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giovedì 18 aprile 2024
 
la testimonianza
 

«Grazie Delia. Ci insegni davvero cosa vuol dire essere libere»

28/12/2023  La professoressa Gabriella Anselmi, romana classe 1942, nella Cgil scuola dagli anni 60 e componente del Comitato Scientifico della Rete per la Parità, commenta il film di Paola Cortellesi che risuona nella sua storia e nel suo impegno di una vita a favore delle donne

La prima sensazione per Gabriella Anselmi, ottantenne romana, impegnata da una vita per l’empowerment delle donne, «è stata quella di un dolore incredibile» nel vedere il film di Paola Cortellesi C’è ancora domani. Rivivere gli anni subito dopo la guerra ha rievocato nella signora Anselmi una serie di ricordi e di fatiche che ha ben chiaro in mente nonostante lei fosse bambina. Complessivamente, però, il film le è piaciuto moltissimo.

Classe 1942, «accompagnai mamma e papà a votare che avevo 4 anni, ricordo che c’era tantissima gente e la sensazione di una svolta positiva. Io stessa avevo una spilla appuntata sul vestito, un’edera dorata e ripetevo orgogliosa “sono repubblicana». Perché quello era il clima che si respirava in casa Anselmi: «Mio padre era un direttore di banca, guadagnava 1200 lire al mese quando si cantava “se potessi avere mille lire al mese”, mia madre insegnava negli istituti tecnico pratici. Lui era un equilibrato moderato, lei era una donna molto attiva. Il nonno materno, già di suo, aveva una mentalità aperta: i figli e le figlie dovevano o studiare o lavorare. La nonna era una donna nata a metà dell’Ottocento e leggeva il giornale tutti i giorni».

Rispetto al contesto del film, Anselmi è vissuta in tutt’altro scenario dalle case popolari di Testaccio «noi eravamo a San Giovanni e la nostra era una famiglia medio borghese, ma una cosa la ricordo chiaramente. Mia madre che arrotolava queste “lenzuola” di lire di allora e se le nascondeva nel reggipetto. Era una donna giovane e molto carina, ma aveva il coraggio così di arrivare a Testaccio per comprare la carne negli anni di guerra. Lei che, il 19 luglio del 1943, è rimasta sotto il bombardamento di San Lorenzo mentre era a scuola a sistemare i laboratori».

Lei che, con Gabriella bambina, si preparava ai concorsi per la scuola «e intanto io stavo sotto al tavolo e ascoltavo tutto quello che ripeteva. Così è nato anche in me il desiderio di insegnare e il mio impegno di una vita nella Cgil scuola; ed ecco perché mi ha così commosso la scelta di Delia, la protagonista del film, di lasciare tutti i suoi risparmi alla figlia per studiare e non più per comprarsi il più bell’abito da sposa come si confaceva alla mentalità di allora. Perché solo la cultura ti rende autonoma e davvero libera».

Gabriella Anselmi
Gabriella Anselmi

Come è stato per Anselmi laureata in Matematica, docente presso Istituti Superiori e Università sia in Italia sia all’estero, dal 1966 delegata della Cgil scuola, membro del Consiglio Nazionale Donne Italiane, presidente nazionale della Fildis (Federazione Italiana Laureate e Diplomate Istituti Superiori) e componente del Comitato Scientifico della Rete per la Parità. «La figura di Delia è straziante, anche se io nella mia famiglia non ho vissuto esperienze del genere, ma le ho percepite nelle donne che avevo intorno: la signora che lavorava a casa nostra, alcune mamme dei miei compagni di scuola. Ecco perché su questi temi ho lavorato con grande passione per tutta la vita. Insegnavo già quand’ero piccola, i bambolotti erano miei alunni e usavo i numeri perché volevo contare».

Anselmi non ha avuto figli, ma si occupa, da quando è nata, della nipote oggi ventiduenne neolaureata in Filosofia e in partenza per Parigi. «Anche con lei i temi del rispetto e dell’autoaffermazione sono stati centrali. Ma in realtà con tutti e con tutte. L’altro tema è stato quello del denaro. La donna è educata al borsellino, ovvero agli spiccioli e al risparmio, l’uomo al portafoglio. Un rapporto col denaro che determina anche il rapporto con il compagno in base a come lo gestisci e lo conservi. Alle ragazze di oggi dico “soldi e autonomia economica”. Lavorate su voi stesse e studiate. Coltivate curiosità, interesse e passione per qualcosa. Solo così potrete realizzarvi: avendo una disponibilità economica, senza essere succubi del denaro. E se l’avete investendolo in cultura e ampliamento della crescita. Mio padre mi diceva sempre “I soldi servono per studiare e viaggiare”».

 
 
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