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venerdì 23 febbraio 2024
 
IL CONVEGNO
 

Nasce la Commissione per i testimoni della fede per il Giubileo 2025

06/10/2022  L’annuncio del cardinale Marcello Semeraro durante il Convegno "La santità oggi" all’Augustinianum: «Dopo l’iniziativa voluta da Giovanni Paolo II nel 2000, Francesco ha detto di ricostituire, in modo stabile, questa realtà che sarà collegata all’attività del Dicastero delle Cause dei Santi. Bisogna ricoprire la vocazione universale alla santità che è una perla del Concilio Vaticano II»

In vista dell'Anno Santo del 2025 sarà istituita la Commissione per i testimoni della fede, che era già stata creata, su volere di Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000. A renderlo noto il cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi durante il convegno “La santità oggi”, promosso dallo stesso dicastero, che si è svolto dl 3 al 5 ottobre all’Istituto Patristico Augustinianum di Roma e al quale hanno partecipato membri della Congregazione, docenti e studiosi provenienti dal mondo accademico ed esponenti della cultura e dei media. «Questa iniziativa», ha spiegato Semeraro a Vatican News, «era già stata realizzata in occasione del Grande Giubileo del 2000. San Giovanni Paolo II volle che fossero messe in luce queste figure di uomini e donne che, pur non essendo canonizzate, hanno manifestato con forza la fede. Quindi era stata incaricata la Comunità di Sant’Egidio di costituire questa Commissione. Ed era stato redatto un elenco con biografie di persone che parlano a tutto il mondo cristiano, non solo cattolico. L’esperienza di questa Commissione era delimitata al grande Giubileo del 2000. Questa idea è ritornata in occasione del prossimo Anno Santo. Papa Francesco ha detto di ricostituire questa Commissione, questa volta non riferendola a una circostanza specifica ma collegandola all’attività del Dicastero delle Cause dei Santi. Si va a costituire, quindi, una Commissione stabile. Nei prossimi giorni provvederemo a costituire questa realtà, anche come ambito di studio».

Semeraro, per fare un esempio, ha indicato tra i testimoni della fede Dietrich Bonhoeffer, un teologo e pastore della Chiesa, ucciso perché si era opposto al nazismo: «La Chiesa non lo proclama martire perché non era cattolico», ha sottolineato, «tuttavia è una figura emergente come testimonianza cristiana. Come Bonhoeffer ce ne sono tanti altri. La santità non è sempre immediatamente evidente agli occhi dei fedeli. Il nostro servizio è quella di metterla in luce. Noi "non costruiamo i santi" però aiutiamo il Papa nel discernimento. Occorre mostrare che la santità non è lontana da noi ma è una chiamata che riguarda tutti. Non è necessario essere canonizzati, ma dobbiamo rispondere alla chiamata alla santità».

«Riscoprire il Concilio»

  

Il convegno si è concluso mercoledì mentre giovedì tutti i partecipanti sono stati ricevuti in udienza in Vaticano da papa Francesco. Due i temi affrontati durante i lavori: "L'eroicità cristiana tra perennità e attualizzazione", cioè come individuare le virtù richieste per una “santità canonizzabile”, tenendo presente che san John Henry Newman scriveva che per essere perfetti “non dobbiamo fare altro che adempire i nostri doveri quotidiani”, nell’ordinaria vita cristiana. Il secondo tema è invece “La fama di santità in epoca digitale”. L’accertamento di una solida e ben diffusa “fama sanctitatis” è stata sempre il requisito fondamentale per l’avvio di una causa di beatificazione e canonizzazione.

«Durante le ore trascorse insieme in questi pochi giorni, ho pensato di paragonare il nostro lavoro a un “viaggio”», ha detto il cardinale Semeraro nel suo intervento conclusivo, «trattandosi di santità, e quindi anche di sante e di santi, ho pensato a un viaggio verso il paradiso: a quello di Dante Alighieri, beninteso, come descritto nella terza Cantica della sua Commedia. Nel nostro percorso non abbiamo avuto come guide Virgilio e Beatrice, ma degli amici e delle amiche: i relatori e le relatrici e i moderatori delle due «tavole rotonde», che hanno sollecitato interventi pure da parte dei partecipanti al Convegno. Diversamente da quello dantesco, però, il nostro non è stato un ascensus, bensì un descensus: dico questa parola pensando al descensus che è stato richiamato da S. E. Mons. O. F. Piazza; ossia quello del Figlio eterno che discendi, si è fatto uomo. Nei nostri incontri è stato spesso ripetuto che la santità è pienezza di vita umana; attuazione completa dell’intenzione creatrice di Dio».

Semeraro ha richiamato il Concilio, del quale tra pochi giorni si ricorda il sessantesimo anniversario dell’apertura: «Questa terminologia classica, che si riferisce alla santità canonizzabile/canonizzata, però, non ci ha fatto perdere di vista la vocazione universale alla santità, autentica perla del magistero del Concilio Vaticano II ed è bello che, per la preparazione al prossimo Giubileo, sia stato scelto di «tornare» a quel Concilio. Ce n’è bisogno davvero. In un dossier pubblicato in questi giorni per i sessant’anni dall’inizio di quell’evento sul settimanale italiano Famiglia Cristiana c’è inserita questa mia riflessione: “Quando intrapresi gli studi di teologia, nel 1966-67, si viveva l’immediato post-Concilio, con una serie di difficoltà come l’assenza di manuali e testi aggiornati. Il docente di Dogmatica ci disse: ‘Un giorno, dopo di voi, verranno qui tra questi stessi banchi giovani che parleranno del Vaticano II come voi parlate del concilio di Trento’. La cosa allora mi colpì molto, mi sembrava impossibile. Però oggi forse il magistero conciliare non è effettivamente conosciuto per la portata che ebbe».

Semeraro si è soffermato in prarticolare sul capitolo quinto della costituzione dogmatica Lumen Gentium: «Chi ne ha studiato la stesura sa bene che nel secondo schema de Ecclesia, quello ripreso nel 1963 per il secondo periodo conciliare, il capitolo sulla vocazione universale alla santità era il fastigio dell’intero documento. Una volta assunto il modello del peregrinante popolo di Dio (ed è davvero bella la coincidenza di questa figura della Chiesa con l’immagine scelta per il nostro Convegno), lo si doveva portare a compimento proprio con la chiamata di tutti alla comunione con Dio Padre in Cristo mediante lo Spirito. In quello stesso periodo, difatti, fu scelta la frase di san Cipriano, che chiude Lumen Gentium n. 4: la Chiesa, de unitate Patris et Filii et Spiritus Sancti plebs adunata. Nel corso dei lavori conciliari, poi, nel de Ecclesia furono inseriti altri capitoli e, in ogni caso, il capitolo mariano ne è uno splendido sigillo». Il cardinale ha sottolineato che «chiamata universale alla santità e santità canonizzata: non sono affatto due santità, ma un’unica santità. In Gaudete et Exsultate Francesco ha scritto: “Non pensiamo solo a quelli già beatificati o canonizzati. Lo Spirito Santo riversa santità dappertutto nel santo popolo fedele di Dio, perché “Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità”. Il Signore, nella storia della salvezza, ha salvato un popolo. Non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo. Perciò nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo».

 
 
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