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mercoledì 08 dicembre 2021
 
sport sociale
 

Kenya, Baba Yao e i giovani campioni della baraccopoli di Mathare

30/09/2021  Presente al Festival della fotografia etica di Lodi fino al 24 ottobre, il fotoreportage dell'argentino Sebastian Gil Miranda realizzato per la fondazione Fúbol Más racconta la storia e l'impegno di Austin Ajowi, ex portiere che, nello slum di Nairobi, ha costruito un campo di calcio al posto di una discarica e oggi promuove progetti sociali ed educativi per ragazzi e ragazze attraverso il pallone

(Foto di Sebastian Gil Miranda per Fútbol Más)

I bambini giocano a calcio per le strade di una favela di Rio de Janeiro e sulle spiaggie della costa del Senegal, sul prato verde e ben curato di una cittadina inglese e tra le tende di un campo profughi palestinese in Giordania. Si gioca a pallone in qualunque parte del mondo, dai grandi centri urbani alle estreme periferie del pianeta. Fino alle baracche  dell'immenso slum di Mathare, a Nairobi, capitale del Kenya, in un campo da calcio nato su un terreno che fino ad alcuni anni fa era occupato da un'enorme discarica di immondizia, e che un ex portiere professionista diventato allenatore, Austin Ajowi, ha sgomberato e ripulito con determinazione e pazienza, per dare a ragazzi e ragazze del quartiere l'opportunità di fare sport, incontrarsi e divertirsi in modo sano.

Da quel campo di calcio, chiamato Austin Grounds, è nato un grande progetto sociale ed educativo per i bambini e i giovani dlela baraccapoli attraverso il calcio, grazie all'impegno e alle attività della fondazione Fútbol Más che collabora con le comunità, le famiglie e le scuole in contesti di disagio socio-economico. Con il suo lavoro e il supporto dell'associazione, Austin ha davvero cambiato la vita di tanta gente, ha offerto un futuro ai giovani, togliendoli dalla strada, dalla criminalità, salvandoli dalla dipendenza da una bevanda alcolica illegale, a basso costo, molto diffusa, altamente tossica chiamata chang'aa: una piaga mortale in questa grande periferia del Kenya. Ha promosso la parità di genere e l'empowerement femminile, coinvolgendo le ragazzine nel gioco del calcio. Ha contribuito alla nascita di alcune scuole in cui gli alunni vengono educati ai valori sani e al rispetto attraverso il calcio. Molti suoi allievi di calcio hanno raggiunto livelli elevati, sono diventati dei campioni. Dieci ragazzine sue allieve sono entrare nella Nazionale femminile.

La straordinaria storia di Austin Ajowi - che tutti a Mathare chiamano Baba Yao, padre d tutti - è stata raccontata da Sebastian Gil Miranda, 45enne fotoreporter argentino, nato a Parigi. Il suo reportage, "Baba Yao, il padre di tutti", realizzato per Fútbol Más, è presente in questo giorni alla dodicesima edizione del Festival della fotografia etica di Lodi, la prestigiosa rassegna internazionale che si svolge fino al 24 ottobre, con oltre venti mostre distribuite in varie location della città lombarda, conferenze, presentazioni di libri, videoproiezioni, visite guidate con gli autori e progetti educational per gli studenti (www.festivaldellafotografiaetica.it).

«Da anni come fotoreporter mi dedico a temi sociali e umanitari con particolare attenzione allo sport con valenza sociale», racconta Sebastian Gil Mranda. «Quando ero ragazzino io stesso ho praticato tennis a livello semiprofessionale, con grandissimo impegno. E come fotoreporter ho l'inclinazione a seguire progetti sociali che hanno un legame con lo sport. Ho lavorato su varie attività sportive, dal rugby al tennis al basket. Ma a livello di sport sociale la maggior parte dei progetti coinvolge il calcio. Generalmente in tutti i Mondiali di pallone vengono sviluppati degli eventi paralleli, dei Mondiali alternativi per così dire, con valenza sociale. E io come fotografo ho seguito e raccontato quelli che si sono svolti in Brasile a Rio del Janeiro nel 2014, in Russia nel 2018 e durante il campionato di calcio femminile a Lione, in Francia, nel 2019. Prima del Mondiale di Russia ho visitato vari progetti sociali in giro per il mondo, dalla Colombia al Messico. E sono approdato anche in Kenya. Avevo già visitato la fondazione Fútbol Más in Messico. E una volta che sono arrivato a Nairobi ho contattato l'organizzazione locale, in particolare Seppe Verbist, direttore regionale di Fútbol Más in Africa e in Europa. Ho trascorso quasi un mese con loro. Ho conosciuto Austin Ajowi, che mi ha ospitato in casa sua. Ho seguito il suo lavoro nelle grandi baraccopoli di Mathare e Kibera, ho vissuto l'esperienza dal di dentro. La storia di Austin mi ha catturato. Il suo lavoro va molto al di là del pallone. Austin ha una coscienza sociale incredibile e un carisma che ho visto in pochissime altre persone». 

Fútbol Más è nata in Cile nel 2008. Oggi è diffusa in altri dieci Paesi - Ecuador, Haiti, Repubblica dominicana, Messico, Perù, Paraguay, Spagna, Francia, Kenya e Mozambico - con l'obiettivo di promuovere lo sviluppo e il benessere di bambini e bambine attraverso laboratori sociosportivi, in particolare il gioco del calcio, nei quartieri più difficili e marginali e negli istituti scolastici. Fútbol Más Kenya ha lanciato una campagna di crowdfunding al link https://www.justgiving.com/crowdfunding/austinfutbolmas per sostenere le attività di sport sociale per 900 bambini e bambine nelle baraccpoli di Mathare e Kibera a Nairobi. 

La fotografia sociale ha portato Miranda in giro per il mondo, da Haiti al Senegal. Nella favela Morro do Adeus, a Rio de Janeiro, il fotoreporter ha raccontato per immagini la storia di "Na Ponta dos Pés" (in punta di piedi), una scuola di balletto per bambine e ragazze dai 4 ai 15 anni nata come progetto sociale nel cuore di un quartiere attraversato dalla piaga del narcotraffico e della violenza. «Con questa scuola siamo riusciti a realizzare cose meravigliose», spiega Miranda, «abbiamo costruito una grade sala per le lezioni di balletto. E tre anni fa la Premio Nobel per la pace Malala Yousafzai ha scelto di passare il suo compleanno con il gruppo di "Na Ponta dos Pés" a Rio. La fotografia è uno strumento straordinario per sensibilizzare le persone su determinate problematiche, per muovere le coscienze, per produrre un reale cambiamento sociale nel mondo».

 
 
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