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sabato 23 ottobre 2021
 
 

Le “parole che uccidono”, convegno alla Camera

10/04/2016  Il discorso d’odio prende spesso di mira i più deboli e le minoranze, assumendo varie forme: xenofobia, antisemitismo, islamofobia, antigitanismo, sessismo e omofobia. Occorre combatterne le espressioni, specie in Rete, dove i messaggi si possono moltiplicare a dismisura. All’incontro è stata presentata anche la campagna realizzata lo scorso anno da Famiglia Cristiana, Avvenire e i settimanali cattolici.

Un momento del convegno organizzato alla Camera.
Un momento del convegno organizzato alla Camera.

La sofferenza non si cancella come una frase scritta su un computer o da uno schermo di un telefonino. Espressioni e insulti usati con leggerezza possono ferire soprattutto i più giovani: «Sei la vergogna del 2000», si accanivano i coetanei di Aurora Cerullo, suicidatasi due anni fa a Venaria (TO), sul suo profilo di Ask.fm, social network molto diffuso tra gli adolescenti.

L’hate speech, il discorso d’odio, prende spesso di mira i più deboli e le minoranze, assumendo varie forme: xenofobia, antimsemitismo, islamofobia, antigitanismo, sessismo e omofobia. Qualche giorno fa, alla Camera dei Deputati, queste forme d’intolleranza online sono state al centro del convegno “#No Hate, contro il discorso d’odio: esperienze e contributi”.

L’incontro, che ha avuto tra i relatori il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, è stato organizzato dall’Alleanza parlamentare contro l’intolleranza e il razzismo del Consiglio d’Europa, presieduta dall’onorevole Milena Santerini. Proprio da Strasburgo è infatti arrivata una sollecitazione ai parlamenti nazionali per rilanciare il ruolo che scuola e politica possono dare nel contrasto dell’odio nell’epoca del web 2.0 e dei social network.

In primo piano la deputata europea Milena Santerini.
In primo piano la deputata europea Milena Santerini.

Il convegno è stato l’occasione per presentare il manuale italiano, traduzione del volume redatto dal Consiglio d’Europa, “No hate speech. Idee contro il discorso d’odio attraverso l’educazione ai diritti umani”.

Spiega Milena Santerini, docente di Pedagogia alla Cattolica di Milano: «Sarà diffuso nelle scuole e propone, con una serie di schede e grafici, quali sono le regole che vanno seguite perché il diritto di esprimere la propria idea sul web non diventi un mezzo per offendere o discriminare gli altri». Combattere l’hate speech non è facile: «Il discorso d’odio viene spesso banalizzato e reso normale, soprattutto online. Rapidità di reazione, impulsività e presunto anonimato rendono particolarmente aggressivo, e qualche volta virale, il contenuto delle offese. Assistiamo a fenomeni di “parola liberata”, in cui dalla rottura del tabù passa un clima culturale che accetta socialmente il messaggio razzista e d’odio».

L’emblema di questi giorni è l’immagine delle strade di Roma in cui alcuni tifosi di calcio urinano su una mendicante mentre chiede l’elemosina. «Rom, povera e donna», dice Santerini, «riunisce insieme tre forme di debolezza. È china a terra e la violenza contro di lei è del gruppo. Di fronte a questi atti sarebbe efficace un’immediata reazione di condanna delle federazioni sportive, dei calciatori e dei tifosi non razzisti».

Per la deputata «nei casi di hate speech non basta una condanna sul piano giuridico e politico, seppure è molto importante l’impegno e l’esempio delle istituzioni». Vale anche per il disegno di legge sul cyberbullismo in discussione alla Camera: «Più che un nuovo reato serve l’obbligo di rimozione in tempi rapidissimi dai social network dei discorsi d’odio. Così come va data a tutti i minori, anche i più piccoli, la possibilità di segnalare gli insulti ritenuti discriminatori».

La presidente dell’Alleanza europea propone ai ragazzi delle scuole italiane «un’alleanza per diffondere una nuova sensibilità nel web, dando dignità alle vittime». È la direzione che indica anche il ministro Giannini, esortando i giovani a reagire «quando, ad esempio, vedete un messaggino inopportuno o venite coinvolti nel colpire qualcuno, magari iniziando per scherzo».

Stefano Pasta (a destra), collaboratore di Famiglia Cristiana, al convegno. Accanto a lui Roberto Bernocchi, pubblicitario, che ha curato e realizzato insieme al nostro giornale, ad Avvenire e ai settimanali cattolici, la campagna "Anche le parole possono uccidere".
Stefano Pasta (a destra), collaboratore di Famiglia Cristiana, al convegno. Accanto a lui Roberto Bernocchi, pubblicitario, che ha curato e realizzato insieme al nostro giornale, ad Avvenire e ai settimanali cattolici, la campagna "Anche le parole possono uccidere".

