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giovedì 26 maggio 2022
 
 

«Giro il mondo con le mie figlie: per loro è come andare a scuola»

11/08/2015  In tv conduce, anche d’estate, “Kilimangiaro”. E ha sempre la valigia accanto a sé. Perché viaggiare, dice, è la cosa che le apre la mente. Come sanno bene le sue piccole Viola e Sole

L’intervista la realizziamo tra una riunione e l’altra. Camila Raznovich è già in Rai per definire la nuova edizione del programma Kilimangiaro, confermato dal prossimo 11 ottobre su Rai 3 con cambiamenti editoriali importanti. Per il momento si gode il successo della scorsa edizione e della versione estiva Summer Nights, tutte le domeniche alle 21,15 su Rai 3.

Ambasciatrice di Expo 2015, l’ex volto noto di Mtv, cresciuta in India fino all’età di dieci anni, oggi moglie di un architetto con cui condivide la passione per i viaggi, in questa chiacchierata ci racconta il suo essere cittadina del mondo e al contempo mamma di Viola, 6 anni, e di Sole, 3.

- Raccogli l’eredità importante di Licia Colò che aveva creato il programma. Ti aspettavi questo successo di ascolti?

«È stata una sfida e a me piacciono le sfide. Ho vissuto un anno complicato, ma soddisfacente. In realtà, siamo ancora in fase di semina: dopo tanti anni cambiare direzione professionale vuol dire aver pazienza a vedere i frutti. È sicuramente una crescita del mio bagaglio lavorativo. Quattro ore di diretta tutte le domeniche, in una tivù generalista, che non avevo mai provato prima e con un pubblico che non è quello giovane e di nicchia che mi appartiene... Beh, la rete ha avuto coraggio».

- Hai vissuto in diversi Paesi e il viaggio è il fil rouge di tutta la tua vita. Qual è stata l’esperienza più forte che hai vissuto?

«Ho viaggiato tantissimo ma l’insoddisfazione perpetua del viaggiatore è di aver visto troppo poco di tutto quello che c’è da vedere. Non riesco a fare una classifica perché ogni viaggio è come un figlio che ti cambia la vita. L’India non te la togli più di dosso: gli odori, le luci, i colori, la sua storia incredibile, il modo di vivere, la spiritualità e la situazione politica che c’è oggi. Può spaventare il viaggiatore impreparato e allontanarlo, per questo va capita. Io sono un melting pot di culture: i miei genitori sono seguaci di Osho, nella cui comunità sono cresciuta, la famiglia di mio padre è ebrea, quella di mamma cattolica. Un altro posto stupendo è il Vietnam, ma anche l’Argentina, l’Australia. La Cambogia, a parte Angkor Wat, mi ha delusa».

- Come riesci a conciliare la viaggiatrice che è in te con il ruolo di mamma?

«Portando le mie figlie in viaggio con me. Loro sono la priorità: accetto un lavoro o intraprendo un viaggio se so che possono accompagnarmi. Hanno già preso parecchi voli».

- Quanto è importante il viaggio nella crescita di un bambino?

«Fondamentale. Apre la mente. Bisogna viaggiare da piccoli perché si plasma il carattere, l’intelligenza, la creatività, la curiosità. Il viaggio è vita, è cultura. E dà una prospettiva diversa e nuova alle cose che si studiano a scuola».

- Come sono le vostre vacanze?

«Di tutti i tipi, certo è che con me non si annoiano. Due anni fa siamo state in campeggio in Croazia, quest’anno prendiamo casa in Spagna, al mare. Dall’hotel di lusso al campeggio devono sapersi adattare. Non posso essere una madre diversa da come sono io nella vita. A settembre andremo una settimana in Etiopia nei centri per bambini orfani. Per me il viaggio è anche questo: sociale. Devono capire che loro sono delle privilegiate e che la vita vera non è quella che stanno vivendo. Un altro viaggio che faremo sarà in Cina, dal sud attraverso le regioni rurali fino alle terre del tè e dei templi, in treno. E le porterò nella mia India. Personalmente mi piace girare i mercati per scoprire l’anima dei posti e perdermi nei vicoli a osservare le persone, come vivono, le loro case...».

- Che mamma sei?

«Severa, poco paziente e un po’ intollerante, ma sono anche super generosa e molto presente. Ed essendo stata io una bambina molto indipendente, insegno questo valore anche a loro, calibrato sull’età: quella di sei anni deve rifarsi il letto e lavarsi i denti».

- Che idea ti sei fatta dei giovani attraverso i tuoi viaggi?

«Gli italiani sono giustamente un po’ arrabbiati, frustrati da una situazione che lascia poco margine alle ambizioni. È questo che oggi fa la differenza tra un giovane italiano e un giovane tedesco, che ha più sogni e voglia di sognare».

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