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martedì 16 agosto 2022
 
Comunicazioni sociali
 

Il Papa: "Senza l'ascolto non c'è buon giornalismo"

24/01/2022  Nel giorno di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, papa Francesco rende noto il suo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali. Al centro il dialogo che parte dall'ascolto attento dell'altro, con l'orecchio del cuore

Non si può comunicare bene se prima non si è ascoltato e se non lo si è fatto con il cuore. Papa Francesco, nel giorno in cui si celebra la festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, rende noto il messaggio per la 56ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che quest’anno si celebra il 29 maggio 2022 proprio sul tema sul tema “Ascoltare con l’orecchio del cuore”. Lo scorso anno Francesco aveva esortato i giornalisti ad andare a vedere di persona la realtà per poterla raccontare meglio, per incontrare le persone e fare esperienza diretta degli eventi. Quest’anno, invece, si sofferma sul verbo ascoltare, anche in linea con il percorso sinodale. «Stiamo perdendo la capacità di ascoltare chi abbiamo di fronte, sia nella trama normale dei rapporti quotidiani, sia nei dibattiti sui più importanti argomenti del vivere civile», constata il Papa. Eppure, quando a un illustre medico viene chiesto qual è il bisogno più grande degli esseri umani, lui risponde: «Il desiderio sconfinato di essere ascoltati». Un desiderio che interpella tutti: genitori, educatori, «gli operatori pastorali, i lavoratori dell’informazione e quanti prestano un servizio sociale o politico», scrive il Papa. E non si tratta di un ascolto qualunque, distratto, che si limita alla percezione acustica. «Dalle pagine bibliche», scrive il Pontefice, «impariamo che l’ascolto è essenzialmente legato al rapporto dialogico tra Dio e l’umanità. “Shema’ Israel - Ascolta, Israele”, l’incipit del primo comandamento della Torah, è continuamente riproposto nella Bibbia, al punto che San Paolo affermerà che “la fede viene dall’ascolto”».

Dio prende l’iniziativa parlandoci, rivelandosi attraverso il Verbo, gli rivolge «la Parola» e «“tende l’orecchio” per ascoltarlo». L’uomo invece, spesso, chiude le orecchie e si mostra aggressivo verso l’altro «come avvenne agli ascoltatori del diacono Stefano i quali, turandosi gli orecchi, si scagliarono tutti insieme contro di lui». Per questo dobbiamo sempre interrogarci, come fece Gesù con i discepoli, sulla qualità del nostro ascolto. «Solo facendo attenzione a chi ascoltiamo, a cosa ascoltiamo, a come ascoltiamo, possiamo crescere nell’arte di comunicare, il cui centro non è una teoria o una tecnica, ma la “capacità del cuore che rende possibile la prossimità”».

Dobbiamo evitare la sordità del cuore. Lì, ha sede la capacità di ascolto. «Non abbiate il cuore nelle orecchie, ma le orecchie nel cuore», scrive il Papa citando Sant’Agostino.

L’ascolto è la condizione essenziale per una buona comunicazione. Un ascolto che non è origliare, come si fa oggi al tempo del social web. Una abitudine, quella di origliare e spiare che «sembra essersi acuita» e che ci fa strumentalizzare gli altri. «Al contrario, ciò che rende la comunicazione buona e pienamente umana è proprio l’ascolto di chi abbiamo di fronte, faccia a faccia, l’ascolto dell’altro a cui ci accostiamo con apertura leale, fiduciosa e onesta. La mancanza di ascolto, che sperimentiamo tante volte nella vita quotidiana, appare purtroppo evidente anche nella vita pubblica, dove, invece di ascoltarsi, spesso “ci si parla addosso”. Questo è sintomo del fatto che, più che la verità e il bene, si cerca il consenso; più che all’ascolto, si è attenti all’audience. La buona comunicazione, invece, non cerca di fare colpo sul pubblico con la battuta ad effetto, con lo scopo di ridicolizzare l’interlocutore, ma presta attenzione alle ragioni dell’altro e cerca di far cogliere la complessità della realtà. È triste quando, anche nella Chiesa, si formano schieramenti ideologici, l’ascolto scompare e lascia il posto a sterili contrapposizioni».

