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martedì 22 settembre 2020
 
 

Don Patriciello: «Impegni solo a parole, la Terra dei fuochi è come prima»

30/12/2014  Il parroco di Caivano accusa la politica di non aver fatto nulla. «La gente continua a morire, e la nuova legge contro i reati ambientali non c’è».

«Come si fa a non continuare ». Don Maurizio Patriciello guarda indietro, all’anno appena trascorso. Un anno di dolore, che si è portato via anche suo fratello, morto di leucemia il 19 settembre, «dopo nove mesi di sofferenza atroce».
Il parroco di Caivano, che ha avuto il merito di accendere i riflettori sulla Terra dei fuochi, in Campania, e sul malaffare che ha inquinato terra e uomini negli ultimi trent’anni, ha la voce affranta, ma combattiva di chi ogni giorno sente arrivare una notizia nuova di malattia e di morte. «Come si fa a non continuare? », ripete.
«Ogni giorno persone giovani, bambini, una mamma di 35 anni con due figli morta di leucemia in quindici giorni. Un figlio che mi chiede di pregare perché il Signore chiami a sé sua mamma stravolta dalla sofferenza. Siamo davanti a un dramma epocale e servono risposte serie, immediate, concrete, urgenti».

- Don Maurizio, ma in questo anno non è cambiato nulla?
«Avevamo cominciato con tante speranze. Il 22 gennaio ero andato dal presidente della Repubblica con 13 mamme che avevano perso i loro bambini. L’allora ministro dell’Ambiente Andrea Orlando si era impegnato per fare qualcosa, il Governo aveva messo in cantiere una legge che, per la prima volta, ci faceva entrare nel cuore della politica.
Almeno così pensavamo. In realtà ci si è fermati a prevedere l’arresto dei piromani che incendiano i rifiuti nelle campagne, ma non si è messo mano al cercare i mandanti, ad approvare la tracciabilità satellitare dei rifiuti che dal Nord arrivano al Sud.
I pentiti hanno spiegato chiaramente come si fa a fare gli imbrogli con il cosiddetto giro bollo cartaceo. Ebbene, nonostante questo, è ancora il giro bollo cartaceo che si usa per i rifiuti. E poi c’è tutta la questione dell’evasione fiscale, delle industrie di pellame e tessuti che lavorano in nero e che, nottetempo, sversano i loro rifiuti nelle campagne».

- Quindi si continua a inquinare?
«Proprio così. Non è un problema del passato. E mi meraviglio che al Senato non sia ancora stata approvata la legge sull’inasprimento delle pene per l’ecomafia. Una legge così andrebbe approvata subito all’unanimità. Se ci sono resistenze è perché qualcuno vuol continuare a inquinare».

- C’è qualche buona notizia?
«Arriva dall’Europa. Proprio a dicembre è stato accolto il ricorso che abbiamo fatto – 61 persone e cinque associazioni – alla Corte europea di giustizia per i diritti dell’uomo perché ritenevamo che lo Stato italiano non avesse tutelato i suoi cittadini. E proprio all’inizio di dicembre è arrivata la multa di oltre 42 milioni di euro perché l’Italia non si è ancora messa in regola. Dispiace che siano soldi che escono dalle tasche degli italiani in un momento di grave crisi economica, ma fa piacere che ci sia il riconoscimento che l’Italia non ha fatto il suo dovere per la tutela del territorio e la salute delle persone».

- Ma la bonifica è partita?
«Dobbiamo dire “per fortuna no”, perché si è appena scoperto che la società incaricata, la Tre Erre, faceva riferimento a Buzzi. Mafia Capitale aveva esteso i suoi tentacoli fino alla Terra dei fuochi. Sono questi gli intrecci che vanno spezzati: la camorra ha fatto affari con l’industria disonesta e la politica è stata a guardare. I giovani, la società civile, i magistrati, i volontari stanno facendo di tutto. Anche la stampa ha dato molta visibilità. Ma la politica è la grande assente. Ed è la politica che deve dare risposte serie».

- Lei ha fatto appello anche al presidente Napolitano?
«Sì, ho chiesto che, prima della fine del suo mandato, venga qua a deporre un fiore sulla tomba dei nostri bambini, anche come gesto simbolico da lasciare al suo successore. E che dichiari che i nostri morti di cancro e leucemia sono vittime innocenti di ecomafia».

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