logo san paolo
giovedì 09 dicembre 2021
 
la storia
 

Enrichetta Beltrame Quattrocchi, il “mestolino” con cui Dio ha sfamato i poveri

27/10/2021  La figlia della prima coppia di beati, Luigi e Maria Beltrame, è stata di recente dichiarata venerabile da papa Francesco. Il ricordo del postulatore, padre Massimiliano Noviello: «Ha orientato a Dio tutto quello che faceva e ricercava la Sua volontà in ogni più piccola cosa e questo santifica la vita»

“La sua vita quotidiana era imbevuta di fede cristiana, esercitò maternità spirituale e raccolse l’eredità dei suoi genitori” fino ad essere definita “la santa della porta accanto”. Le parole di papa Francesco lette da Padre Massimiliano Noviello hanno riempito di gioia il Duomo di Napoli. Il decreto di promulgazione delle virtù eroiche di Enrichetta Beltrame Quattrocchi è stato letto per la prima volta a Napoli, dove si è tenuta l’inchiesta che ha reso venerabile la figlia della prima coppia di Beati, Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, un esempio di amore puro. Il Decreto Pontificio sarà poi letto anche il 31 ottobre a Roma nella Basilica di Santa Prassede dove riposano le sue spoglie e nella Basilica della Madonna del Rosario di Pompei il 7 novembre.

L’evento ha commosso tutta la comunità partenopea e quella a Sud di Napoli, in particolare a Pompei e a Sant’Agata sui due Golfi, tra Positano e Sorrento dove Enrichetta insieme alla sua famiglia costruì dei legami solidi. A portare avanti la sua causa è il postulatore padre Massimiliano Noviello, frate cappuccino. Un ruolo, il suo, che è reso ancor più speciale dall’aver conosciuto personalmente Enrichetta Beltrame Quattrocchi. “Ci siamo conosciuti negli anni ’90 quando mancò l’allora arcivescovo di Pompei Francesco Saverio Toppi (che sarà venerabile entro l’anno) - spiega Noviello - di solito il Postulatore delle Cause dei Santi prende l’agenda del candidato agli onori degli altari e di lì rilevano i testimoni per interrogarli, la prima testimone nell’agenda del vescovo fu Enrichetta che io non pensavo fosse proprio la figlia dei beati Luigi e Maria”.

Quello che doveva essere solo l’ascolto della testimonianza di Enrichetta sul Servo di Dio Monsignor Toppi si è trasformato in uno scambio di fede e spiritualità. “Enrichetta ha orientato a Dio tutto quello che faceva e ricercava la volontà di Dio in ogni più piccola cosa e questo santifica la vita - ha spiegato Padre Massimiliano ricordando anche come - casa Beltrame Quattrocchi era ‘rumorosamente gioiosa’ e quando si manifestarono le vocazioni di tutti e 3 figli lei si ritrovò sola, ma fu un punto di leva per dedicarsi alla cura e all’accompagnamento dei giovani e del prossimo”.

Vergine e laica consacrata, ultima di quattro figli, trascorse la sua vita meditando la Parola di Dio e pregando. E quando si recava a Napoli su invito della Curia presiedeva degli incontri di formazione e testimonianza rivolti ai seminaristi a Capodimonte, mentre in diocesi e nelle parrocchie incontrava le famiglie e le coppie di fidanzati curando non solo la vita religiosa ma anche quella familiare. Il centro della sua attenzione erano soprattutto i giovani, li incontrava anche a Sant’Agata sui due Golfi al Monastero delle Benedettine ‘Il Deserto’ che contribuì a salvare dalla chiusura insieme a tutta la sua famiglia, lì trascorreva periodi di spiritualità, preghiera, riflessione e meditazione. Proprio come accadeva anche in Toscana, nella casa di Serravalle di Bibbiena di memoria storica e spirituale della famiglia della Beata che presto diventerà una residenza per vescovi e cardinali.

E proprio questa attenzione verso l’altro caratterizzò la sua vita terrena. “Amava definirsi un mestolino nelle mani di Dio - continua Padre Massimiliano - proprio l’utensile che serve qualcosa da mangiare, lei stessa ricordava il mestolo con cui distribuivano le pietanze alle persone accudite durante la guerra tra cui moltissimi ebrei. rifugiati politici e anche nazisti che desideravano salvarsi e bambini malati di tubercolosi. Il simbolo del mestolino è descritto come un grembo il cui centro è l’Eucarestia da cui il cuore di Enrichetta attingeva quella fiamma viva che diventata calore e tenerezza nelle periferie esistenziali di tutti coloro che incontrava. Il suo cuore infatti era spalancato agli altri, proprio come le porte della sua casa di Roma a via Agostino Depretis, dove tutti potevano entrare”.

Il significato della sua vita assume un aspetto ancora più importante se si guarda alla forza della sua intera famiglia, lei, infatti, era la figlia che non doveva nascere. La madre incinta al quarto mese di gravidanza ebbe una grave emorragia e un ginecologo allora considerato tra i massimi esperti consigliò l’interruzione immediata della gravidanza per evitare gravi conseguenze anche alla madre. Ma loro opposero un ‘no’ categorico all’aborto. “Con fede eroica e abbandono in Dio opposero un No categorico all’aborto è così Luigi che si occupò dei figli mentre la moglie Maria soffriva e portò a termine la gravidanza riuscendo a far nascere la bambina il 6 aprile 1914, un lunedì santo”.

Enrichetta è stata una donna del ‘900 all’avanguardia, prima ancora di laurearsi prestò servizio in guerra come crocerossina insieme a sua madre, fu insegnante di storia dell’arte e attivissima nell’associazionismo cattolico non lasciando mai soli i giovani. “Contagiava la gioia di vivere - conclude Padre Massimiliano Noviello - lei è testimone di una santità familiare, una santità che rende speciale l’ordinaria quotidianità”.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo