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martedì 28 giugno 2022
 
Il RICORDO
 

Filippo Mondelli, il campione del mondo che scopriamo troppo tardi

30/04/2021  Se n'è andato a 26 anni, con in tasca il pass per Tokyo 2021 e l'oro mondiale del 2018 al collo. Aveva vinto cose importanti, in uno sport duro che, come tante discipline olimpiche, ha un destino faticoso e oscuro. Stavolta anche sgarbato.

Non gli era bastato nel far rivivere ai Mondiali del 2018 gli antichi fasti del 4 di coppia (la barca si chiama così perché ospita quattro vogatori con due remi ciascuno) dei Giochi di Seoul e di Sydney l’ultimo armo olimpico ad avere a bordo un erede della dinastia degli Abbagnale. Non era bastato a Filippo Mondelli, quarto uomo della barca italiana con Luca Rambaldi, Andrea Panizza e Giacomo Gentili, vincere gli Europei e i Mondiali di Plovdiv del 2018 per trovarsi uno spazio e diventare un volto riconoscibile al grande pubblico. Perché è sempre di più questo il destino degli sport olimpici, che ormai bisognerebbe chiamare bisestili, perché o vinci una volta ai Giochi e allora hai un minuto di visibilità o sparisci in un rigo nelle brevi, per sempre, anche se sei campione del mondo.

Oggi fa notizia Filippo Mondelli, 26 anni, perché una malattia se l’è portato via, con la qualificazione per Tokyo 2021 già in tasca, dopo un anno di battaglia. I suoi compagni l’11 aprile scorso gli avevano dedicato l’oro europeo. Era nato a Como il 18 giugno del 1994, il giorno in cui l’Italia del pallone esordiva nel Mondiale 1994, una congiuntura astrale da predestinati dello sport avrebbe detto qualcuno che fa caso alle coincidenze. Aveva cominciato con il canottaggio nel 2007 a 13 anni, uno sport da fachiri, ma non così esotico per chi nasce come lui a bordo di un bel lago.

Sette anni dopo era campione del mondo Under 23 nel 4 con (4 rematori, un remo ciascuno con timoniere). Ma ha dovuto remare per arrivarci. Non è stata un’esplosione improvvisa la sua ma un lungo paziente inseguimento coronato dal successo, cominciato alla Canottieri Montasio, passando per il Gruppo sportivo della Guardia di Finanza e approdato in cima al mondo.

L’anno dopo era entrato nel giro della Nazionale maggiore, facendo coppia nel doppio con Luca Rambaldi. Un doppio di successo: oro europeo nel 2017 e bronzo mondiale nello stesso anno.

Nel 2018 i trionfi con il 4 di coppia come non succedeva agli azzurri di un ventennio scarso. La qualificazione olimpica per Tokyo l’avrebbe avuta già in tasca, conquistata nel 2019. Il Comitato olimpico internazionale ha congelato i qualificati dell’Olimpiade sospesa. Il rinvio dei Giochi, che era seguito di poco alla diagnosi di malattia (nel gennaio 2020) gli aveva fatto sperare, in mezzo ai cicli di chemioterapia, che sarebbe arrivato in tempo per riprendersi quello che la salute sua aveva tolto a lui e la pandemia sottratto al mondo. Un paio di settimane fa era stato eletto nel consiglio Nazionale del Coni a rappresentanza degli atleti. Se n’è andato il 29 aprile 2021 nella sua casa di Cernobbio, il destino ha messo la prua davanti alla sua barca. Ed è difficile non dirsi che c’è qualcosa che non funziona se per essere ricordati non basta saper fare la cosa che si fa meglio del resto del mondo, ma bisogna andarsene così, a un tempo innaturale, con la vita davanti.

 
 
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