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epa13021896 A handout picture provided by the Vatican Media press office shows Pope Leo XIV (L) leading a Corpus Christi mass in Cibeles Square in Madrid, Spain, 07 June 2026. Pope Leo XIV is undertaking an official six-day visit to Spain from 06 to 12 June 2026 covering Madrid, Barcelona, and the Canary Islands. EPA/VATICAN MEDIA HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
«Nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello». Papa Leone parla alla Spagna, parla all’Europa, parla al mondo. Nel giorno in cui la Chiesa ricorda il Corpus Domini, chiede di riscoprire la centralità dell’eucarestia, le tradizioni legate alle celebrazione, ma non come forma esteriore. La processione del Corpus Domini ricorda che il Signore Risorto «è vivo e passa ancora in mezzo a noi, che si fa pane per la nostra fame di vita e visita gli angoli del nostro cuore e della nostra storia, anche quelli più oscuri».
Madrid si è abbellita di tappeti floreali, di petali di fiori, di altari per le strade. Oltre un milione e duecentomila persone partecipano alla messa. Il Pontefice ricorda che queste tradizioni «hanno plasmato per secoli la pietà, l’arte, la musica, l’architettura e la vita del popolo spagnolo e, ancora oggi, esprimono e manifestano il sentimento spirituale di questo Paese anche attraverso la bellezza».
Leone ribadisce che «nella Celebrazione eucaristica Cristo si dona come alimento, la processione dice che Egli non rimane chiuso nel tempio ma, anzi, esce incontro a noi. Gesù cammina per le strade, attraversa le piazze, visita i nostri quartieri, abita i luoghi della nostra vita quotidiana, come il Dio vicino che cammina con il suo popolo, come il Signore della storia, consolazione dei deboli, luce per le famiglia, speranza per i più fragili, pace per chi soffre. Il Cristo che passa per le strade nell’ostensorio è lo stesso che si identifica con i poveri, i malati, i soli e gli scartati».
E con l’ostensorio, l’invito è a portare fuori anche noi stessi. «Fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo, accogliendo la sua presenza che ci cambia e ci rende costruttori di un mondo nuovo».
È per questo che le processioni del Corpus Domini, lungi dall’essere un retaggio del passato, diventano un invito per l’oggi «per la nostra vita personale, per le nostre relazioni, per la società, per la costruzione del futuro. In questa ottica va compreso l’invito a “ricordare” che abbiamo ascoltato nella prima lettura: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto», ricordati di come quando avevi fame ti ha nutrito con la manna; si tratta di “ricordare” proprio per non dimenticare chi è il Signore, perché non cadere nella tentazione di affidarsi ad altri idoli e nutrirsi di un pane che non sazia».
La consegna per la Spagna è allora quella che essa continui a diffondere la sua religiosità, a far sì che essa «non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi. Una scuola che ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo». Una scuola, ancora che «ci insegna la gratuità dell’amore che si fa dono, perché circoli tra di noi e spezzi le catene di ogni egoismo; una scuola da cui apprendiamo che Dio è presenza reale e anche noi siamo chiamati ad essere presenti nelle situazioni e nelle sfide della società, a non fuggire, a impegnarci in prima persona per la costruzione del bene comune».
Infine ricorda San Manuel González, il vescovo spagnolo noto come «il vescovo dei tabernacoli abbandonati», perché si dedicò a diffonder l’amore per l’eucarestia e per il prossimo partendo dalla cura per un tabernacolo abbandonato a Palomares del Rio. «La sua vita ricorda che l’Eucaristia non può essere onorata soltanto nelle grandi celebrazioni o in modo occasionale, ma anche nella fedeltà silenziosa di chi accompagna il Signore quando sembra dimenticato e in un’amicizia umile e discreta che si alimenta di giorno in giorno». E con lui ricorda anche san Giovanni della Croce incarcerato a Toledo, in condizioni durissime, proprio a ridosso del Corpus Domini del 1578. «Egli riconosce dalla notte di quella prigione la presenza nascosta del Signore, da cui sgorga una luce che non conosce tramonto e sgorga una vita che non si esaurisce. Gesù Eucaristico è “quell’eterna fonte nascosta”: fonte che scorre e disseta ma senza abbagliare, senza imporsi con potenza esteriore, senza presentarsi in modo spettacolare». Occorre allora aprirsi al Signore perché «disseti le aridità del nostro cuore, per uscire poi sulle strade della vita e della storia e portare tra la gente questa corrente di acqua fresca, corrente di amore, di pace, di giustizia e di gioia. Abbeveriamoci di nuovo da questa fonte eucaristica, che non ci chiude in una devozione privata ma ci manda a irrigare i fratelli, le famiglie, i poveri, coloro che soffrono, coloro che hanno perduto la speranza. La grazia eucaristica ci trasforma, ma ci rende anche protagonisti della trasformazione della storia e segno di speranza per coloro che incontriamo».










