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martedì 22 settembre 2020
 
Il libro
 

Le storie in fuga di Domenico Manzione

15/08/2016  Il sottosegretario con delega all’immigrazione, Domenico Manzione, questa volta ha scelto di raccontare il fenomeno migratorio attraverso un romanzo (“In fuga”, edito da Fazzi): è la storia di Azub, che scappa dalle atrocità degli estremisti islamici di Boko Haram. Ne esce la descrizione di un gigantesco gioco dell'oca nel quale solo gli abili e i fortunati fanno un passo avanti, mentre la maggioranza torna alla casella precedente da dove cercavano di uscire.

La porta di ceramica refrattaria di Mimmo Paladino appare ad Azub come quella del Paradiso: la osserva insieme all'amico eritreo Chiku mentre riprende i sensi a Lampedusa. È uno dei pochissimi sopravvissuti a un tremendo naufragio che ha riempito le tasche degli scafisti.

La copertina del romanzo sull'immigrazione scritto da Domenico Manzione. In copertina: un particolare della stessa copertina.
La copertina del romanzo sull'immigrazione scritto da Domenico Manzione. In copertina: un particolare della stessa copertina.

L'avventura di Azubnike, detto Azub, inizia in un villaggio della Nigeria sterminato dalle bande di Boko Haram. Da qua prende le mosse il racconto dei passi del protagonista del romanzo "In fuga".

Azub è un sopravvissuto: vede cadere tante ombre simili alla sua nel viaggio della disperazione che supera nazioni, deserti, mari e confini. Una storia, tante storie. È scritta con dovizia di particolari tecnici che rendono il romanzo, pubblicato dalla casa editrice Maria Pacini Fazzi, molto utile e verosimile. L'autore non è uno scrittore di professione, ma il sottosegretario agli Interni con delega all'immigrazione Domenico Manzione. Un magistrato con la passione per la scrittura, già autore di romanzi.

«Ho voluto dare dignità a persone che siamo soliti rappresentare con dei numeri», racconta Manzione, «quello con cui vengono identificati e spesso quello che viene assegnato ai loro corpi quando sono recuperati nelle acque del Mediterraneo. In realtà, dietro ognuno di loro c’è una storia, spesso il dramma della guerra, talvolta quello della povertà». 

La storia di Azub è la storia della filiera della disperazione a cui sono sottoposti coloro che scappano da guerre, drammi e povertà assoluta in cerca di qualcosa. Un qualcosa che i fuggitivi non riescono nemmeno a immaginare, ma che non può che essere migliore di ciò che hanno lasciato. Un gigantesco gioco dell'oca nel quale solo gli abili e i fortunati fanno un passo avanti, mentre la maggioranza torna alla casella precedente da dove cercavano di uscire.

Il sottosegretario con delega all'immigrazione Domenico Manzione, autore del libro.
Il sottosegretario con delega all'immigrazione Domenico Manzione, autore del libro.

Non può tornare indietro Azub, anche perché non ha niente dietro le spalle. Solo una famiglia sterminata e un villaggio bruciato. Lo stesso niente, ammantato di speranza, che ha davanti. Deve solo riuscire a farcela, usando bene i pochi denari, e le forze, rimasti. Con dovizia di particolari e una piacevole scorrevolezza del testo, l'autore regala al lettore un mix di informazioni tecniche e sentimenti umani che riescono a rendere il romanzo un piccola guida per capire dove nascono e come finiscono le migrazioni contemporanee. 

“In realtà”, confessa il protagonista mentre, lavorando sulle coste libiche, sogna di andare in Germania, “un posto vale l'altro, purché possa smettere di vedermi intorno solo morte e desolazione. Vorrei poter vivere una vita serena, degna di questo nome, lavorare il giorno, dormire la notte, trovare casa e magari anche una compagna. Avere qualche amico e divertirmi con loro ogni tanto. Non credo che si chieda molto. Perché ci deve essere negato?". 

Il romanzo di Manzione non è solo una precisa e circostanziata storia di migrazione scritta nelle poche pause del tempo speso al Ministero e in giro per l'Italia e l'Europa a cercare di gestire un fenomeno tremendamente complicato. È anche e soprattutto un libro che denuncia la solitudine e i danni psicologici devastanti subiti da queste persone che diventano numeri; l'enorme malaffare che li fa muovere; l'imbarazzante assenza di responsabilità della comunità internazionale; l'inadeguato e dannoso atteggiamento dell'opinione pubblica. Una denuncia non forzata dall'autore, il quale riesce bene anche a mostrare, sospendendo il giudizio, paradossi e vizi dei sistemi europei di accoglienza. E che porta il lettore a fare il tifo per le sorti di Azub, perchè non possono esserci altri motivi per non sperare che riesca a farcela.

«Con In fuga», racconta ancora l'autore, «ho voluto rappresentare l’indifferenza e talvolta il cinismo con cui affrontiamo il fenomeno migratorio, perché ho la speranza che alcune delle situazioni di crisi che sono la causa di queste migrazioni forzate siano al più presto affrontate dalla comunità internazionale".

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