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lunedì 02 agosto 2021
 
il papa
 

«Protestare con Dio è un modo di pregare, arrabbiarsi con Lui a volte fa bene»

19/05/2021  Francesco all’udienza generale: «Talvolta arrabbiarsi un po’ fa bene perché ci fa svegliare questo rapporto di figlio a Padre, di figlia a Padre che noi dobbiamo avere con Dio». E invoca «lo Spirito di consolazione e di pace per i popoli martoriati che vivono in situazioni difficili»

«Protestare davanti a Dio è un modo di pregare, arrabbiarsi con Dio è un modo di pregare perché anche il figlio a volte si arrabbia con il padre».

Papa Francesco prosegue il ciclo di catechesi dedicato alla preghiera e nell’udienza generale nel Cortile di San Damaso davanti a un gruppo di fedeli indica nella distrazione, aridità e accidia le difficoltà principali nella preghiera. Bisogna «individuarle e superarle», esorta, invitando a non scoraggiarsi di fronte all’alternarsi di tempi di consolazione e di aridità, ma a perseverare nella preghiera come ha fatto Giobbe che ha anche protestato sentendosi trattato ingiustamente. «Tante volte, anche protestare davanti a Dio è un modo di pregare», nota, «delle volte arrabbiarsi un po’ fa bene perché ci fa svegliare questo rapporto di figlio a Padre, di figlia a Padre che noi dobbiamo avere con Dio».

Francesco ricorda che tutti i santi sono passati per questa “valle oscura”. Non bisogna dunque scandalizzarsi se «leggendo i loro diari, ascoltiamo il resoconto di serate di preghiera svogliata, vissuta senza gusto». Bisogna invece imparare a dire: «Anche se Tu, Dio mio, sembri far di tutto perché io smetta di credere in Te, io invece continuo a pregarti. I credenti non spengono mai la preghiera!». E sottolinea: «Il vero progresso della vita spirituale non consiste nel moltiplicare le estasi, ma nell’essere capaci di perseverare in tempi difficili: cammina, cammina, cammina … E se sei stanco, fermati un po’ e torna a camminare. Ma con perseveranza. Ricordiamo la parabola di San Francesco sulla perfetta letizia: non è nelle fortune infinite piovute dal Cielo che si misura la bravura di un frate, ma nel camminare con costanza, anche quando non si è riconosciuti, anche quando si è maltrattati, anche quando tutto ha perso il gusto degli inizi».

Il Papa esorta anche a non dimenticare la preghiera del “perché?”, che è quella che fanno i bambini quando incominciano a non capire le cose e gli psicologi la chiamano “l’età dei perché”: «Ma stiamo attenti», mette in guardia Bergoglio, «lui non ascolta la risposta del papà. Il papà incomincia a rispondere e lui arriva con un altro perché. Soltanto vuole attirare su di sé lo sguardo del papà; e quando noi ci arrabbiamo un po’ con Dio e incominciamo a dire dei perché, stiamo attirando il cuore di nostro Padre verso la nostra miseria, verso la nostra difficoltà, verso la nostra vita. Ma sì, abbiate il coraggio di dire a Dio: “Ma perché …?”. Perché a volte, arrabbiarsi un po’ fa bene, perché ci fa svegliare questo rapporto da figlio a Padre, da figlia a Padre, che noi dobbiamo avere con Dio».

A volte, poi, si può sperimentare il tempo dell’aridità che «può dipendere da noi stessi, ma anche da Dio, che permette certe situazioni della vita esteriore o interiore o anche da dolori come un mal di testa che impedisce di entrare nella preghiera». Per far comprendere «il pensiero-madre dell’aridità», Francesco fa riferimento «al Venerdì Santo, alla notte e al Sabato Santo, tutta la giornata: Gesù non c’è, è nella tomba; Gesù è morto: siamo soli».

I maestri spirituali descrivono, quindi, l’esperienza della fede come un continuo alternarsi di tempi di consolazione e di desolazione; momenti in cui tutto è facile, mentre altri sono segnati da una grande pesantezza: «Ma il pericolo», avverte, «è avere il cuore grigio: quando questo “essere giù” arriva al cuore e lo ammala … e c’è gente che vive con il cuore grigio. Questo è terribile: non si può pregare, non si può sentire la consolazione con il cuore grigio! O non si può portare avanti un’aridità spirituale con il cuore grigio. Il cuore dev’essere aperto e luminoso, perché entri la luce del Signore. E se non entra, aspettarla con speranza. Ma non chiuderla nel grigio».

Il Papa si sofferma sulle altre difficoltà che si possono incontrare nel cammino di preghiera. Come la distrazione, quando un turbinio di immagini e illusioni in costante movimento ci accompagna. Questa immaginazione che gira, gira nella preghiera, santa Teresa la chiamava “la pazza della casa”, spiega il Papa a braccio esortando a “ingabbiarla” con l’attenzione. Non è bene dare seguito a questa “inclinazione scomposta”, avverte Francesco. Bisogna lottare per mantenere la concentrazione come tra l’altro è necessario fare anche per lavorare e studiare bene. Gli atleti, infatti, «sanno che le gare non si vincono solo con l’allenamento fisico ma anche con la disciplina mentale: soprattutto con la capacità di stare concentrati e di mantenere desta l’attenzione».

Le distrazioni vanno dunque combattute e la virtù della vigilanza è fondamentale. Gesù spesso richiama i discepoli al dovere di «una vita sobria, guidata dal pensiero che prima o poi Lui ritornerà» e loro «non si sono dispersi inseguendo ogni attrattiva che si affacciava alla loro mente», ma hanno cercato di camminare sulla strada giusta, facendo bene il loro compito.

Dopo la catechesi, nei saluti in diverse lingue ai pellegrini, il Papa torna a chiedere preghiere per i popoli martoriati: «In attesa della Pentecoste, come gli Apostoli riuniti nel Cenacolo con la Vergine Maria, chiediamo al Signore con fervore lo Spirito di consolazione e di pace per i popoli martoriati che vivono in situazioni difficili».

Rivolgendosi ai fedeli di lingua italiana ricorda che «la festa, ormai vicina, della Pentecoste mi offre lo spunto per incoraggiarvi a implorare con più fervore lo Spirito Santo, perché riempia del Suo amore il cuore delle persone, faccia risplendere nel mondo la Sua luce, e susciti in tutti propositi e azioni di pace». Infine, conclude, con un pensiero «agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Invoco su ciascuno lo Spirito Santo, affinché con i Suoi doni di grazia vi sia di sostegno e di consolazione nel cammino della vita».

 
 
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