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sabato 03 dicembre 2022
 
attualità e memoria
 

«La verità storica sulla X MAS»

18/11/2022  La maglietta che aveva indosso Montesano alle prove del programma "Ballando con le stelle" non rappresentava un'associazione di boy scout ma una delle milizie più feroci della Repubblica sociale di Mussolini, alleata dei nazisti fin dall'8 settembre prima ancora dei fascisti. «Secondo le stime dell'Atlante delle stragi nazifasciste fece almeno 300 morti innocenti», spiega lo storico Nicola Labanca

Sopra e nell'immagine di copertina, Enrico Montesano alle prove di "Ballando con le stelle" con la maglietta della X MAS.
Sopra e nell'immagine di copertina, Enrico Montesano alle prove di "Ballando con le stelle" con la maglietta della X MAS.

Dietro la maglietta della X Mas che aveva alle prove di Ballando con le stelle il comico Enrico Montesano non c'era esattamente un'associazione di boy scout ma la divisione che dopo l'8 settembre divennne una delle milizie nazifasciste più feroci della Repubblica di Salò. Allo storico Nicola Labanca, docente dell'Università di Siena, autore di numerosi saggi su quel periodo storico e direttore della rivista di studi storici Italia Contemporanea chiediamo di aiutarci a capire di che cosa stiamo parlando.

Dunque accade che un celebre comico indossi in un celebre programma di un Tv pubblica, in prima serata, una maglietta della X Mas, così, en passant, come se fosse una maglietta qualunque. Specificando, che lui in casa ha anche un ritratto di Che Guevara…
«Prima mi faccia dire una cosa che esula dal fatto specifico. Non voglio entrare nella questione maglietta. Non guardo nemmeno quel programma. Mi limito a una considerazione generale: quando non si conosce e si banalizza un passato tragico e per molti aspetti orrendo e violento si commette comunque un pasticcio. Non ce la si può cavare con una goliardata. Tra l’altro quando si dice che accanto a una maglietta nera di quel genere se ne ha anche una rossa, o ritratti di miti della sinistra che siano, come se tutto fosse uguale, la questione si aggrava, non si alleggerisce. È drammatico questo appiattimento, questa banalizzazione. Ed è terribile e allarmante che la società civile di fronte a queste manifestazioni di ignoranza non reagisca. Non è un bel segnale. Si finisce per perdere la gerarchia, l’entità e la graduatoria delle responsabilità di fronte a fatti e crimini commessi nella storia».

Ci aiuta a spiegare cosa fu la X Mas?

«C’è una storia più lunga che va capita. Di incursori o reparti simili ne è piena la storia. Già nella Prima guerra mondiale esistevano i MAS, acronimo di Motobarca Armata Svan.  Svan era la sigla della fabbrica che costruiva questi rudimentali mezzi. Esistevano già nel 1915 in sigla Mas. Sulla base di questo acronimo uno che sa il latino come D’Annunzio, il latinista retorico decadente D’Annunzio, si inventa altre sigle, come Memento Audere Semper, ricordati di osare sempre o Motum Arma Spes , la speranza arma il movimento. La sigla rimarrà, l’acronimo cambierà anche tecnicamente. Questi reparti col tempo diventano Motoscafi Armati Siluranti. Il fascismo e la Decima (Mas) fin qui non c’entrano niente».

Lo storico Nicola Labanca, direttore di "Italia Contemporanea".
Lo storico Nicola Labanca, direttore di "Italia Contemporanea".

Poi però, nella Seconda Guerra Mondiale, i Mas, piccole imbarcazioni militari usate come mezzo d'assalto veloce dalla Regia Marina, diventano uno dei simboli dell’esercito di Mussolini.

«Questi strumenti di guerra continuano a essere adoperati nel Ventennio e hanno grande importanza perché l’Italia fascista non ha le forze per armare una grande Marina in grado di competere con Francia e Inghilterra. E così si serve di questo piccolissimo naviglio guidato da gente coraggiosa. In fondo anche nella Prima guerra mondiale chi faceva il sommergibilista? I temerari, gli arditi. Esiste già prima tutto questo. Non lo ha inventato il regime fascista».

