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il ritratto
 

Nominato Mario Delpini, a Milano il vescovo del sorriso

07/07/2017  Stile acuto e ironico, predicatore appassionato, amatissimo dalla gente. Il nuovo arcivescovo di Milano ha 66 anni, ambrosiano doc e vicario generale dal 2012. È autore di un piccolo manuale di galateo pastorale per i giovani preti . E sulla Madonnina dei milanesi ha scritto: «Mi è simpatica, non piange né parla. Continua a sorridere e brillare»

Brioso, predicatore appassionato, stile acuto e ironico, amato dalla gente, dal 2012 vicario generale della Diocesi di Milano che ora è chiamato a guidare come arcivescovo. Il successore del cardinale Angelo Scola, centoquarantacinquesimo successore di Sant’Ambrogio, è monsignor Mario Delpini, 66 anni il prossimo 29 luglio, originario di Jerago con Orago, paesino di cinquemila anime nel Varesotto, anche se è nato a Gallarate, terzo di sei figli. Il Papa ha scelto lui che ha potuto conoscere meglio durante la visita pastorale a Milano del 25 marzo scorso. Una scelta nella continuità, dunque, dopo i vari rumors che avevano accostato alla più grande diocesi del mondo svariati nomi, da Pierbattista Pizzaballa al vescovo di Bergamo Francesco Beschi.

Non è sconosciuto alla gente, mons. Delpini. In questi anni, da vicario generale, ha girato in lungo e in largo la diocesi, e i fedeli sono sempre rimasti colpiti dalla sua carica di umanità e dalla franchezza nel predicare: «Anche i vescovi», disse nel 2014 in occasione delle meditazioni in Duomo per la Via Crucis, «hanno delle tentazioni. La tentazione che mi insidia in questi giorni è quella di dire: Basta! Basta con chi si arricchisce rubando ai poveri. Basta con questo apparato che ci soffoca, che impedisce di camminare, che scoraggia l'intraprendenza, che complica la vita dei semplici e facilita gli imbrogli dei furbi. Basta con un mondo adulto che fa credere ai giovani che sono inutili e che a nessuno importa quello che sanno fare. Ecco la tentazione di un vescovo: gridare basta!». Poi, sottolineando il sacrificio di Cristo in Croce che non dice basta ma prende su di sé il male del mondo, aggiunse: «Di fronte alla complicazione e allo scoraggiamento: eccomi. Per esercitare la pazienza, per mettere competenza e determinazione a servizio di chi si sente smarrito, per infondere uno slancio che abbia l’audacia del rinnovamento».

Il cursus honorum di monsignor Delpini, che prenderà possesso della diocesi il 9 settembre e farà l'ingresso ufficiale due settimane dopo, il 24, è completamente ambrosiano: è stato ordinato sacerdote il 7 giugno 1975 dal cardinale Giovanni Colombo. Nel 1980 si laurea in Lettere all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con una tesi su La didattica del latino come introduzione alla Esegesi dei classici, due anni dopo ottiene la licenza in Teologia fondamentale presso la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale con una tesi su La nozione di teologia di Giovanni Pico della Mirandola. Si è formato nel seminario lombardo, dove ha incominciato dall’insegnamento della lingua greca e della patrologia a Seveso e Venegono Inferiore, fino a diventare, dal 2000 al 2006, rettore maggiore, consulente del Consiglio episcopale milanese e delegato arcivescovile per le vocazioni e i ministri ordinati.

Gli incarichi pastorali non tardano ad arrivare: nel 2006 lascia il seminario e diventa vicario episcopale della Zona Pastorale VI di Melegnano, che va da Abbiategrasso a Rozzano fino a Peschiera Borromeo.

Mons. Mario Delpini durante una celebrazione a Saronno
Mons. Mario Delpini durante una celebrazione a Saronno

"Continua a brillare e sorridere, Madonnina dei milanesi!"

Il 13 luglio 2007 papa Benedetto XVI lo nomina vescovo ausiliare di Milano. Il 23 settembre successivo in Duomo viene ordinato vescovo dal cardinale Dionigi Tettamanzi insieme a mons. Franco Giulio Brambilla (attuale vescovo di Novara, già in lizza per la presidenza della Cei e uno dei nomi circolati per la successione a Scola). Il 5 aprile del 2012, durante la Messa crismale, Scola annuncia la sua nomina a vicario generale. Due anni dopo, il 21 settembre 2014, assume l’incarico di vicario episcopale per la formazione permanente del clero e responsabile dell’Istituto Sacerdotale Maria Immacolata che si occupa di accompagnare i preti del primo decennio di ordinazione.

La vicinanza ai sacerdoti è un altro tratto importante del nuovo arcivescovo. Anche dopo la nomina a vicario generale, mons. Delpini è rimasto a vivere nella Casa del Clero di via Settala, a Milano, con gli altri preti e in una camera sobria e fin quasi spartana. Gira per la città in bici e caschetto.

Oltre ad alcuni saggi su riviste specializzate, ha scritto vari libri tra cui quello più famoso è Reverendo, che maniere! – Piccolo galateo pastorale (San Paolo) su un testo apocrifo di Sant'Ambrogio. Era il 1998 e mons. Delpini già metteva in guardia i preti più giovani dalle zavorre di un certo clericalismo, (tema molto caro a papa Francesco) e da un efficientismo manageriale un po’ pasticcione. Nel 2011, sempre per la San Paolo, è uscito Con il dovuto rispetto, una serie di bozzetti e ritratti di vita parrocchiale disegnati con la solita ironia e da cui emerge un mondo ricco di umanità e aperto a tutti. Sotto lo sguardo ironico e disincantato di mons. Delpini scorrono vizi e vezzi della vita della chiesa, dal libretto dei canti ai posti in chiesa, dai strofinacci della perpetua alla preparazione della Messa di Pasqua. Sulla Madonnina, che dalla guglia più alta del Duomo veglia su Milano, ha scritto: «Mi è simpatica la Madonnina dei milanesi, che né piange né parla. Continua a sorridere, Madonnina dei milanesi! Continua a ricordare che il segreto del mondo è tenerezza e compassione e una sorprendente vocazione alla gioia».

Ora arriva la cattedra di Sant’Ambrogio e San Carlo. «Vedrai quando sarà pesante», disse il cardinale Martini quando consegnò in Duomo il pastorale al suo successore , il cardinale Tettamanzi. E lo stesso ripeté Tettamanzi, nel 2002, al cardinale Scola. Delpini dovrà guidare una metropoli illuminata, ospitale e accogliente ma anche complessa e sopraffatta dal "mestiere di vivere".

L’ironia e l’allegria, gigantesco segreto del cristiano come diceva Chesterton, saranno indispensabili per rendere meno gravoso il compito che lo attende.

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