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lunedì 27 maggio 2024
 
 

La chiamata del Papa

04/06/2013 

L’ultimo appello è del 30 maggio. La Santa Sede ripete, attraverso il proprio rappresentante diplomatico a Ginevra monsignor Tomasi, che la guerra in Siria va fermata e mette in campo tutte le risorse in vista della conferenza di Ginevra del 10 giugno.

Il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della  Congregazione per le Chiese orientali, ha viaggiato per due settimane in Medio Oriente per una missione pastorale con importanti risvolti diplomatici con la questione siriana naturalmente in primo piano. E da oggi in Vaticano si tiene un summit dedicato al conflitto in Siria, al quale sono stati inviati i diplomatici dell’area, i vescovi delle varie denominazioni cristiane, i responsabili delle Caritas, compresa quella turca. Al vertice dovrebbero partecipare anche diplomatici occidentali. Il summit dovrebbe occuparsi di questioni umanitarie. Si svolge nella sede di Cor Unum , che in pratica è la Caritas del Vaticano, e sarà presieduto dal cardinale Robert Sarah. Si svolgerà a porte chiuse, ma i partecipanti domani, mercoledì, saranno ricevuti in udienza dal papa.

Il summit servirà a fare il punto sulla crisi e a ricercare una posizione comune su una situazione complessa, che non sempre ha visto tutti gli interlocutori religiosi sulla stessa linea di intervento.  L’osservatore permanente della Santa Sede all’Onu di Ginevra, monsignor Silvano Maria Tomasi, ha ripetuto nei giorni scorsi che “la strada da seguire non è una intensificazione militare del conflitto armato, ma il dialogo e la riconciliazione” e ha messo in guardia da una escalation del conflitto militare, dopo che l’Europa non è riuscita a rinnovare le sanzioni sia contro il regime di Bashar Assad, che nei confronti dei ribelli, che impedivano la vendita di armi ad entrambi. La decisione è vista con preoccupazione dalla diplomazia vaticana e per questo motivo al summit sono stati invitati anche diplomatici occidentali.

L’Italia ha criticato l’allentamento dell’embargo sulle armi, mentre si sa che Francia e Regno Unito sono pronte ad aiutare i ribelli, e la Russia ha deciso di inviare al regime di Bashar anche aerei da combattimento di ultima generazione. In questa situazione le prospettive di successo della Conferenza di Ginevra sono ritenute da fonti diplomatiche vaticane prossime allo zero.  Ciò che preoccupa è il totale disprezzo da parte sia dei ribelli che dell’esercito di Damasco dei diritti umani. A Cor Unum fanno notare come la guerra in Siria sia ormai un conflitto totalmente dimenticato anche dai media, nonostante il prezzo che stanno pagando i giornalisti che cercano documentare la situazione sul terreno.

C’è poi la questione dei rifugiati, un milione e mezzo secondo quanto riferito da monsignor Tomasi a Ginevra, già fuggiti all’estero, oltre a 4 milioni di persone che hanno perso la casa. Il diplomatico vaticano ha sottolineato che la tragedia siriana rischia di “intensificare i conflitti regionali” in un’area già caldissima e di “trasformare le ambizioni di potere in scontri etnici e religiosi di stampo fondamentalista”. L’unica via resta il negoziato, che tuttavia non tutti sembrano accettare, dopo un immediato cessate il fuoco.

La posizione delle Chiese cristiane non è così chiara. C’è chi ha difeso senza molti dubbi la posizione di Bashar e chi sta con i ribelli. Il summit servirà dunque anche a fare chiarezza. Restano nelle mani dei ribelli due vescovi ortodossi, dei quali anche il cardinale Sandri dal Libano ha chiesto la liberazione, mentre è in partenza per la Siria il vescovo messicano Raul Vera Lopez, della diocesi di Chapas, insieme ad una missione di 12 osservatori, il cui intento è quello documentare atrocità e violenze sulla popolazione civile da entrambe le parti in conflitto.

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