Perchè allora con l’avvento del Duce acquistano un grande rilievo propagandistico e militare?

«Per dare filo da torcere alla Marina britannica e a quella francese. Sono navigli insidiosi e devastanti. Nel 1918 arriva la beffa di Buccari di D’Annunzio, nel 1935, l’anno della guerra d’Etiopia, si muovono nel Mediterraneo e minacciano la flotta inglese. Nella Seconda guerra mondiale  sono altrettanto presenti. Sono numerate. La I MAS, la II MAS, la III MAS, fino alla X Mas, in numero romano, come le legioni di Cesare. Fino al settembre 1943 sono reparti regolari di una forza armata com’era la Regia Marina. Non bisogna mai confondere i mas della guerra fascista 1940-43 con i mas del periodo post armistizio dell’8 settembre. Data importante, perché immediatamente dopo Junio Valerio Borghese, comandante della X Mas, si offre ai tedeschi occupanti. I quali tedeschi lo accettano perché questi fanti di marina che vogliono rappresentare il vecchio onore militare, un po’ guasconi,  possono tornare utili».

Junio Valerio Borghese, comandante della X MAS.
Junio Valerio Borghese, comandante della X MAS.

Alcune tesi storiografiche dipingono Borghese come un ufficiale più interessato a combattere per ripristinare l’onore perduto del Regio Esercito che a collaborare con i tedeschi. Tanto è vero che all’inizio, prima di entrare nelle forze della Repubblica sociale durante la guerra civile, si sarebbe alleato con le forze anglo-americane. C’è anche chi parla di episodi di conflitto con i tedeschi»

«Non è così. Borghese passa immediatamente con i tedeschi prima ancora che con la Repubblica sociale. Borghese è una figura carismatica, fuori dal normale, perché vuole immediatamente differenziarsi dalla tradizione delle forze armate regie. Introduce elementi non comuni. Ad esempio tutti coloro che appartengono ai Mas dopo l’8 settembre portano la stessa divisa, ufficiali e soldati semplici  mangiano alla stessa mensa. Inoltre si salutano militarmente in modo differente rispetto alla tradizione militare. Il militare che incontrava un ufficiale lo salutava declamando: “Decima, comandante!” e il comandante rispondeva  “Decima, Marinaio!”. Forme molto dannunziane».

Dunque Borghese passa immediatamente con i tedeschi …

«Al punto che quando si instaura la Repubblica sociale, il ministro della Guerra, il generale Graziani, teme che Borghese voglia fare una sua forza armata a parte. Immediatamente si instaura una frizione tra il comandante e il suo ministro della difesa. Borghese addirittura a gennaio del 1944 finisce in galera per 10 giorni per questa frizione».

Perché questa frizione? In fondo entrambi operavano in un’ottica di alleanza con i nazisti …

«Graziani vuole fare l’esercito della Repubblica sociale e teme che Borghese resti asservito ai tedeschi. In fondo né Mussolini né Graziani controlleranno le forze armate della Rsi, un pulviscolo di reparti e gruppi difficilmente gestibili, come le Brigate nere. All’interno di questa dispersione ci sta questo reparto che all’inizio è poca cosa. A Borghese dopo l’8 settembre rimane un quarto degli uomini. Questo per dire il falso mito della carismaticità di Borghese. Rimangono soprattutto ufficiali, quadri, meno soldati. Da allora da settembre fino al gennaio 1944 Borghese amplia la propria struttura trasformandola. E quindi per questo non bisogna confonderla».

L'esposizione del corpo del partigiano Ferruccio Nazionale, impiccato dagli uomini della X MAS.
L'esposizione del corpo del partigiano Ferruccio Nazionale, impiccato dagli uomini della X MAS.

L’8 settembre dunque è lo spartiacque tra una X Mas fino allora inquadrata nel Regio Esercito e una feroce milizia al servizio dei nazisti…

«Non solo. Fino all’8 settembre 1943 era fatta da audaci e sprezzanti incursori sommozzatori. Man mano diventa una forza armata di terra che combatte contro i partigiani».