Il Papa denuncia un atteggiamento diffuso, quello di aspettare che l’interlocutore finisca di parlare, quando non gli si alza la voce sopra per imporre il nostro punto di vista. In realtà lì non c’è più dialogo, ma un monologo a due voci. «Nella vera comunicazione, invece, l’io e il tu sono entrambi “in uscita”, protesi l’uno verso l’altro».

Ma non c’è buon giornalismo senza aver ascoltato e ascoltato a lungo «Per raccontare un evento o descrivere una realtà in un reportage è essenziale aver saputo ascoltare, disposti anche a cambiare idea, a modificare le proprie ipotesi di partenza». Il Papa esorta anche ad ascoltare più fonti e a «non fermarsi alla prima osteria».

Certo, ascoltare è una fatica. Francesco ricorda il cardinale Agostino Casaroli, grande diplomatico, che parlava del dialogo come del «martirio della pazienza», necessario però «per ascoltare e farsi ascoltare nelle trattative con gli interlocutori più difficili, al fine di ottenere il maggior bene possibile in condizioni di limitazione della libertà. Ma anche in situazioni meno difficili, l’ascolto richiede sempre la virtù della pazienza, insieme alla capacità di lasciarsi sorprendere dalla verità, fosse pure solo un frammento di verità, nella persona che stiamo ascoltando. Solo lo stupore permette la conoscenza».

Solo con l’ascolto si può ristabili anche la fiducia nell’informazione, minata in questo tempo di pandemia dall’eccesso di notizie, quella «“infodemia”, dentro la quale si fatica sempre più a rendere credibile e trasparente il mondo dell’informazione». E anche la realtà delle migrazioni forzate richiede ascolto per capire i problemi complessi che ci sono dietro questo dramma, per vincere «i pregiudizi sui migranti e sciogliere la durezza dei nostri cuori». Ci vuole un ascolto e una informazione che dia «un nome e una storia a ciascuno di loro. Molti bravi giornalisti lo fanno già. E molti altri vorrebbero farlo, se solo potessero. Incoraggiamoli! Ascoltiamo queste storie! Ognuno poi sarà libero di sostenere le politiche migratorie che riterrà più adeguate al proprio Paese. Ma avremo davanti agli occhi, in ogni caso, non dei numeri, non dei pericolosi invasori, ma volti e storie di persone concrete, sguardi, attese, sofferenze di uomini e donne da ascoltare».

L’ascolto, infine, è indispensabile anche nella Chiesa. «Noi cristiani», scrive il Papa, «dimentichiamo che il servizio dell’ascolto ci è stato affidato da Colui che è l’uditore per eccellenza, alla cui opera siamo chiamati a partecipare». Richiamando le parole del teologo protestante Dietrich Bonhoeffer, - «noi dobbiamo ascoltare attraverso l’orecchio di Dio, se vogliamo poter parlare attraverso la sua Parola» - il Pontefice ricorda che «chi non sa ascoltare il fratello ben presto non sarà più capace di ascoltare nemmeno Dio» ed è per questo che, «nell’azione pastorale, l’opera più importante è “l’apostolato dell’orecchio”. Ascoltare, prima di parlare». Sapendo che «dare gratuitamente un po’ del proprio tempo per ascoltare le persone è il primo gesto di carità». Il Sinodo, conclude Francesco, sarà proprio una grande occasione di ascolto. «La comunione, infatti, non è il risultato di strategie e programmi, ma si edifica nell’ascolto reciproco tra fratelli e sorelle. Come in un coro, l’unità non richiede l’uniformità, la monotonia, ma la pluralità e varietà delle voci, la polifonia. Allo stesso tempo, ogni voce del coro canta ascoltando le altre voci e in relazione all’armonia dell’insieme. Questa armonia è ideata dal compositore, ma la sua realizzazione dipende dalla sinfonia di tutte e singole le voci».

 
 
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