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La festa vista dai giovani: "La liberazione? Ripartire in modo nuovo"

24/04/2020  Come vivono la ricorrenza del 25 aprile due attivisti del "Fridays For Future" e di "Libera". "La memoria storica è la profilassi della democrazia e l'antidoto al rischio di nuovi totalitarismi".

«Il 25 aprile ci mancherà l’abbraccio per strada con la gente di Borgo San Paolo, a Torino, quartiere da sempre antifascista. Stavolta sarà una giornata più silenziosa,  ma sono certa che dai balconi risuonerà forte “O bella ciao”. Quella della Liberazione, per Sara Diena, 20 anni, torinese, di famiglia partigiana, nipote di partigiani e pronipote di ebrei deportati, è sempre stata una festa molto più importante delle altre. «Quasi come la Pasqua per i cristiani», esclama. «Ogni anno, per l’occasione, in famiglia ci fermiamo a ricordare con gratitudine i nostri cari». Non manca mai la lettura di una delle loro tante lettere conservate che fanno memoria di quei tempi difficili ed epici. Il bisnonno di Sara, ebreo, è stato internato; il nonno era partigiano in Val Pellice nelle Brigate di Giustizia e Libertà, assieme al fratello che è stato ucciso in seguito a un rastrellamento.    

Sara studia a Torino Scienze Internazionali dello sviluppo e della cooperazione ed è un’attivista di "Libera" e del movimento "Fridays for Future", per la quale si occupa di ecomafie, cambiamenti climatici e discriminazioni di genere. «Sono convinta – continua - che qualsiasi forma di impegno sociale si pratichi il denominatore comune resti la volontà di resistere a sistemi ingiusti, che limitano le nostre libertà. Alla fine  è sempre una  forma di resistenza. Per noi di Libera, il primo nemico da cui affrancarsi è l’individualismo, su cui fanno leva anche le mafie. Ci si può riuscire, facendo rete e massa critica, anche in tempi di distanziamento sociale come questi».

«La memoria storica è la profilassi della democrazia. Non si possono dare per scontate le conquiste di libertà e democrazia. Ora non ci preoccupa troppo la limitazione dei nostri diritti per difenderci dall’epidemia, anche perché sappiamo essere tutto nell’alveo della Costituzione. Ma non sappiamo cosa possa riservarci il futuro. In questo senso la memoria di quanto ci sia costata la Liberazione e cosa sia stata la Resistenza è il miglior antidoto al rischio di nuovi totalitarismi». Ecco il motivo per celebrare il 25 aprile per Luigi Ferrieri Caputi, 19 anni, livornese,  studente di Scienze politiche a Firenze e attivista nel movimento Fridays For Future.

 «Questo sarà un anniversario anomalo, unico, che resterà agli annali, come le immagini delle strade deserte di Roma», continua. «Ma da casa, comunque,  potremo fare molto: serviranno parole forti e di coraggio da parte delle istituzioni e, più di sempre, una buona informazione su quanto andremo a  celebrare».

   Anche FFF Italia farà un intervento il 25 aprile, e così pure il venerdì 24, in sostituzione delle manifestazioni di piazza. «Faremo una campagna per  affermare quanto l’emergenza coronavirus  non sia stata casuale; che tutto ciò ha a che fare con la nostra Terra malata. Si dice che niente sarà più come prima? Che sarà necessario rinascere? Ma come? Se ripartiamo pensando all’economia come abbiamo fatto finora sarà la catastrofe. Rinascere significa  ripartire in modo nuovo, con politiche economiche sostenibili. Abbiamo otto anni di tempo ci ha ammonito l’Onu: largo alla green economy, tutelando le parti  sociali più deboli, senza più barattare lavoro per salute. Questa è la nostra Liberazione».

 

 

 

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