Da linguista, Giannini ricorda che «anche i mezzi di comunicazione sono chiamati a un processo di conoscenza, consapevolezza ed educazione, attraverso l’uso corretto dei termini».

In questo senso, alla Camera è stato spesso citato il nostro giornale. Tra le buone pratiche, il pubblicitario Roberto Bernocchi ha presentato la campagna “Le parole uccidono”, che abbiamo promosso insieme ad Avvenire e ai settimanali cattolici della Fisc.

Sempre al convegno a Montecitorio, Stefano Pasta, collaboratore di Famiglia Cristiana, ha invece tenuto la relazione “Neo razzismi e discorso d’odio online”, a partire dalla ricerca di dottorato che ha appena concluso all’Università Cattolica di Milano. «Emerge», dice, «che dalla banalizzazione delle tesi razziste e dalla deresponsabilizzazione dello stare in Rete passa il propagarsi dei razzismi 2.0. I ragazzi che partecipano ai discorsi d’odio ripetono “era solo una battuta”, “mi stai prendendo troppo sul serio”, magari dopo aver fatto un commento islamofobo o aver raccontato una barzelletta su Auschwitz».

Nella sua ricerca Pasta ha infatti conversato via Ask.fm con adolescenti che si erano resi protagonisti di performance razziste, come autori in prima persona o solo con una condivisione o un “mi piace”. «Una volta contattati e fatti riflettere su come anche le parole possono fare male», spiega, «non si sottraggono al dialogo con l’adulto, magari scherzando e provocando. In alcuni casi arrivano addirittura a decidere di cancellare il post razzista pubblicato in precedenza».

Nel contrasto ai discorsi d’odio è importante non “dare la colpa” al web, seppur sia un ambiente segnato dalle sue specificità. «Un altro dato che emerge dalla ricerca», continua Pasta, «è l’ampio numero di “anticorpi antirazzisti” che si incontrano in Rete. Singoli, gruppi, associazioni, che usano quelle stesse caratteristiche del web 2.0 per contrastare le forme di pensiero prevenuto, smentire le “bufale”, difendere le vittime».

È il caso dei ragazzi di “Ma Basta!” dell’IT Galilei Costa di Lecce, intervenuti al convegno alla Camera raccontando del loro progetto nato in classe e che sui social network sta unendo ragazzi e scuole di tutta Italia che vogliono sconfiggere il cyberbullismo.

«Si tratta», conclude Pasta, «di una bella testimonianza che permette di guardare alla Rete con speranza. Riafferma l’ampio spazio educativo: in questa direzione va promossa un’educazione al vivere insieme, alla cittadinanza digitale, con un approccio morale che educhi a comportamenti di aiuto e cooperazione, superando gli atteggiamenti di indifferenza e di esclusione. Più in generale, è l’educazione alla cittadinanza, nella consapevolezza che per essere “nativi interculturali” e “nativi digitali” non è sufficiente nascere in una società multiculturale e multischermo».

Prenderà il via il 10 maggio alla Camera la Commissione di studio sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, istituita dalla presidente Laura Boldrini. L’iniziativa nasce anche sulla scia dell’azione svolta in materia dal Consiglio d’Europa, che dal 2012 al 2014 ha condotto una campagna contro l’istigazione all’odio online. L’Assemblea del Consiglio d’Europa ha sollecitato un ruolo attivo dei legislatori nazionali ed ha introdotto il mandato di Relatore generale sul razzismo e l'intolleranza, con il compito di coordinare il lavoro del network di parlamentari “Alleanza contro l’odio”, affidando l’incarico alla deputata italiana Milena Santerini. Al centro dei lavori della Commissione di Montecitorio ci saranno l’analisi dello sviluppo dell’intolleranza e dell’odio, nelle varie forme che possono assumere: xenofobia, antisemitismo, islamofobia, antigitanismo, sessismo, omofobia. La Commissione avrà il compito di svolgere attività di studio e ricerca, realizzare audizioni per l’analisi e l’approfondimento dei temi, valorizzare le migliori esperienze e le buone pratiche. Nella sua prima fase, l’obiettivo potrebbe essere la realizzazione di un “Rapporto sull’odio in Italia”, centrato sulle forme di nuovo razzismo che si esprimono specialmente online, e sulle possibili azioni di prevenzione e contrasto a livello sociale, culturale e informativo, oltre che penale.


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