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martedì 24 novembre 2020
 
rifugiati
 

Guerriglia a Lesbo, l'appello di tre cardinali

27/02/2020  Decine di feriti, intanto migliaia di persone vivono in condizioni sempre più difficili. Interviene anche Filippo Grandi (UNHCR).

E' di almeno 50 feriti (40 agenti di polizia e 10 manifestanti), il bilancio degli ultimi due giorni di scontri nelle isole greche di Chios, Samos e Lesbos, dove sono in corso violente proteste contro la decisione del governo di Atene di costruire centri di raccolta chiusi per i migranti. Le proteste sono cominciate martedì contro il progetto di costruzione di nuovi campi per ricollocare i migranti che si trovano nei centri sovraffollati. Durante gli scontri

la polizia greca ha usato lacrimogeni e proiettili di gomma. Oggi intanto gli abitanti delle isole hanno indetto uno sciopero

Fa appello alla calma il premier greco Kyriakos Mitsotakis, che ha in programma nel pomeriggio un incontro con i governatori regionali nel suo ufficio ad Atene. Le proteste sono scoppiate dopo che il governo ha inviato in segreto i macchinari per la costruzione delle nuove strutture sulle isole greche. Secondo i manifestanti i campi esistenti sono diventati una prigione sia per i residenti che per i migranti, e la costruzione di nuove strutture servirà solo ad amplificare il problema.

Nei campi di Lesbos, Samos, Chios, Leros e Cos si trovano al momento oltre 42.000 persone. Il campo più grande è quello di Moria, a Lesbos, dove sono stipate 19.000 persone, anche se il luogo era stato previsto che accogliere non più di 3.000 persone.
Le condizioni sulle isole sono state definite “scioccanti e vergognose” da Filippo Grandi, l’Alto Commissario per i rifugiati dell’Onu. Grandi ha aggiunto che “la Grecia, con un più forte supporto europeo, deve agire ora per affrontare questa situazione insostenibile”. L’UNHCR chiede di trasferire in tempi rapidi sulla terraferma in strutture addizionali almeno 20.000 persone. Inoltre chiede un miglioramento delle condizioni dei campi nelle isole, in particolare per quel che riguarda l'accesso all'acqua, ai servizi igienici e alle cure mediche. Inoltre chiede la ricollocazione in Europa e la riunificazione con le famiglie per i minori non accompagnati e uno snellimento delle procedure di asilo in modo equo e giusto. 

Un ricollocamento dei rifugiati presenti sulle isole greche è stato chiesto anche in un appello lanciato nei giorni scorsi dai cardinali Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità Europea, Michael Czerny, sottosegretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, e Konrad Krajewski, elemosiniere di Sua Santità, in una lettera indirizzata alle Conferenze Episcopali degli Stati membri dell’Unione Europea.

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