Alcuni storici sostengono che Borghese e la Decima, fino ad allora intenti a difendere l’onore della Patria, iniziarono a combattere e a perseguire i partigiani come risposta, perché provocati dai loro attentati, avendo cominciato a subire delle perdite nella divisione.

«Forze armate tedesche e loro alleati provocati dagli italiani? Sono i nazifascisti che occupano il Paese e iniziano a rastrellare, deportare e uccidere i civili. Non si dimentichi che il 16 ottobre del 1943 a Roma iniziano i rastrellamenti di ebrei. Dove sia l’onore patrio non è dato da vedersi. Sono miti fatti apposta, che attecchiscono perché non c’è stata conoscenza sufficiente della storia».

Nel frattempo la Decima si macchia di episodi atroci e di crimini di guerra, come l'esposizione del corpo del partigiano garibaldino di 22 anni Ferruccio Nazionale, nella piazza del Municipio di Ivrea. Durante le torture gli uomini della Flottiglia X MAS marchiavano o incidevano sul petto degli sventurati la “X” della Decima. Agli alberi delle strade pendevano i corpi di partigiani con una cartello al collo: “E’ passata la Decima”…

«Nel maggio del 1944 gli appartenenti alla Decima non sono più audaci incursori ma un’accolita di neofascisti e “volontari per forza”».

Per forza?

«C’è una lettera ai familiari di un giovane militare della Rsi in cui spiega: “Qui si dicono tutti volontari ma sono volontari per forza”. Cambia anche il nome di questa milizia: “Divisione Decima”. In lettere non più in numero romano. Dal maggio 1944 perde ogni carattere marinaio e diventa una forza che i tedeschi usano come supporto alla guerra partigiana. Alcuni reparti verranno utilizzati a combattere sul fronte di Anzio della linea Gotica. Saranno alcuni dei pochi reparti di italiani che i tedeschi si portano in prima linea. Degli altri non si fidano. Questa Divisione Decima non arriva a nemmeno 5 mila uomini quando viene formata. Di solito una Divisione è composta da ventimila uomini.  La Decima si macchia di crimini e i tedeschi sono molto soddisfatti di avere questa forza militare pronta a fare la guerra antipartigiana. Esiste un atlante delle stragi nazifasciste che calcola che almeno 300 italiani siano morti in operazioni in cui sono coinvolti reparti della Decima».

Quali erano le responsabilità di Junio Valerio Borghese?

«Così come Graziani non controllava le forze armate della Rsi nemmeno Borghese controllava i vari reggimenti e battaglioni che portavano la Decima nel nome. Reparti ancora più pericolosi perché essendo piccoli i tedeschi li usavano come volevano. Se 300 italiani sono morti nei calcoli ufficiali chissà quale sarà la cifra complessiva. Altre zone di operazione della Decima sono verso Gorizia, sul fronte orientale, contro le forze armate della resistenza di Tito, poi tra Vicenza e Treviso e negli ultimi mesi sulla Linea Gotica, nel tentativo vano di arginare gli Alleati. Tutte queste forze sono travolte dall’avanzata anglo statunitense. A tutto ciò si aggiunga che questi reparti dal maggio 1944 all’aprile 1945, come tutti i reparti della Rsi, perdono uomini per le continue diserzioni.

Se insomma dovessi riassumere questa storia metterei in discussione molti dei caratteri attribuiti a Borghese (stiamo parlando del Borghese della guerra e non quello che dopo la guerra diventa un dirigente del Msi, il Borghese che organizza il tentato golpe del dicembre 1970  e che scappa in Spagna). È stato presentato come impolitico e solo militare, ma la scelta fatta dopo l’8 settembre fu altamente politica. È stato dichiarato autonomo, ma era forse autonomo da Graziani, non certo dai tedeschi. L’onore d’Italia lo proclamava nei motti dei suoi reparti, ma dove quest’onore stesse nelle operazioni dall’8 settembre 1943 in poi e in particolare dal maggio è 1944 molto, molto dubbio».

 
 
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