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lunedì 26 ottobre 2020
 
Save The children
 

L'Italia SottoSopra. Un milione i bambini poveri

12/12/2013  Save the children ha presentato il suo quarto Atlante sull'infanzia in Italia. I nostri minori sono sempre più poveri, senza possibilità di studio, gioco e pasti sicuri.

La povertà è nel carrello della spesa, sui banchi di scuola, a casa. I minori in Italia sono sempre di più a rischio emarginazione. Un milione di loro, secondo i dati del quarto Atlante sull'infanzia (a rischio) redatto sa Save the children, si trovano sotto la soglia di povertà, il 30 per cento in più rispetto allo scorso anno. Il Rapporto, dal titolo significativo L'Italia SottoSopra, rileva che un minore su 10 vive in condizioni di povertà assoluta, un altro milione e 344 mila vive in condizioni di disagio abitativo,  650.000 in Comuni in default o sull’orlo del fallimento. Tutto ciò si traduce in appena 11 euro al mese di budget per acquistare libri, in 23 euro per tempo libero, cultura e giochi. Una tenaglia di povertà che giorno dopo giorno si stringe attorno ai bambini e agli adolescenti "costringendoli a vivere", si legge nel rapporto, "in un presente con pochissimo “ossigeno”: cibo al discount, pochi o nessun libro, scuola solo la mattina senza neanche un’ora in più per attività di svago e socializzazione, e poi a casa, in uno spazio piccolo e soffocante, nient’altro da fare nel tempo libero perché non ci sono soldi e gli aiuti che arrivano dai servizi sociali se ci sono, sono pochi, perché il Comune è in default".
L’Italia SottoSopra, grazie anche all'aiuto di 50 dettagliatissime mappe, disegna il quadro di un'Italia dove il 22,2 per cento dei ragazzini  è in sovrappeso e il 10,6 per cento in condizioni di obesità perché il cibo buono costa e le famiglie con figli hanno ridotto i consumi e gli acquisti (-138 euro in media al mese), anche alimentari.
Paragonati al resto d'Europa risultiamo ultimi per competenze linguistiche e matematiche. E non potrebbe essere diversamente visto che gli investimenti in istruzione sono cresciuti nell'ultimo anno in Italia appena dello 0,5 per cento a fronte di un aumento medio del 62 per cento negli altri Paesi europei. Stretto tra la povertà delle famiglie e un Paese in crisi che non può assicurare un buon livello di welfare, un numero crescente di minori si trova in situazioni estremo disagio. "La febbre  è troppo alta e persistente e i palliativi non bastano più, serve una cura forte e strutturata. E la cura è, secondo Save the children ma anche istituzioni autorevoli come la Banca d’Italia e l’Ocse, investire in formazione e scuola di qualità, laddove l’Italia è all’ultimo posto in Europa per competenze linguistiche e matematiche della sua popolazione. La recessione non è iniziata soltanto 5 anni fa in conseguenza della crisi dei mutui subprime o degli attacchi speculativi all’euro, ma affonda le sue radici nella crisi del capitale umano, determinata dal mancato investimento, a tutti livelli, sui beni più preziosi di cui disponiamo: i bambini, la loro formazione e conoscenza", ha spiegato Valerio Neri, direttore generale Save the children Italia.
I bambini più disagiato sono , nella maggior parte dei casi, figli di genitori disoccupati o monoreddito, o con un basso titolo di studio. Fra i nuclei familiari con capo-famiglia privo di titolo di studio, l’incidenza della povertà assoluta è stata del 3,1 per cento. “Tra povertà economica e povertà educativa c’è una stretta relazione e l’una alimenta l’altra in un circolo perverso”, ha sottolineato Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the children Italia. “I meno abbienti cercano di risparmiare dove possono e finisce che all’istruzione - libri scolastici, lezioni private, rette - possano destinare appena 11 euro al mese a fronte dei  360 euro delle famiglie più abbienti. Questo deficit di spesa educativa delle famiglie in povertà non è compensato da investimenti pubblici su welfare ed educazione, con il risultato che i bambini più poveri vivono una gravissima contrazione delle opportunità educative indispensabili per la loro crescita”.
Save the children chiede dunque di tornare a investire in istruzione. "Serve più scuola", scrivono, "e di prim’ordine e, allo stesso tempo, servono territori ad alta densità educativa, dove  tutti i bambini, senza alcuna eccezione, possano non solo studiare ma fare attività ugualmente rilevanti, come sport, musica, gioco, stare insieme, scoprendo le proprie passioni e talenti e imparando a pensare il futuro in modo aperto”. Proprio per questo l'organizzazione ha attivato sul territorio nazionale programmi quinquennali per i bambini e gli adolescenti  con l’obiettivo di contribuire a rafforzare e rinnovare le infrastrutture sociali ed educative dedicate ai diritti dei minori, con particolare attenzione a quelli in situazione di maggiore disagio. Lo scorso anno sono stati oltre 40mila, dal nord al sud d’Italia, i bambini e adolescenti coinvolti e supportati direttamente da Save the children e la sua rete di partner locali.

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