di “difesa della Patria”, intendendola come promozione del “bene comune”».

in difesa della pace

  

Inoltre, proprio la guerra in Ucraina, ha rilanciato la prospettiva di un Servizio civile internazionale, in luoghi di conflitto o di emergenza umanitaria. Nel mese di marzo 2022 il Tavolo ecclesiale servizio civile ha lanciato la proposta dell’impegno dei Corpi civili di pace in un grande progetto straordinario da svolgersi sia in Ucraina, a ostilità cessate, sia nei Paesi confinanti. «Siamo ancora in una fase di ideazione politica, ma se il nostro Paese vorrà svolgere un ruolo nella ricostruzione post-bellica, i Corpi civili di pace potrebbero rivestire un ruolo significativo, con il valore aggiunto di un’auspicabile partecipazione giovanile». Mezzo secolo di mobilitazione Sopra: uno stand di promozione del Servizio civile volontario oggi. In basso: una manifestazione pacifista negli anni Settanta, quando fu approvata l’obiezione di coscienza. A sinistra: un corteo negli anni Ottanta per chiedere l’equiparazione della durata di leva militare e Servizio civile. alla vita pubblica e all’impegno sociopolitico». Dal convegno è venuta forte la richiesta al Governo di rilanciare il Servizio civile, «con un impegno anche economico, perché è una grande opportunità che può rispondere a tante necessità. Essere in un periodo di guerra ci fa capire ancora di più il valore di questa esperienza», ha concluso Zuppi.

scuola di cittadinanza

Il Servizio civile è, secondo una definizione condivisa, un «periodo organizzato d’impegno significativo al servizio della comunità locale, nazionale o mondiale, riconosciuto e apprezzato dalla società anche mediante una modesta ricompensa economica», spiega il sociologo Maurizio Ambrosini, autore con Anna Cossetta del volume Il nuovo Servizio civile. La meglio gioventù in azione. «Dopo l’istruzione e la formazione professionale è il principale intervento dello Stato rivolto ai giovani in forma diretta ed esplicita». Infatti, rileva il sociologo, non è volontariato perché si riceve un compenso e si è soggetti a vincoli di orario. Ma non è neanche lavoro, perché non è disciplinato dai contratti collettivi e non può sostituire normali prestazioni lavorative. È regolato e retribuito dallo Stato, può essere svolto anche presso varie organizzazioni accreditate e si realizza in ambiti sociali, culturali, ambientali. Ambrosini sottolinea due recenti e fecondi sviluppi: la prima è la sentenza della Corte Costituzionale che nel 2015 ha ammesso anche i giovani immigrati alla partecipazione al Servizio civile, allargando «il concetto di cittadinanza attiva oltre i confini della cittadinanza legale, e dando un’interpretazione estensiva al concetto di “difesa della Patria”, intendendola come promozione del “bene comune”».

 
 
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